ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùProtocollo al ministero della Giustizia

Anche i detenuti al lavoro per ricostruire le zone colpite dal terremoto del 2016

Un Protocollo firmato nella sede nel ministero della Giustizia è quello di aumentare le opportunità di lavoro, strumento indispensabile per il pieno reinserimento sociale

di Patrizia Maciocchi

In carcere con il cappello da chef, a Perugia 17 detenuti sognano di diventare cuochi

4' di lettura

Anche i detenuti saranno al lavoro per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 2016. Il coinvolgimento delle persone detenute in dieci province delle regioni Abruzzo, Lazio, Molise, Marche e Umbria è previsto da un protocollo d’intesa siglato oggi, nella sede del Ministero della Giustizia, tra il Commissario Straordinario alla Ricostruzione, Giovanni Legnini; la ministra della Giustizia, Marta Cartabia; il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Matteo Maria Zuppi; il Presidente del Consiglio nazionale dell’Anci, Enzo Bianco; e il Vicepresidente Ance con delega per la ricostruzione del Centro Italia Piero Petrucco. Presente anche il capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Carlo Renoldi. I detenuti avranno l’opportunità di lavorare nei cantieri di oltre 5.000 opere di ricostruzione pubblica e in quelli di 2.500 chiese danneggiate dal sisma.

L’obiettivo del Protocollo

L’obiettivo del Protocollo è quello di aumentare le opportunità di lavoro, strumento indispensabile per il pieno reinserimento sociale, di chi sta scontando una pena detentiva in 35 istituti del Centro Italia. Il numero dei detenuti coinvolti dipenderà dal programma dei lavori e dai cantieri individuati. Anche le modalità di inserimento nei lavoro dovranno essere definite in base ai profili dei singoli detenuti e alle esigenze delle aziende. Al Commissario Straordinario spetterà la funzione di raccordo delle attività, mentre il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria individuerà gli idonei per favorire il loro impiego nei cantieri vicini alle strutture di detenzione d’intesa con la Magistratura di sorveglianza. Alla Cei il compito di promuovere, presso le imprese impegnate nella ricostruzione degli edifici di culto, l’utilizzo della manodopera da parte dei detenuti considerati idonei. Ance diffonderà alle proprie strutture territoriali e, per il loro tramite, anche agli enti bilaterali del sistema, i contenuti del Protocollo. Lo stesso farà anche l’Anci nei Comuni che ospitano strutture penitenziarie. Nel Protocollo è definito anche un Comitato paritetico di gestione, composto dai rappresentanti dei firmatari, da istituire entro 15 giorni, con il compito di promuovere e monitorare le attività previste dal documento e di coordinare le azioni degli enti e dei soggetti che hanno aderito.

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Le reazioni

Mette l’accento sull’importanza dell’iniziativa la ministra Marta Cartabia: «Ricostruire gli edifici, per ricostruire anche le proprie vite e sentirsi parte della comunità: ha un fortissimo significato simbolico il protocollo che permetterà ad alcune persone di uscire dal carcere, per lavorare nei cantieri dei paesi feriti dai terremoti. Attraverso il lavoro, il tempo della detenzione si orienta verso l’obiettivo costituzionale della rieducazione e del reinserimento sociale. Il lavoro in carcere - si legge nella nota - è stata una delle mie priorità in questo anno e mezzo al ministero. E sono particolarmente felice di questa firma, a conclusione del mio mandato, perché progetti come questo o come l’accordo siglato con il ministro Colao con le aziende di telecomunicazione per la posa della fibra permettono di guardare al carcere anche come una risorsa per l’intera collettività».

L’ex presidente del Csm Giovanni Legnini, oggi Commissario straordinario per la Ricostruzione sottolinea la funzione rieducativa dell’occasione offerta a chi sconta una pena in carcere. «L'accordo concluso oggi è denso di significati. Consentire ai detenuti che ne hanno titolo, sulla base delle disposizioni dell’ordinamento penitenziario , di lavorare nei cantieri pubblici e di ricostruzione delle Chiese nell’enorme cratere del centro Italia (con un numero di oltre 5.000 opere pubbliche e di 2.500 Chiese finanziate e da finanziare) rappresenta una bella opportunità per inverare il principio della funzione rieducativa della pena e per le Imprese di formare ed utilizzare personale motivato a dare un contributo a tale importante finalità pubblica».

Parla di redenzione e di segnale di speranza il Cardinale Zuppi: «Il Protocollo rappresenta un passo importante sulla strada della responsabilità comune. Se vogliamo che il carcere non sia solo punitivo, ma soprattutto redentivo dobbiamo smettere di pensarlo come una realtà isolata, a sé stante, emarginata. Dare ai detenuti la possibilità di lavorare è un modo per farli sentire parte della comunità, per dare loro una prospettiva di futuro e un'alternativa valida per non tornare a delinquere una volta scontata la pena. Il fatto che siano impegnati in cantieri per la ricostruzione, pubblica e religiosa, è poi un segno di speranza e un incoraggiamento a costruire insieme il nostro domani».

Per il presidente del Consiglio nazionale dell’Anci Enzo Bianco il Protocollo rafforza la collaborazione avviata dieci anni fa con il ministero della Giustizia sul tema dei lavori di pubblica utilità nei Comuni «Abbiamo dato vita ad un programma sperimentale per attività lavorative extramurarie dei detenuti attraverso progetti concreti a favore delle comunità locali. Oggi vogliamo sottolineare una volta di più l’importanza che il lavoro ricopre in ogni percorso riabilitativo, insieme a tutti i soggetti firmatari dell'intesa. È un’opportunità significativa per i detenuti di impegnarsi concretamente nei territori così duramente colpiti dagli eventi sismici del 2016. È una duplice ricostruzione: della vita dei detenuti su un percorso di riabilitazione e di quei territori, in favore delle comunità locali. Gli amministratori locali sanno bene infatti che il carcere dev’essere un luogo dove scontare la pena, ma anche una occasione di recupero e reinserimento nella nostra società».

Un’importante chance per i detenuti ma anche per le imprese secondo il vicepresidente Ance Petrucco. «Questo Protocollo rappresenta anche un’opportunità per le imprese di formare e occupare nuova manodopera in opere importanti per la rinascita di un territorio ferito dal terremoto. Si tratta di un impegno che può garantire risvolti positivi sia dal punto di vista sociale che economico, in linea con gli obiettivi che Ance vuole perseguire».


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