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Anche i droni utilizzati per la mappatura hi tech del lavoro nero nei campi

A disposizione una dote di 48 milioni per lo sviluppo completo del sistema nell'ambito del Pon Legalità

di Nino Amadore

Cipro, le immagini dal drone della foresta di Troodos bruciata

3' di lettura

Il crimine visto dall’alto svela dettagli a volte sorprendenti. Il più delle volte nelle solite aree del Paese: al Sud. Uno scavo grande come un paio di campi di calcio che l’anno dopo è completamente ricoperto di ulivi dopo essere stato probabilmente riempito da rifiuti pericolosi. Un terreno che è stato percorso dal fuoco divenuto pascolo per le pecore. Una baraccopoli nei paraggi di grandi coltivazioni che segnala la presenza di sfruttati e caporali. Il lavoro quotidiano di criminalità organizzata e non solo che, spesso, ad altezza d’uomo è difficile cogliere. Sono spesso dettagli che noi siamo in grado di vedere e analizzare oggi grazie a uno strumento messo a punto da Agea, l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura, nell'ambito del progetto Criminal focus area, sviluppato sulla base di un protocollo di intesa siglato con il ministero dell'Interno: in campo c'è una dote di 48 milioni per lo sviluppo completo del sistema nell'ambito del Pon Legalità (circa 24 milioni sono investiti da Agea).

I voli di ricognizione

In pratica vengono messe a disposizione di amministrazioni locali e nazionali e degli organi di polizia le immagini aerofotografiche che derivano dai voli di ricognizione e controllo fatti dai mezzi di Agea ogni anno. «È stato possibile – dice il direttore di Agea Gabriele Papa Gagliardini –, mettere la tecnologia a supporto della prevenzione e repressione di importanti fenomeni criminosi come l'interramento dei rifiuti, il caporalato e così via con l'intenzione di contribuire al ripristino della legalità in particolare nelle aree più deboli del Paese».

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Un patrimonio di informazioni enorme: con ortofoto aeree raccolte nei periodi 2014-2017, 2015-2018 e 2016-2019 che hanno coperto rispettivamente una superficie di 92.800, 90.466 e 118.039 chilometri quadrati. Da quelle immagini è possibile ricavare molte informazioni grazie al supporto di foto interpretazioni semiautomatiche di Agea che registra le variazioni territoriali e può identificare le Criminal area e permettono dunque di orientare i controlli necessari per accertare un reato o una irregolarità amministrativa.

La mappa degli abusi

E così possibile utilizzare le informazioni visive su discariche abusive, territori distrutti dagli incendi e ripopolati da allevamenti di bestiame, sversamenti di materiale pericoloso, baraccopoli collegate al caporalato, manufatti abusivi. Non solo: il progetto esamina sull'intero territorio nazionale tutte quelle superfici che ospitano segmenti di filiere del settore agroalimentare (carne bovina, suina, ovicaprina, latte, pomodoro e così via) che potrebbero essere condizionate dalle attività illecite. «Difficile dire quale delle filiere sia più a rischio di altre: si rischierebbe di criminalizzare un settore – dice Pier Paolo Fraddosio, dirigente dei Servizi finanziari di Agea –. Noi facciamo una mappatura territoriale delle componenti organizzative delle filiere agroalimentari per monitorare gli eventi negativi generati sulle stesse filiere dalle attività criminali. Poi certo, per esempio, sappiamo che in alcune aree il trasporto è gestito dalle organizzazioni criminali». Non è semplice anche perchè c'è dietro un lavoro di analisi per certi versi complesso che utilizza gli strumenti del marketing e del data mining.

Le cinque regioni più colpite

In concreto, intanto, ci sono alcuni dati che riguardano le aree percorse da incendi: la quasi totalità delle aree per zone percorse dal fuoco (fire area) è concentrata nelle 5 regioni meno sviluppate cioè Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia con il 98% del totale nazionale. Il primato è della Sicilia con 511 criminal focus area (cioè area in cui può avere avuto un ruolo la criminalità) per fire area perimetrate per una superficie di circa 6.000 ettari complessivi.

Mentre più della metà delle zone con rischi ambientali (quali presenza di rifiuti, movimenti terra, invasi ricoperti, scassi o cave riempiti con liquami, sversamenti di liquami) è sempre concentrata nelle cinque regioni del Sud con il 57% di incidenza rispetto all’intero contesto nazionale. In questo caso sempre la Sicilia ne presenta 315 per una superficie totale di 417 ettari. Infine edifici abbandonati, comprensivi delle sottocategorie fabbricati abbandonati e baraccopoli coprono il 37% nelle regioni del Sud rispetto al contesto nazionale e il primato della numerosità di tali è della Puglia con 53 criminal area perimetrate per una superficie di 42 ettari complessivi.

Tutti elementi disegnati in quello che viene definito un cruscotto dinamico, che varia ogniqualvolta vi si aggiunge una ulteriore informazione.

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