Intervista monotematica

Amélie Nothomb e “viaggiare”

L'eccitazione dell'attesa e dei preparativi. La scoperta di nuovi luoghi e altre culture. Il ritorno a casa per assaporare il piacere di ritrovarsi cambiati e migliori. «Non vedo l'ora di tornare a partire», racconta a “IL” la scrittrice . Perché che cos'è, il viaggio,se non l'espressione più alta dell'amore per la vita?

di Enza A. Moscaritolo

default onloading pic
Amélie Nothomb, figlia di un diplomatico belga, è cresciuta in Giappone e in altri Paesi asiatici, per poi trasferirsi in Francia. Il suo ultimo romanzo Sete (pubblicato in Italia, come sempre da Voland, prima del lockdown) si è aggiudicato il secondo posto al Premio Goncourt. I suoi estimatori, che non hanno potuto incontrarla di persona in Italia in occasione dell'uscita di questo libro, non hanno smesso di tributare affetto alla loro beniamina dall'inesauribile vena artistica. Sete, che è il ventottesimo romanzo della Nothomb, ripercorre, in una personale rivisitazione e con una scrittura che non lascia scampo al lettore, la Passione di Gesù Cristo e la sua umanissima sete mentre ascende al Golgota. (Credit: Jean Baptiste Mondino)

L'eccitazione dell'attesa e dei preparativi. La scoperta di nuovi luoghi e altre culture. Il ritorno a casa per assaporare il piacere di ritrovarsi cambiati e migliori. «Non vedo l'ora di tornare a partire», racconta a “IL” la scrittrice . Perché che cos'è, il viaggio,se non l'espressione più alta dell'amore per la vita?


3' di lettura

Basta quell'«Allô», delizioso e sincero, all'altro capo del telefono ed è come se ci conoscessimo da sempre. Amélie Nothomb accetta la mia proposta di quest'insolita intervista “monotematica”, intorno a un solo argomento, a una priorità per lei irrinunciabile. E si racconta in mezzo a quei frammenti di vita casalinga che la pandemia le ha fatto vivere in contemporanea con centinaia di milioni di persone nel mondo. Le sue sono parole di amore per la vita, espresso nella dimensione a lei più congeniale, il viaggio in tutte le sue forme, a partire dal piacere dell'attesa, dall'eccitazione prima della scoperta, dal fremito dei preparativi.

«Non vedo l'ora di tornare a viaggiare. Non vedo l'ora che tutto questo periodo sia passato definitivamente per ricominciare a fare le cose che facevo prima. Abbiamo perso la possibilità di incontrarci, di toccarci. Durante il – come si dice, confinement? Ah ecco, sì, grazie: il lockdown. Allora, durante il lockdown ho rispettato tutto ciò che ci è stato detto di fare. Ma non vedo l'ora che tutto questo sia finito per riprendere la vita di prima. Molti pensano che d'ora in avanti sarà così, per sempre, ma io non lo credo affatto. La storia dell'umanità è stata attraversata da epidemie e pandemie. E sono convinta che riusciremo a superare anche questo periodo difficile. Anche se non ne usciremo migliori, come molti hanno sperato con tutto il cuore durante la pandemia. E nemmeno peggiori, come temono tanti altri. Saremo sempre gli stessi, perché l'umanità è fedele a se stessa. Come ho fatto a capirlo? Quando ho visto tantissima gente che, come prima cosa, dopo la riapertura, aveva voglia di tornare al fast food, ho capito che è difficile che ci sia un reale progresso. Anzi, forse è impossibile! Sì, è vero, non vedo l'ora di tornare a viaggiare, non vedo l'ora di tornare a scoprire altre culture e modi di vivere. Pensiamo, per esempio, a voi italiani. Avete un modo tutto vostro – tutto italiano – di sorridere, ed è così pieno di gioia! Conoscervi e sapere che sapete sorridere anche quando ci sono tanti problemi nella vita quotidiana dà al viaggio il suo vero senso, perché è un confronto continuo, un'occasione di arricchimento incredibile. E non potrei mai rinunciarci.

Loading...

Il miglior viaggio è quello che ti trova cambiata al tuo ritorno. Non vedo l'ora di tornare a viaggiare, ma ho viaggiato molto anche in queste settimane. Ho viaggiato con i libri, con la lettura e con la musica. Ho letto tantissimo e ho ascoltato musica di ogni genere, provando ad assecondare il mio sentimento di quella giornata, partendo dalla classica, passando per il jazz e arrivando persino alla musica elettronica. E poi ho scritto tanto, è stato un periodo molto intenso, forse il migliore che ho potuto vivere. Se ho preso spunto dalla pandemia come fonte di ispirazione? Io ho sempre tante idee, quelle non mancano mai! E scrivere per me significa compiere unviaggio altrettanto sensazionale, perché conosco soltanto la destinazione, ma non so che cosa succederà durante quel percorso, quali emozioni affronterò, quali situazioni vivrò. Assolutamente eccitante. Non vedo l'ora di tornare a viaggiare e c'è un posto che ho nel cuore, un viaggio che mi piacerebbe fare un giorno. Vorrei andare in Islanda, un Paese che non ho mai visitato in vita mia e che per me è il più incredibile del mondo. Immaginare di andare in Islanda è quasi come immergermi in una fiaba, anche se forse non sarà esattamente come me l'immagino... A spingermi verso questo nuovo viaggio è stata Björk, il suo stile straordinario, il suo modo di raccontare la sua terra mi ha fatto letteralmente innamorare ed entusiasmare. Amo l'Islanda al punto che anche non andarci mi fa stare bene. Non so se riesco a esprimere correttamente questo mio sentimento: sogno così tanto di andare in Islanda, che per me è motivo di gioia anche soltanto il fatto di essere nella parte di vita che precede quel viaggio».

Amélie Nothomb
Sete
Voland 2020
128 pagine, 16 euro
traduzione
di Isabella Mattazzi

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti