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Anche per il gas ora l’Aie intravvede il declino: nell’energia trionferà il sole

Il nuovo World Energy Outlook dell’Agenzia internazionale dell’energia prevede nei prossimi vent’anni una forte crescita delle rinnovabili, mentre tutti i combustibili fossili – in qualunque scenario politico ed economico – inizieranno a tramontare

di Sissi Bellomo

Il sistema gas sarà protagonista nella sfida della decarbonizzazione

Il nuovo World Energy Outlook dell’Agenzia internazionale dell’energia prevede nei prossimi vent’anni una forte crescita delle rinnovabili, mentre tutti i combustibili fossili – in qualunque scenario politico ed economico – inizieranno a tramontare


3' di lettura

Dall’età d’oro del gas al trionfo di re Sole. Nel giro di una decina d’anni l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) ha cambiato radicalmente prospettiva, arrivando a convincersi che – sia pure con tempi e modalità diverse – entro il 2040 assisteremo al tramonto di tutti i combustibili fossili.

Il nuovo World Energy Outlook (Weo), pubblicato martedì 13 dall’organismo dell’Ocse, delinea quattro potenziali scenari per il futuro, molto diversi tra loro a seconda della rapidità con cui supereremo l’emergenza coronavirus e delle scelte che faremo per la decarbonizzazione. Ma le energie pulite vincono sempre e comunque. Anche nello scenario base, che include politiche invariate e (con grande ottimismo) una piena ripresa post-Covid fin dal 2021.

L’età d’oro del gas è già finita

Proprio in questo scenario il Weo per la prima volta prevede un «leggero declino» della domanda di gas delle economie avanzate – Europa compresa – entro il 2040. Una ripresa economica incerta, aggiunge il rapporto, solleverebbe inoltre dei dubbi sulle prospettive degli enormi progetti nel gas liquefatto approvati nel 2019.

La necessità di una fonte fossile che faccia da ponte per la transizione è diminuita. I costi del solare fotovoltaico, ricorda l’Agenzia, nell’ultimo decennio sono crollati al punto da renderlo «una delle fonti di elettricità più economiche che si siano mai viste»: un’opzione che nella maggior parte del mondo oggi è molto più vantaggiosa rispetto a costruire nuove centrali a gas o a carbone.

«Penso che il solare diventerà il nuovo re dei mercati elettrici globali», afferma Fatih Birol, direttore dell’Aie. «Con le politiche attuali è avviato a tassi di sviluppo da record ogni anno dopo il 2022».

Il rapido tramonto del carbone

Il carbone finirà all’angolo. Non si tornerà mai più al picco di domanda del 2014 secondo l’Aie. Nei prossimi cinque anni il 13% della capacità di generazione a carbone sparirà per sempre, per effetto di chiusure concentrate soprattutto negli Usa e in Europa. Ed entro il 2040 – per la prima volta dalla Rivoluzione industriale – il combustibile scenderà sotto il 20% del mix energetico globale (l’anno scorso era al 37%).

Per il petrolio l’Agenzia non si aspetta un declino altrettanto rapido, anche se Birol si dice convinto che «l’era della crescita della domanda petrolifera finirà entro dieci anni». Per questo come per gli altri combustibili il futuro è comunque condizionato da come si evolverà la pandemia e dalle strategie che verranno adottate dai Governi per stimolare la ripresa.

Investimenti da stimolare

A parlare di svolta verde sono in molti, ma per ora solo l’Unione europea e pochi altri stanno facendo sul serio, osserva l’Aie. E nonostante la flessione delle emissioni di CO2 attesa per quest’anno (-7%), il mondo resta avviato a fallire gli obiettivi sul clima.

Servono investimenti extra per mille miliardi di dollari l’anno, non solo per espandere la presenza delle rinnovabili, ma anche per rafforzare le reti elettriche, che potrebbero rivelarsi l’«anello debole» del sistema. E non bisogna neppure trascurare le fonti fossili, che comunque sono destinate a servirci ancora per molti anni.

Se gli investimenti nell’Oil& Gas non si riprendono potrebbero esserci nuove fiammate dei prezzi e rischi per la sicurezza energetica, avverte l’Aie. D’altra parte anche in questo settore bisogna decarbonizzare, ad esempio con impianti di cattura e sequestro della CO2, perché «se l’infrastruttura energetica continua ad operare come in passato, da sola indurrà un aumento della temperatura globale di 1,65°C».

Il problema è che la frenata dei consumi e dei prezzi dell’energia rischia di non stimolare gli investimenti privati, rendendo sempre più necessario il sostegno pubblico.

La pandemia frena la domanda di energia

«Il Covid-19 ha sconvolto il settore più di qualsiasi altro evento nella storia recente, lasciando un impatto che si sentirà ancora per molti anni a venire», afferma il rapporto Aie, secondo cui fino al 2030 la domanda di energia (tutta, anche quella pulita) crescerà a un ritmo ridotto: dal +12% annuo atteso prima del Covid, la previsione è scesa al 9% e addirittura al 4% nel caso in cui la ripresa economica – come purtroppo si teme – non fosse rapida. Sarebbe il tasso di espansione più basso dagli anni ’30 dello scorso secolo.

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