gira la ruota

Anche al Giro d'Italia l'ultima parola spetta al Var: declassato Viviani

di Dario Ceccarelli

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(Ansa)


2' di lettura

Era atteso. Ed è arrivato. Il dibattito è aperto. Parliamo del Var che è entrato prepotentemente nel ciclismo dando l'ultima parola sul vincitore delle terza tappa del Giro d'Italia conclusa a Orbetello dopo 220 chilometri nella campagna toscana. Una tappa per sprinter, per gente che non ha paura di pedalare a 70 all'ora in quel mucchio selvaggio che è un arrivo di velocisti.

La tappa se l'era aggiudicata Elia Viviani, il nostro sprinter più atteso dopo la sconfitta domenica a Fucecchio per opera del tedesco Ackermann. Così, questa volta, sul traguardo di Orbetello, il veronese arriva carico come una molla. Forse troppo perchè come si vede al rallentatore, Viviani, negli ultimi 75 metri taglia la strada a Moschetti battendo poi il colombiano Gaviria. Al traguardo Viviani, pur felicissimo, capisce d'aver fatto una scorrettezza. Ma la ritiene ininfluente:
«Ackermann è partito lungo e ho sfruttato la sua ruota. Mi dispiace per il contatto con Moschetti perché ho sentito che ci siamo toccati con la scarpa. Per me era il momento di uscire, è una bella vittoria e sono felicissimo. E' bello vincere col tricolore addosso al Giro».

Tutto molto bello, ma la giuria non fa sconti: Viviani è retrocesso con effetto domino sulla classifica di giornata. La vittoria va a Gaviria, che precede Demare e Ackermann. Gaviria, molto sportivamente, non esulta. «Mi spiace, sono amico di Elia, non mi sembrava che avesse tagliato la strada a nessuno. Non si può essere felici quando ad un amico succede questo Per me Elia non ha sbagliato nulla, è un grande corridore e vincere così a me non piace».

Bravo Gaviria, vero gentleman delle due ruote. Ma Viviani non la prende bene. Anzi, ha un diavolo per capello. Dice che è stato il vento (molto forte all'arrivo) a farlo spostare dalla traiettoria. E che insomma, a 75 metri dal traguardo. ormai aveva vinto. Che non aveva nessuna intenzione di danneggiare Moschetti. Insomma, anche nel ciclismo è tempo di Var. E di discussioni da Bar. Intendiamoci: non certo la prima volta che viene punita una scorrettezza in una volata. Questa volta, a disposizione, si aveva però l''occhio lungo” della telecamera che ha tolto ogni dubbio alla discussione. La scorrettezza, si vede. Che poi non sia volontaria, può darsi. Però Viviani poteva tranquillamente andare dritto, lungo la sua traiettoria, e battere Gaviria, vincitore suo malgrado di una tappa che farà discutere per un bel pezzo.

Anche perchè i velocisti non hanno tante tappe per mettersi in mostra. Il Giro infatti dura 21 giorni, ma quello degli sprinter arriva al massimo all'undicesima tappa, quella di Novi Ligure. Dopo entrano in scena le Grandi Montagna e quasi tutti gi sprinter alzeranno bandiera bianca per evitare inutili calvari. Ecco perchè Viviani, almeno a caldo, non ha accettato la decisione della giuria. Per gli sprinter, Al Giro, il tempo stringe. E la concorrenza non fa sconti. L'anno scorso il veronese, che corre con la maglia tricolore, ha centrato quatto successi. Non sarà facile ripetere quell'exploit. Nulla di nuovo invece per la maglia rosa. Lo sloveno Roglic, ben assistito dalla squadra, non ha mai avuto problemi. L'impressione è che la conserverà per un bel pezzo.

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