Lettera-appello

Anagrafe italiani residenti all’estero, interpretazione restrittiva da eliminare

«La legge che consentiva a chi, giá iscritto all'Aire o cittadino Ue fosse rientrato in Italia prima del 2020 di beneficiare di un ulteri 5 anni agevolati é stato interpretato dalle Entrate in maniera restrittiva»

di Gruppo Controesodo

(max dallocco - stock.adobe.com)

2' di lettura

In questi giorni, assieme alla battaglia per estendere ai docenti e ricercatori i benefici fiscali per il radicamento dei cervelli previsti dalla legge di Bilancio di dicembre dello scorso anno, ce n'è una altrettanto importante da combattere che, se non vinta con questa legge di Bilancio, rischia di perpetuare una grave ingiustizia. Il dettato della legge che consentiva a chi, giá iscritto all'Aire o cittadino dell'Unione europea, fosse rientrato in Italia prima del 2020 (a certe condizioni, quali il pagamento di un sostanzioso contributo e l'acquisto di un immobile residenziale in Italia) di poter beneficiare di un ulteriore quinquennio agevolato é stato interpretato dall'agenzia delle Entrate in maniera restrittiva. Si tratta di una lettura che ha creato un effetto paradossale: restringere ad una platea assai ridotta (gli iscritti all'Aire appunto) ed agli stranieri (appartenenti ad altri Paesi Ue diversi dall'Italia), che invece questo inutile lacciolo non hanno, una norma nata per richiamare e far radicare nel Belpaese principalmente i cervelli italiani emigrati all'estero.
Quello che fa male, credeteci, a chi come noi ha creduto e crede in questo Paese, ha fatto anni di sacrifici all'estero, ha accumulato esperienza utile per la ripartenza dell'Italia durante e post-Covid, è essersi visti discriminati sulla base di un'interpretazione che ha resuscitato un requisito del tutto formale ed ininfluente, dopo aver deciso di spostare la propria famiglia in Italia, aver pagato un contributo di decine di migliaia di euro, aver addirittura comprato casa e magari fatto figli. Per poi sentirsi dire che no, era tutto un fraintendimento, e che un altro cittadino Ue che ha la fortuna di non sottostare al vincolo Aire ma ha gli stessi requisiti (o magari anche meno qualifiche) del lavoratore italiano, vi puó accedere. Insomma la prossima legge di Bilancio é forse l'ultimo baluardo per credere che quando fa le norme, il legislatore ha veramente a cuore il destino del Paese e dei propri lavoratori qualificati e non ha solamente intenzione di creare uno specchietto per le allodole per generare consenso elettorale, salvo poi dare adito a interpretazioni restrittive che ne svuotino dall'interno il contenuto. Insomma: aiutateci ancora a credere nell'Italia ed alla sua capacitá di ripartire e a non fare distinzione tra “figli e figliastri”. Anche i non Aire sono cittadini italiani e della Ue a pieno titolo e non cittadini di serie B!

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