letteratura

Amos Oz, grande scrittore e intellettuale impegnato

di Giulio Busi

2' di lettura

Di scrittori famosi, Israele non fa certo difetto. Né di intellettuali impegnati, capaci di dire la loro e di animare il dibattito politico e culturale, dentro e fuori del Paese. Eppure la scomparsa di Amos Oz, mancato all'età di 79 anni, è di quelle che lasciano uno spazio difficile da sostituire.

Oz è stato un letterato grande, per ampiezza del suo orizzonte espressivo, e un altrettanto grande suscitatore di idee e di polemiche. Il suo impegno civile, e l'occhio critico verso la politica israeliana gli hanno portato molti estimatori e almeno altrettanti avversari. La sua penna ha dato voce al mondo del kibbutz, la struttura collettiva che, nel secolo scorso, tanto ha influenzato la vita economica e sociale d'Israele. Oz veniva da quel mondo, fatto di utopie e disillusioni, ne conosceva dal di dentro pregi e difetti. Così come conosceva, per averli vissuti in prima persona, i lati vitali e dinamici e quelli più oscuri e complessi della società israeliana.

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In un'intervista che mi aveva concesso solo qualche mese fa, Amos Oz aveva insistito sui ritmi propri di uno scrittore, e sul suo bisogno di lentezza. Il suo era un artigianato della parola, capace di tornire ogni frase in modo da renderla perfetta, apparentemente naturalissima. Nelle splendide traduzioni di Elena Loewenthal, i suoi romanzi hanno spalancato, anche dinnanzi ai lettori italiani, i paesaggi arrovellati del deserto e gli animi, non meno intricati, degli israeliani d'oggi. Senza retorica e senza concessioni, ma con molto amore. A proposito di amori, due sono le bellezze che lo hanno soprattutto irretito. Quella della madre, morta suicida e rimpianta per tutta la vita, e l'altra, la bellezza prorompente e misteriosa di Gerusalemme.

I libri di Amos Oz, da “Una storia d'amore e di tenebra” del 2002 a “Giuda”, apparso nel 2014, sono tra i capolavori della letteratura contemporanea. Il Nobel, che gli è stato cocciutamente negato per anni, è invece l'ennesima meschineria della cultura ufficiale. Dimentichiamo allora i premi, e riprendiamo in mano libri di Oz. “La vita fa rima con la morte”, è il titolo di una sua opera di qualche anno fa. Oltre la vita, e al di là della morte, rimane il racconto. Dell'una e dell'altra.

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