Scandinavia

Anche le imprese nelle best practice

Dichiarazione per un futuro sostenibile firmata nei mesi scorsi

di Michele Pignatelli


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Parte del territorio scandinavo si trova al di sopra del Circolo polare artico, che sta già sperimentando alcune conseguenze del cambiamento climatico

2' di lettura

La Scandinavia ha dato i natali a Greta Thunberg, paladina e simbolo mondiale della lotta ai cambiamenti climatici, ma già prima di Greta era e rimane la regione europea più all’avanguardia nel campo della sostenibilità ambientale. Forse per tradizione e cultura politica, forse per ragioni geografiche: parte del suo territorio si trova al di sopra del Circolo polare artico, che già sta sperimentando alcune tra le conseguenze più estreme del global warming.

Così, a percorrere per sommi capi lo stato dell’arte, si vede che in Scandinavia si punta a raggiungere la neutralità climatica – ovvero un livello di emissioni di CO2 non superiore a quello che l’ambiente è in grado di assorbire – prima dell’obiettivo europeo del 2050: la Svezia nel 2045, la Finlandia nel 2035, la Norvegia addirittura nel 2030. E questo prima di tutto attraverso politiche governative mirate. La Svezia, per esempio, nel 1991 è stato uno dei primi Paesi al mondo a introdurre una carbon tax, che oggi copre il 90% delle emissioni da combustibili fossili, senza che questo abbia penalizzato un’economia che, fatta eccezione per la crisi dei primi anni 90, ha spesso registrato performance superiori alla media Ue. In Norvegia il 98% della produzione di elettricità arriva da fonti rinnovabili e il Paese, che vuole bandire auto a benzina e diesel entro il 2025, ha il più alto numero pro capite al mondo di auto elettriche o ibride, anche grazie a una generosa politica di incentivi fiscali. Anche sul fronte del riciclo dei rifiuti la Scandinavia fa da battistrada: in Svezia neppure l’1% dei rifiuti finisce in discarica, mentre in Finlandia la ricerca compie importanti passi avanti nella trasformazione dei rifiuti in energia.

C’è, in questo percorso green, un indispensabile e fattivo coinvolgimento del mondo imprenditoriale, come conferma Tanehli Lahti, direttore affari europei e politica commerciale della Confederazione delle industrie finlandesi: «Noi – sottolinea - crediamo che ambientalismo e profitto si possano perseguire insieme e ne abbiamo una prova in Finlandia. Nelle politiche ambientali siamo uno degli attori più propositivi, sia a livello nazionale che nel contesto di Business Europe».

Di questo impegno congiunto governi-imprese Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca e Islanda hanno fornito una certificazione con la firma il 20 agosto scorso a Reykjavik di una dichiarazione per un “futuro sostenibile”, siglata dai primi ministri e dai Ceo di 14 aziende. A riaffermare, appunto, la volontà comune di implementare entro il 2030 gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Onu e l’Accordo sul clima di Parigi.

Punta di diamante del livello di avanzamento in campo ambientale dei Paesi scandinavi sono le capitali. Stoccolma e Oslo sono da anni stabilmente nella top ten delle città più sostenibili al mondo; Helsinki ha lanciato nella primavera di quest’anno uno strumento online, “Think Sustainably”, pensa in modo sostenibile, che dà una valutazione dell’impatto ambientale di hotel, ristoranti e attrazioni turistiche della città. E ai suoi visitatori offre una sorta di rappresentazione urbanistica del suo impegno: la modernissima biblioteca pubblica Oodi, un edificio in legno di 17mila metri quadri a impatto zero, progettato per consumare approssimativamente l’energia che è in grado di autogenerare.

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