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Ammortizzatori, tutele estese ma resta il nodo dei costi

Lunedì 9 agosto il confronto tra Orlando e le parti sociali chiamate a dare una prima valutazione della proposta del ministro, che però non contiene indicazioni sui contributi a carico dei datori di lavoro

di Giorgio Pogliotti

Orlando: "Incontro con parti sociali importante per decisioni delle prossime settimane"

3' di lettura

Per la riforma degli ammortizzatori sociali è scattata l’ora della verità. Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, nell’incontro di lunedì 9 agosto punta ad incassare il sostegno delle parti sociali sulle linee guida della riforma ispirata al principio dell’universalismo differenziato per assicurare la protezione a tutti i lavoratori, compresi quelli delle micro e piccole imprese (da 1 a 15 dipendenti), con modalità differenti a seconda delle caratteristiche settoriali e delle dimensioni aziendali. Dunque con durate differenti.

Il rebus dei costi

Resta da sciogliere, tuttavia, il nodo dei costi, dal momento che nel documento di sei pagine che Orlando ha inviato a sindacati e associazioni datoriali nulla si dice in tema di contribuzioni e aliquote che serviranno per finanziare il nuovo sistema. È solo indicata, al termine dell’ultima pagina, una previsione di «accompagnamento a carico della fiscalità generale dal 2022 al 2024» per i costi.

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Il problema è che la bozza precedente elaborata dal ministro Orlando è stata rispedita indietro da ministero dell’Economia, Ragioneria dello Stato e Palazzo Chigi proprio perché costava troppo.

Fino a 8 miliardi di interventi

In particolare il progetto si è arenato proprio sull’estensione alle micro imprese della copertura degli ammortizzatori sociali. Le stime dei tecnici parlavano di costi per 6-7 miliardi, che salivano a 8 miliardi considerando anche gli interventi sull’indennità di disoccupazione, a fronte di coperture al momento assicurate solo per 1,5 miliardi dalla sospensione del cashback.

La partita per individuare le risorse si sposta, dunque, in sede di legge di Bilancio. Il ministro Orlando è tuttavia convinto che, se dovesse incassare domani la “condivisione” delle parti sociali, avrebbe maggiori chances di reperire le coperture necessarie alla riforma nella manovra economica. Resta da capire se le parti vorranno esprimere questo sostegno al progetto del ministro, soprattutto i rappresentanti delle micro imprese e di quei settori del terziario che finora in caso di emergenza hanno potuto contare sulle coperture assicurate dalla fiscalità generale con la cassa in deroga (che il ministro intende abrogare) e che con la riforma saranno chiamate gradualmente ad autofinanziarsi gli ammortizzatori.

La copertura dei Fondi bilaterali

In base alla proposta Orlando la copertura obbligatoria dei Fondi bilaterali è assicurata ai datori di lavoro che occupano da 1 a 5 dipendenti, l’importo del sostegno per i lavoratori delle Pmi aumenta, e gli ammortizzatori in costanza di rapporto di lavoro si estendono ad apprendisti e lavoratori a domicilio.
Viene anche introdotto un meccanismo di premialità, che prevede la riduzione della contribuzione addizionale per i datori di lavoro che non ricorrono ai trattamenti di integrazione salariale per un periodo «significativo» e verrà creato uno strumento di protezione sociale ad hoc per i lavoratori dello spettacolo che tenga conto del carattere discontinuo delle loro prestazioni.

Cancellata la cassa in deroga si estende il raggio di applicazione della cassa integrazione ordinaria e straordinaria (la riorganizzazione aziendale può essere chiesta anche per processi di transizione da datori di lavoro con meno di 15 dipendenti, si introducono due causali, per prospettata cessazione di attività e liquidazione giudiziale).
Viene confermata la gestione esclusiva delle integrazioni salariali da parte dei fondi bilaterali esistenti.
Il fondo di integrazione salariale continua a erogare prestazioni in via residuale coprendo tutti i lavoratori non rientranti nella Cigo e nei fondi bilaterali.

Naspi e Discoll

Altre novità: in tema di Naspi «i requisiti di accesso vengono resi meno rigidi» e «si posticipa la decorrenza del decalage» (il taglio mensile del 3% dell’importo che scatta dal 4 mese), per la Discoll si innalza la durata massima e si riconosce la contribuzione figurativa.

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