Mostra del Cinema di Venezia 2021

«America Latina», il noir dei fratelli D'Innocenzo è l'ultimo italiano in concorso

In competizione alla Mostra del Cinema di Venezia il terzo lungometraggio dei registi di «Favolacce». In lizza per il Leone d'oro anche il polacco «Leave No Traces»

di Andrea Chimento

3' di lettura

A Venezia è il giorno dell'ultimo film italiano presentato in concorso: si tratta dell'attesissimo «America Latina», terzo lungometraggio dei talentuosi fratelli D'Innocenzo dopo il bell'esordio con «La terra dell'abbastanza» e il notevole «Favolacce».

Protagonista di questa nuova pellicola è Elio Germano, che veste i panni di un dentista che sembra aver tutto dalla vita: un ottimo lavoro, una bellissima casa e una famiglia che lo ama profondamente. Un giorno, però, all'interno della sua abitazione trova qualcosa d'imprevisto e da quel momento la sua esistenza cambierà improvvisamente.

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Scritto dagli stessi registi, «America Latina» è un film che ha molto in comune con il precedente «Favolacce», tanto nello stile quanto per le tematiche proposte: in primis, una famiglia in apparenza perfetta che nasconde più di un segreto.

Rispetto a «Favolacce», che si concentrava su una vera e propria collettività di personaggi, in questo caso l'attenzione è tutta per il protagonista, di cui prendiamo il punto di vista e condividiamo paure e tensioni.

Numerosi colpi di scena in un copione altalenante

Inizialmente capace di appassionare, grazie soprattutto a un primo colpo di scena perfettamente funzionale e in grado di incuriosire, «America Latina» si sgonfia col passare dei minuti, puntando su svolte narrative eccessivamente forzate e facendo perdere allo spettatore parte del coinvolgimento delle prime battute.Anche in questo caso i D'Innocenzo puntano a stupire il pubblico e scuotere le coscienze, ma riescono meno nel loro intento rispetto al film precedente: rimane tutto il loro talento visivo e la capacità quasi unica in Italia di generare suggestioni attraverso piccoli rumori e lievi movimenti della macchina da presa ma, viste le loro grandi capacità, da «America Latina» ci si poteva aspettare decisamente di più.

Buona prova di Elio Germano e del resto del cast.

Viaggio nel crepuscolo

Tra gli altri film italiani, si segnala positivamente «Viaggio nel crepuscolo» di Augusto Contento, inserito fuori concorso.Si tratta di un prodotto anticonvenzionale e di grandissimo interesse, un film che ragiona su tanti aspetti legati all'Italia: dalla famiglia alla religione, passando per le istituzioni scolastiche.

Attraverso una lunga serie di interventi importanti, con la filmografia di Bellocchio che funge come una sorta di filo conduttore, il film mescola finzione e documentario, cercando di decostruire le forme narrative e seguendo un linguaggio fortemente poetico.

Con uno spunto senza dubbio suggestivo, Augusto Contento si affida (anche) all'animazione per questo lungometraggio che segue diversi stilemi cinematografici, in maniera coerente con le tante voci che vengono interrogate (dal già citato Bellocchio a Roberto Herlitzka). Il risultato è un prodotto profondamente impegnato, potente e capace di lasciare numerosi spunti di riflessione al termine della visione.

Leave No Traces

Decisamente impegnato è anche il film polacco «Leave No Traces» di Jan P. Matuszynski, presentato in concorso.Siamo nella Polonia del 1983, in un momento in cui il Paese è scosso dal caso di Grzegorz Przemyk, uno studente liceale picchiato a morte dalla milizia. Ispirato a fatti realmente accaduti, il film ripercorre la storia di Jurek, l'unico testimone del pestaggio che, da un giorno all'altro, diventa il nemico numero uno dello Stato. Dopo aver sorpreso con il suo buon esordio «The Last Family», Matuszynski si conferma uno dei registi più interessanti del nuovo cinema polacco. Girato con una cinepresa a mano che sta costantemente attaccata ai personaggi, «Leave No Traces» è un deciso atto d'accusa che fa rivivere con grande realismo un periodo fortemente drammatico.Se il pestaggio si esaurisce nelle primissime battute, ciò che conta sono le conseguenze di come un atto legato a un singolo individuo possa smuovere un'intera nazione.La durata è eccessiva (160 minuti) e finisce per rendere il tutto prolisso, ma gli spunti dell'autore arrivano forti e chiari e diverse sequenze riescono a scuotere al punto giusto.

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