ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla morte di george floyd

America, violenza e divisioni aiutano la campagna di Trump

Il presidente invita i governatori a «usare la forza». Tre vittime nelle ultime 24 ore sotto i colpi della polizia

di Riccardo Barlaam

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Il presidente invita i governatori a «usare la forza». Tre vittime nelle ultime 24 ore sotto i colpi della polizia


3' di lettura

«We (still) can’t breathe», tutti «noi non possiamo ancora respirare», scrive il reverendo Al Sharpton, paladino dei diritti civili della comunità nera a proposito dell’omicidio di George Floyd. L’afroamericano ucciso a Minneapolis una settimana fa soffocato con un ginocchio sul collo da un poliziotto bianco, Derek Chauvin, apparso per la prima volta in tribunale con l’accusa di omicidio. «L’uccisione di Floyd è stata insensata e brutale, un peccato che grida in cielo per ottenere giustizia» sostiene l’arcivescovo di Los Angeles José Gomez, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti.

Donald Trump in videoconferenza dalla Casa Bianca ha chiesto ai governatori dei 50 stati americani di riprendere il controllo delle strade, «di non essere deboli» e «di usare la forza» di fronte alle proteste.

L’azione della polizia si è fatta più dura. Tre persone sono morte nelle ultime 24 ore: due persone a Davenport, nell’Iowa, e una a Louisville, in Kentucky, uccise da agenti della polizia che hanno «risposto al fuoco», secondo le forze dell’ordine.

Il coprifuoco imposto in 40 città americane non è stato sufficiente a riportare la calma. Circa quattromila persone sono state arrestate in tutto il paese negli ultimi giorni. Tra le 350 persone fermate a Manhattan c’è anche Chiara De Blasio, la figlia 25enne del sindaco di New York che da un lato condanna le violenze contro la polizia, ma dall’altro difende i diritti dei manifestanti.

In diverse città a New York, Los Angeles, Chicago, i negozi sono stati presi d’assalto e svuotati. I manifestanti sono saliti sulle auto della polizia, vandalizzate dai graffiti e date alle fiamme. Scene di guerriglia urbana che ricordano il film «Joker» e le violenze di strada di fine anni Settanta, solo che questo non è un film ma è la realtà dell’America di oggi. Un’America già messa in ginocchio dal Covid-19 che qui ha colpito forte, con 1.800.000 casi, 102mila morti – negli Usa muoiono ancora mille persone al giorno – e ha lasciato senza lavoro più di 41 milioni di persone.

Nelle violenze di strada di questi giorni non c’è solo la protesta per i contrasti razziali o la legittima richiesta di giustizia per una morte assurda, ma c’è anche la rappresentazione, lo specchio, di un paese polarizzato forse mai come ora, un paese diviso in due, che sta vivendo la peggiore crisi economica dagli anni Trenta, a cinque mesi dalle elezioni presidenziali.

Solo due volte dal dopoguerra a oggi il presidente in carica ha mancato la rielezione del secondo mandato: Carter e Bush padre, entrambi spazzati via dalla recessione. Trump sa bene che, per come si sono messe le cose con il coronavirus, rischia di non farcela. I sondaggi da due mesi vedono in vantaggio il candidato democratico Joe Biden che ieri ha incontrato un gruppo di afroamericani: gli ultimi “polls” ieri, nella media nazionale, lo vedono avanti di 6,5 punti, un sondaggio del Washington Post addirittura di dieci punti. Mentre il 53% degli americani disapprova l’operato di Trump. Per questo motivo il tycoon in queste ore con i suoi tweet incendiari alimenta gli opposti antagonismi. Ha invitato la polizia a sparare sui manifestanti. Rilancia lo slogan della destra “Law & Order”, ordine e legge, usato da Nixon e da Reagan prima di lui per giustificare la reazione.

Molti osservatori sostengono che ci vorrebbe un leader capace di unificare, placare gli animi, riappacificare un paese spaccato. Trump continua a gettare benzina, a radicalizzare gli scontri e ad aizzare gli ultrà di estrema destra: uno di questi domenica pomeriggio ha cercato di investire con un’autocisterna lanciata a tutta velocità un corteo di manifestanti sull’autostrada I-35 di Minneapolis che era chiusa al traffico, per fortuna senza conseguenze.

A inizio presidenza, nel suo discorso inaugurale nel 2017, Trump si era definito «il candidato della legge e ordine». Dal 1993 al 2018 il tasso di criminalità negli Stati Uniti è sceso del 51%. Ma il tycoon è riuscito a fare breccia in larghi strati della popolazione bianca americana, quella meno acculturata, a medio e basso reddito, più arrabbiata e spaventata dalla crisi e davanti all’avanzata (anche demografica) degli afroamericani e dei Latinos. La retorica contro i «neri e gli immigrati» aveva funzionato allora. Ma non è detto – almeno da quanto si vede in queste ore – possa funzionare ancora il 3 novembre.

Venerdì verranno resi noti i dati sulla disoccupazione di maggio. Gli economisti stimano una perdita di altri 8,5 milioni di posti di lavoro, dopo i 20,5 milioni di aprile: il tasso di disoccupazione più alto dal 1933. Secondo un working paper del National Bureau of Economic Research il 42% di questi disoccupati si trasformerà in perdite permanenti di lavoro. È qui che Trump si gioca la partita per la rielezione. Non sarà così scontato vincerla.

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