il caso saati

Anche il Ceo va in magazzino per affrontare l’emergenza

I prodotti tecnici arginano la crisi. A ogni dipendente un premio di 2mila euro

di Luca Orlando

Export. Il 95% delle vendite all'estero

2' di lettura

«I risultati? Arrivano, perché noi siamo i “Saatiani”». Antoine Mangogna non evoca certo una setta esoterica, piuttosto ricorda quelli che dal punto di vista del top manager sono i valori fondanti dell’impresa che guida: cultura aziendale e valore delle persone.

Sono questi aspetti, per il Ceo di Saati, gli elementi chiave che hanno consentito al gruppo, mille addetti nella produzione di tessuti tecnici, di superare senza traumi l’anno più difficile nella storia recente del Paese, lasciando sul campo solo il 12% dei ricavi, nulla in termini di marginalità.

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Risultati raggiunti in parte grazie alla grande diversificazione geografica (l’export vale il 95% delle vendite) e settoriale, con prodotti dedicati a filtrazione, acustica, protezione e serigrafia che finiscono nelle filiere più disparate: dall’auto all’elettronica, degli apparati medicali alle infrastrutture idriche, dalla grafica alla protezione personale.

«Chiudiamo l’anno con 150 milioni di ricavi - spiega Mangogna - e sottolineo che si tratta di vendite “standard”, nel senso che dall’emergenza Covid non abbiamo avuto alcuna spinta emergenziale in termini di produzioni particolari. Oggi, ad eccezione di un singolo sito, stiamo lavorando a pieno regime e abbiamo anche una buona visibilità sugli ordini, che ci danno garanzie almeno per i prossimi due mesi».

Ritorno alla normalità conquistato grazie ad interventi in tempo reale sui protocolli di sicurezza, a produzioni dirette di mascherine e gel per ovviare alle carenze iniziali, ad azioni organizzative e interventi straordinari. Come quando nel pieno dell’emergenza la carenza di personale in un sito ha spinto una squadra di 19 persone, tra dirigenti e impiegati, a trasferirsi per dare una mano nella logistica e nella produzione. «Per una settimana - racconta Mangogna - ho fatto il magazziniere di giorno e poi il Ceo di notte. Scelta necessaria, perché se vuoi spingere l’etica interna verso solidarietà e impegno, credo che l’esempio debba venire dall’alto». Lo stesso Mangogna si è tagliato lo stipendio del 20%, taglio operativo anche nel 2021. Mentre in parallelo, tra bonus legati alle presenze di marzo-aprile e premio di produzione annuo, ciascun dipendente ha ottenuto quasi 2mila euro aggiuntivi. «Un milione e mezzo di risultato operativo è stato messo a disposizione dei dipendenti - aggiunge Mangogna - ed è stata una scelta coerente. In un anno che è stato complicatissimo in termini di business ma umanamente straordinario, in cui abbiamo potuto toccare con mano la forza della nostra cultura aziendale: non a caso qui, anche tra i giovani, il turnover è vicino allo zero».

Gli ultimi segnali dal mercato sono migliori rispetto a quelli dei mesi scorsi. E a differenza del tessile tradizionale, un rimbalzo per Saati è già messo a budget. «L’incertezza è ancora elevata - commenta il Ceo - ma vediamo riprese importanti in Cina, così come in Germania. Se l’emergenza Covid viene progressivamente superata pensiamo di recuperare nell’anno la metà di quanto perso nel 2020». In parallelo l’azienda guarda anche alla crescita esterna, con tre potenziali target oltreconfine. «Non ci fermiamo - conclude - perché vede: noi siamo “Saatiani”».

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