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Analisi costi-benefici costruita per bocciare la Tav

di Andrea Boitani


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(REUTERS)

3' di lettura

L’unica cosa che i praticanti dell’Analisi Costi Benefici (ACB) non possono dire è di essere dei semplici «contafagioli». Il contafagioli usa i numeri per contare oggetti conosciuti. Probabile che voglia contare separatamente borlotti e cannellini, ma non ha l’onere di definire cosa sia un borlotto o un cannellino. A ciò ha provveduto il botanico, secoli prima.

Non così neutrale il compito di chi si accinge all’ACB. I numeri su cui si esercita deve in buona parte costruirseli. Deve scegliere quali siano i costi rilevanti, per esempio quelli dell’intera linea tra Torino e Lione (indipendentemente da chi li deve sostenere) oppure quelli che dovrà sostenere l’Italia oppure - come sembra abbiano fatto i 5/6 degli esperti del ministro Toninelli – i costi per costruire una linea tra Torino e Saint Jean de Maurienne. Dovrà poi fare una stima della domanda. Non è cosa semplice, specie su un orizzonte temporale lungo e per grandi progetti, che possono impattare su spostamenti di persone e merci in un corridoio di centinaia di chilometri e che attraversa diversi paesi, come il corridoio 5 in cui si inserisce il Tav.

Purtroppo, sembra che gli esperti incaricati dal ministro Toninelli di fare l’ACB del Tav e di altre opere decise molto tempo fa e già in parte realizzate si siano applicati più a criticare le stime fatte dall’ACB del 2011 (tacendo di quella Ue del 2015) che a produrre nuove evidenze robuste sulla domanda che loro ritengono realistica. Magari le vecchie stime saranno pure state sbagliate, ma come si fa a ritenere “oggettive” quelle nuove? Eppure, non è che il ministero non disponesse di strumenti validi per fare stime più attendibili.

Per inciso, anche la scelta della vita utile non è proprio neutrale, incidendo sulla dimensione complessiva dei benefici (più lunga la vita utile scelta, maggiore sarà la somma dei benefici). Ancor meno neutrale la scelta del tasso con cui si scontano i benefici che arriveranno nel futuro: tanto più alto il tasso di sconto e tanto meno peseranno i benefici più lontani nel futuro. Quindi tanto minore il peso attribuito al benessere delle generazioni future e maggiore l’egoismo intergenerazionale. Il contafagioli può qui (come in altri passaggi delicati) rifugiarsi nella «Guida all’analisi costi-benefici dei progetti di investimento», prodotta dalla Commissione Ue nel 2014 e nelle «Linee guida per la valutazione degli investimenti in opere pubbliche», varate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel 2017. Ovviamente si tratta di scelte politiche (che orrore!). Ma l’ACB, come tutte le analisi economiche, è sempre politica e non puramente “tecnica”. Ciò che comunque l’analista non dovrebbe fare è zigzagare tra linee guida diverse, scegliendo fior da fiore i metodi e i parametri che più lo convincono. Per esempio, cosa succederebbe con un orizzonte temporale più lungo e un minore grado di egoismo intergenerazionale non sarebbe lecito mostrarlo? Le Guide dicono che sì è lecito, ma gli analisti del Tav si guardano dal farlo. Magari ottenevano lo stesso il risultato desiderato dal committente (bocciare il Tav) in modo più elegante. Lo stesso vale per accise e pedaggi, che dà luogo a risultati paradossali già messi in evidenza da autorevoli commentatori.

L’ACB standard (e così quella del Tav) usa una “metrica” (i valori monetari) tutt’altro che neutrale sotto il profilo distributivo. Dietro quella metrica c’è un’implicita scelta di considerare ottimale la distribuzione del reddito esistente. Una metrica così chiaramente influenzata da un a priori può andare bene per fare analisi comparative tra diverse soluzioni progettuali. Più difficile accettare quella metrica per dire sì o no a un solo progetto, come è stato fatto per il Tav e il Terzo valico.

In conclusione, nell’ACB le scelte discrezionali (e quindi necessariamente politiche) entrano fin dall’inizio e ne caratterizzano ogni passaggio. L’ACB resta un prezioso strumento di valutazione. Non il responso di Sibilla. E neppure la conta dei fagioli.

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