Edilizia

Ance Marche: «Via al blocco cantieri, pronti ad andare avanti a oltranza»

La Regione ospita il 65% del più grande cantiere edile d’Europa, con lavori ancora da eseguire per 17,6 miliardi, 843 imprese impegnate su 6.200 cantieri

di Michele Romano

(Adobe Stock)

2' di lettura

«Chiudiamo ora per non chiudere per sempre». Taglia corto il presidente di Ance Marche, Stefano Violoni, annunciando il blocco dei cantieri edili in tutta la regione: «Per una settimana, ma siamo pronti ad andare avanti ad oltranza». In meno di 24 ore, alla proposta dell’associazione hanno aderito in 200, ma il tam-tam sta facendo il giro d’Italia, perché gli imprenditori si stanno parlando via chat e di questa modalità di protesta è stata informata anche l’Ance nazionale, che questo pomeriggio ha in programma un incontro con il commissario straordinario alla ricostruzione post sisma Giovanni Legnini. Ad alzare la voce sono le Marche, che ospita il 65% del più grande cantiere edile d’Europa, con lavori ancora da eseguire per 17,6 miliardi (sui 27,3 stimati nelle 4 regioni interessate dal sisma del 2016), 843 imprese impegnate su 6.200 cantieri. Il blocco dei cantieri è un colpo forte proprio al processo di ricostruzione, che per i 4 anni del post sisma è rimasto paralizzato dalla burocrazia e che, negli ultimi due, ha goduto della forte accelerazione impressa dalle ordinanze della struttura commissariale.

Legnini: paradossale fermare tutto ora

«Sarebbe paradossale – sostiene Giovanni Legnini - fermare i cantieri proprio adesso che la ricostruzione ha cominciato a viaggiare a passo spedito. Lo dimostrano i 5.200 cantieri autorizzati e finanziati lo scorso anno, cui se ne aggiungono altri mille nei primi due mesi di quest’anno». Oggi, alle associazioni di categoria delle imprese edili, il commissario sottoporrà la bozza del nuovo prezzario unico del cratere, «già rivisto nei mesi scorsi». «Pensando ai cittadini che da anni attendono di rientrare nelle loro case – osserva Legnini - non posso che esprimere forte contrarietà per il blocco dei cantieri, pur comprendendo le ragioni delle imprese che derivano da problemi del tutto indipendenti dalla nostra volontà».

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Le criticità del sistema edile nazionale

«Ma proprio nel cantiere marchigiano sono concentrate tutte le criticità che affliggono l’edilizia italiana e che i governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni hanno sempre ignorato, c’è stato un continuo rifiuto di modificare l’architettura intorno all’edilizia: non possiamo costruire e ricostruire mettendo le mani in tasca alle imprese», accusa Violoni. Una situazione che ha decimato le imprese edili nell’ultimo decennio, «al limite della sopportazione» fino a pochi giorni fa per il caro materiali («per noi rappresentava una marcata criticità») e precipitata con lo scoppio della guerra russo-ucraina, per l’enorme rincaro dell’energia, del ferro e dell’acciaio. In pratica, non esiste più marginalità e le aziende chiudono, anche perché «le misure prese finora il più delle volte non hanno fornito risposte immediate e sostegni adeguati». Nell’ampio dossier preparato da Ance Marche le criticità sono evidenti, a partire dall’impossibilità di concludere i lavori nei termini previsti dalle ordinanze con il rischio che i cittadini committenti subiscano la revoca del contributo e le richiesta di revisione dei costi parametrici e di un aggiornamento semestrale del prezzario del cratere o, in alternativa, l’utilizzo di quelli regionali delle opere pubbliche, senza le quali – chiude Violoni – «da oggi non firmeremo nuovi contratti».

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