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Ance: no a un cambio di regole in 15 giorni

Il primo commento della presidente Federica Brancaccio arriva di mattina presto

di Giorgio Santilli

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Per i costruttori dell’Ance quella di ieri è stata una giornata drammatica. Il primo commento della presidente Federica Brancaccio arriva di mattina presto. «Siamo consapevoli - dice - della necessità del Governo di tenere sotto controllo la spesa, ma cambiare le regole del Superbonus in quindici giorni significa penalizzare soprattutto i condomini che sono partiti per ultimi e quindi le periferie e le fasce meno abbienti che per far partire i lavori hanno avuto bisogno di tempi più lunghi». I costruttori hanno letto la norma del decreto legge Aiuti quater che riduce il credito di imposta dal 110% al 90%, non prevede alcuna soluzione per lo sblocco dei vecchi crediti incagliati, non stabilizza l’incentivo, non dà nessuna prospettiva sulla futura applicazione di regole certe per la cessione dei crediti.

I crediti incagliati

Sullo sblocco dei crediti incagliati, il comunicato nutre ancora qualche speranza. «Apprezziamo - dice Brancaccio - l’attenzione del Governo e del ministro Giorgetti, ma attendiamo di capire che soluzione si è studiata per evitare che tante imprese falliscano per mancanza di liquidità e questo sì con un costo sociale ed economico insostenibile per la collettività».Ma la conferenza stampa che la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti fanno di lì a un’ora verrà poi vissuta come chiusura totale se non proprio come un de profundis per lo strumento.

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Il ministro Giorgetti

Nel pomeriggio, quando Brancaccio partecipa all’incontro fra Meloni e le principali organizzazioni delle imprese qualche spiraglio si apre e mentre Giorgetti resta su una posizione molto rigida, soprattuitto sulla possibilità di cedere i crediti (si veda l’articolo a fianco), Meloni apre all’ipotesi di un tavolo di confronto sul superbonus e in particolare sulla richiesta dell’Ance di definire uno strumento di agevolazione stabile e duraturo, sia pure con percentuali di credito più basse.Non solo. Brancaccio incassa anche la promessa di un tavolo sul Pnrr che provi a risolvere il problema delle compensazioni degli extracosti, che non hanno copertura di alcun tipo per il 2023 dopo che per il 2022 il governo Draghi aveva recuperato 10 miliardi (erogati con troppa lentezza).Un barlume in una giornata nera che di fatto segna la fine di un’era. «L’effetto combinato delle modifiche al superbonus e della mancata monetizzazione dei crediti fiscali acquisiti - avverte Ance - genererà un aumento della disoccupazione ed effetti depressivi sul Pil con ovvie ricadute anche sui conti dello Stato».

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