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Ammortizzatori, contratto d’espansione, reddito di cittadinanza: i prossimi dossier di Orlando

Il ministro del Lavoro vuole esser pronto per l’autunno con i nuovi sussidi. Attesi nei prossimi giorni i provvedimenti attuativi per sbloccare l’assegno di ricollocazione. Ipotesi di nuove modifiche al contratto di espansione per gestire ristrutturazione e riorganizzazioni aziendali, anche nelle imprese più piccole. Braccio di ferro sul reddito di cittadinanza

di Claudio Tucci

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3' di lettura

Archiviato il decreto Sostegni che ora approderà in Parlamento per la conversione in legge, per il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, è già tempo di guardare alle prossime mosse, incalzato anche dalla serie di interviste e dichiarazioni di un po’ tutte le parti sociali e associazioni, in vista dei prossimi mesi e della fase di ripartenza, si spera quando il virus morderà meno. I commenti agli 8 miliardi messi sul lavoro dal decreto Sostegni sono stati positivi, ma piuttosto cauti: «Si è trattato di primi interventi, ma c’è da fare di più, molto di più», è un po’ il lite motiv ricorrente. Ma vediamo quali sono i prossimi nodi che dovrà affrontare, Andrea Orlando.

Entro l’autunno la riforma degli ammortizzatori

Il più complesso, a livello tecnico e anche come quantità di risorse da impegnare, è il capitolo della riforma degli ammortizzatori sociali. Il precedente esecutivo aveva nominato un team di esperti, che avevano elaborato un documento di lavoro, oggetto di confronto e di diverse critiche soprattutto per quanto riguarda il nodo costi (20 miliardi nella fase di avvio/transizione, 10 miliardi a regime). Andrea Orlando ha deciso di procedere per tappe, incontrando, di settimana in settimana, tutte le parti sociali e lavorando per piccoli step. Nel decreto Sostegni è entrata una prima semplificazione delle procedure per ottenere i sussidi, attraverso il flussmo Uniemens-Cig. I prossimi incontri entreranno nel merito delle questioni, facendo anche un passaggio tecnico con il ministero dell’Economia.

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Ammortizzatori in chiave universale

L’idea di fondo di Andrea Orlando è costruire un sistema universale di tutele, per tutte le imprese, piccole e grandi, e con l’ambizione di farvi rientrare anche il variegato mondo dei professionisti. I nodi sul tavolo sono però molti, e stratificati da tempo (e da normative non sempre coerenti), con le grandi imprese e l’intera industria che versa da anni contributi elevati, e altre realtà che non versano nulla (pur ricevendo prestazioni in deroga). Infatti, all’incontro della scorsa settimane, le distanze tra le parti sociali sono sembrate più evidenti. L’obiettivo del governo Draghi è arrivare a una revisione degli strumenti di sostegno al reddito entro l’autunno. Confindando nelle risorse in legge di Bilancio (e del nuovo scostamento che l’esecutivo si appresta a varare con la Nadef, circa 10-20 miliardi aggiuntivi).

In attesa del decollo dell’assegno di ricollocazione

Il secondo dossier, urgente, sul tavolo di Orlando è il decollo delle politiche attive e in particolare dell’assegno di ricollocazione, lo strumento che la manovra 2021 ha allargato ai disoccupati in Naspi e ai lavoratori in Cig. Il piano di rilancio delle politiche attive passa anche per la formazione (fondo nuove competenze, in testa) e per le risorse, ingenti, in arrivo dall’Europa con il Recovery Fund. Anche qui l’obiettivo è arrivare pronti a gestire al meglio le delicate riorganizzazioni e ristrutturazioni in arrivo con la fine delle misure emergenziali.

Rafforzamento del contratto di espansione

Il governo, su pressing sostanzialmente di tutte le parti sociali, è intenzionato ad aprire una riflessione sul contratto di espansione, lo strumento per gestire le riorganizzazioni aziendali, introdotto nel 2019. Si tratta di un accordo da siglare in sede governativa, che può prevedere la possibilità dell’uscita dal lavoro per i lavoratori ai quali mancano cinque anni per maturare i requisiti pensionistici, e - contestualmente - assunzioni di giovani e piani di formazione per i lavoratori impiegati in azienda. La manovra 2021 ha previsto la possibilità di attivarlo per le aziende fino a 250 dipendenti. Si starebbe ragionando su ulteriori modifiche per renderlo più appetibile.

Braccio di ferro sul reddito di cittadinanza

Il quarto dossier urgente è il Reddito di cittadinanza. Nel decreto Sostegni è stato rifinanziato con 1 miliardo di euro stimando una crescita dalla platea di percettore tra le 500mila e le 700mila unità. Nel dl è stata anche inserita una norma in chiave anti sommerso (si veda Sole24Ore oggi, 21 marzo, in edicola) in base alla quale i componenti del nucleo beneficiario del Rdc possono stipulare uno o più contratti a termine senza che il reddito di cittadinanza venga perso o ridotto, se il valore del reddito familiare risulta comunque pari o inferiore a 10mila euro. Il beneficio economico in tal caso viene sospeso fino al massimo di 6 mesi, per riprendere a decorrere dal termine di ciascun contratto. Si tratta di un primo intervento. Una fetta della maggioranza spinge per una riflessione più ampia sulla misura per sganciarla dalle politiche attive, visti i scarsi risultati ottenuti. Ad Andrea Orlando il compito di trovare una mediazione, che salvaguardi il connotato sociale dell’intervento (da mantenere) e l’aspetto più legato alla riattivazione nel mercato del lavoro (da migliorare nettamente, magari aprendo, fino in fondo, ai privati, più performanti dei centri per l’impiego).

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