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Anche nel derby il Milan sparisce: l’Inter seconda a 13 punti dal Napoli

Rossoneri arrendevoli, cedono ai cugini senza quasi giocare. Una squadra in grave crisi di identità, vittima di un crollo vertiginoso di prestazioni e convinzione

di Dario Ceccarelli

(ANSA)

6' di lettura

Il Milan sull'orlo dell'abisso. Visto che ormai il Napoli troneggia indisturbato, e la lotta per un posto in Champions non è certo il massimo della suspense, per non farci annoiare troppo il Milan ha deciso di metterci tutti davanti a una eventualità così estrema che neanche un maestro del thriller come Dario Argento sarebbe riuscito a immaginare. Un giallo da paura: riuscirà la squadra campione d'Italia nel 2022 a finire in B nel 2023?

Dato quello che sta succedendo al Milan, e dopo questa ennesima sconfitta nel derby con l'Inter (1-0 gol di Lautaro), questa domanda choc, almeno come provocazione, bisogna pur farcela. Va bene che il calcio brucia tutto, e che squadre agonizzanti a volte risorgono come Lazzaro e viceversa, ma davanti alla inconsistenza dei rossoneri, ancora una volta certificata dai nerazzurri di Inzaghi, bisogna uscire dalle categorie del calcio per entrare in quelle misteriose della parapsicologia. Un mistero, questo Milan, in questo derby ancora più arrendevole del solito, sceso in campo con un 3-5-2 (e Origi al posto di Leao) che non è un modulo tattico ma una cintura protettiva, una specie di vecchio catenaccio riadattato al nuovo millennio, su cui l’Inter si è avventa come il lupo sull'agnello.

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Non c'è partita, non c'è sfida: c'è solo una squadra, quella nerazzurra, che con un Lautaro scatenato schiaccia i rossoneri nella loro area. «Abbiamo stradominato, Inter perfetta», dice giustamente Inzaghi, lui stesso colpito dall'arrendevolezza di questo povero Diavolo. Nel primo tempo i nerazzurri, gli stessi che il 13 gennaio hanno vinto la Supercoppa a Riad, fanno quello che vogliono in modo quasi imbarazzante. Il Milan non tocca palla e Lautaro, sempre in anticipo sui difensori rossoneri, cerca il gol in tutti i modi. Ci riesce al 34', su corner di Calhanoglu, anticipando Kjaer di testa. Un gol, il 12esimo dell'argentino, che riassume la partita e che fotografa la totale vulnerabilità della difesa rossonera sui calci piazzati. «Non siamo una squadra matura», commenta Pioli con amarezza.

Solo nella ripresa, con l'ingresso di Leao e Saelemaekers, il Milan si avvicina alla porta avversaria. Ma sono punture di spillo. Solo una volta Giroud, su appoggio di Leao, potrebbe concludere a rete: ma il suo controllo è totalmente maldestro. Con i rossoneri che non feriscono l'Inter nel finale andrebbe anche al raddoppio con Lukaku, subentrato nella ripresa, ma l'arbitro Massa fischia un fallo del belga prima che l'azione si concluda.

I nerazzurri, che dopo la sosta hanno vinto 7 partite su 9, festeggiano come in Arabia Saudita. Secondi dietro il Napoli possono arrivare di slancio ai prossimi ottavi di Champions. Il Milan invece brancola nel buio. Non vede, non sente, non reagisce. È una squadra impaurita, senza orgoglio, bloccata nella testa e nelle gambe . Anche il suo diamante, Leao, ammonito e poco incisivo, ha smesso di brillare. «Lo lascerei ancora in panchina», osserva Pioli, più per coerenza che convinzione.

Una crisi totale quella del Milan che non vince da 7 partite e che nel 2023 ne ha già perse cinque. Un incubo, una specie di sortilegio. Il tecnico deve subito intervenire. Crescono anche i malumori e le critiche sul suo operato. Pioli non è più “on fire”. E la riconoscenza, come è noto, è una virtù poco praticata nel calcio.

Il Napoli corre su un binario a parte

Ed eccola qui, allora, la capolista. Il Napoli, tanto per cambiare, ha battuto anche lo Spezia (3-0) portando il suo vantaggio a +13 sull’Inter, sola al secondo posto dopo la vittoria nel derby. Un vantaggio spaziale, quello dei partenopei, che potrebbe farli stare tranquilli. E non solo per una questione di numeri. La questione è un'altra: che il Napoli è una macchina perfetta, che gioca sulle ali di un'armonia quasi magica. Gli altri che rincorrono, perfino l’Inter, non reggono il confronto. Lo si è visto anche in Liguria, dove i padroni di casa nel primo tempo sono riusciti a soffocare i rapidi fraseggi dei giocatori di Spalletti. Ma è bastato un episodio, un rigore realizzato da Kvaratskhelia per un maldestro “mani” di Reca, a far cascare tutto il fragile castello spezzino.

Quando hai un centravanti come Osimhen, autore di un'altra doppietta, e un gruppo che lo supporta quasi a memoria, tutto il resto è noia, direbbe Franco Califano. Il bomber nigeriano, al suo 16 gol in 17 partite, è ormai lanciato a bruciare ogni record. In pratica segna ogni 59 minuti. E non solo segna, ma duettando allo stretto con Kvaratskhelia, diventa un'arma di distruzione-distrazione di massa per i difensori avversari che, appena lo vedono muoversi, vanno nel panico come nelle comiche di Ridolini.

Un anno strepitoso per questo attaccante che, pur avendo solo 24 anni, ha ormai raggiunto una piena maturità. Luciano Spalletti, pessimista per natura, anche se fa gli scongiuri (“pure gli altri possono fare filotti”), sente che le cose vanno per il meglio. La sua forza, oltre quella di una rosa di talenti fuori dal comune, è la programmazione. La società sta lavorando bene anche in prospettiva. Molti contratti sono già stati rinnovati fino al 2027. Bisognerà solo vedere a fine campionato cosa succederà intorno a Osimhen. Chiaro che un bomber così devastante, e ancora così giovane, fa gola ai nababbi dell'Europa. Ma è un problema lontano, ammesso che sia un problema.

Più fastidiosi e deprecabili invece i cori degli ultrà spezzini contro Spalletti e il compianto Diego Maradona, sempre simbolo del Napoli, provocati da una vecchia rivalità tra le due tifoserie che nel maggio scorso aveva anche portato a pesanti scontri. Cose squallide che forse sarebbe il caso di non riportare più per lasciarle nell'ombra che meritano.

La Roma va

Zitta zitta la squadra di Mourinho come i salmoni risale la corrente. Dimenticata la figuraccia contro la Cremonese in Coppa Italia, la Roma, battendo l'Empoli per 2-0, è sempre più in corsa per uno dei quattro posti di Champions League. Contro i toscani, che pure avevano battuto l'Inter a San Siro, i giallorossi chiudono la pratica in appena sei minuti. Con due reti di testa su calcio piazzato (Ibanez e Abraham), la partita si è srotolata senza altre emozioni. Due le notazioni: una che adesso sono 9 su 28 i gol nati da un calcio d'angolo, cioè quasi uno su tre. Quindi c'è del metodo che va apprezzato nel modo di andare a rete dei giallorossi. La seconda è che Mourinho ci azzecca sempre anche quando sbaglia. In questa euforia di risultati, il caso Zaniolo, pur urticante per tanti motivi, diventa un allegato di poco conto, un numero uscito fuori dal progetto.

Mourinho trasforma tutto in un plebiscito a suo favore. E i risultati, almeno finora, gli danno apertamente ragione. È un incantatore, un Pifferaio Magico, che trascina una piazza -quella romana - dove di solito basta un nonnulla per essere messo al pubblico ludibrio. Ma è una regola che vale per gli altri, non per il Re di Roma. Che anzi da buon taumaturgo la indirizza verso gli altri, a chiunque osi opporsi al suo fascino incantatore. E comunque la Roma è in alto. E Mourinho se la gode.

Atalanta ko col Sassuolo

Se la Roma non ha perso l'occasione per consolidare la sua posizione, l'Atalanta è invece caduta in casa del Sassuolo. Che non smette di stupire visto che aveva battuto anche il Milan per 5-2 a San Siro. Vero che i bergamaschi hanno ragione di lamentarsi per una dubbia espulsione di Maehle dopo mezz'ora per la chiamata del Var. Un rosso esagerato, certo. Questo però non cancella l’opaca prestazione della Dea già sconfitta in Coppa Italia dall'Inter a San Siro. Dopo un periodo travolgente, con 22 gol in 6 partite, la squadra di Gasperini ha di nuovo deluso perdendo punti preziosi. Incostanza? Presunzione? Stanchezza? Non si capisce bene. Ogni tanto i bergamaschi hanno strane amnesie quando meno te l'aspetti. Perché rinunciare al tridente d'attacco visto che aveva dato tanti buoni risultati? Domande che restano inevase. Gasperini resta in silenzio. Mentre il dg, Umberto Marino, (“rivisti i fantasmi di un anno fa”) preferisce prendersela, con gli arbitri e i poteri forti del campionato. La domanda va rovesciata: ma esistono ancora, nel nostro calcio, dei poteri forti?

Occhio a Lazio e Juve

Tra gli aspiranti a un posto in Champions, non possiamo dimenticare la Lazio, anche lei nella grande ammucchiata per un posto in Champions. La squadra di Sarri gioca oggi a Verona, campo non facilissimo per problemi di retrocessione. La Lazio ha però una buona occasione per non perdere il treno dell'Europa. La Juventus, domani in trasferta contro la Salernitana, avrà modo di schierare in attacco Chiesa-Vlahovic, la strana coppia d'assi che finora in campionato non abbiamo mai visto. Allegri cerca di ricostruire la Juventus. Sempre che i bombardamenti siano finiti.

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