effetti collaterali

Anche l’Euribor resta contagiato dal coronavirus: tassi in risalita a -0,22%

Il tasso dei mutui sotto pressione per la scarsa fiducia nel prestare denaro senza garanzie, ma anche a causa della nuova metologia di calcolo ibrida.

di Maximilian Cellino

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(intheskies - stock.adobe.com)

Il tasso dei mutui sotto pressione per la scarsa fiducia nel prestare denaro senza garanzie, ma anche a causa della nuova metologia di calcolo ibrida.


4' di lettura

Anche l’Euribor rischia di rimanere contagiato dal coronavirus. Il tasso che regola le rate dei mutui variabili ha infatti registrato un rialzo di oltre 10 centesimi nelle ultime settimane, portandosi a -0,22% sulla scadenza 3 mesi e vanificando di fatto il taglio dei tassi operato dalla Bce lo scorso settembre. Per adesso niente di paragonabile alla crisi che affligge il mercato interbancario Usa ormai da qualche mese, ma si tratta comunque di un’anomalia in un periodo in cui le banche centrali stanno inondando di liquidità i mercati. E non è da sottovalutare, perché si lega anche al processo di riforma in atto per uno dei parametri di riferimento più noti anche alle famiglie italiane.

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I movimenti
Negli ultimi mesi l’Euribor ha seguito abbastanza fedelmente le mosse della Bce e soprattutto le attese che si sono create attorno a queste: è sceso fino a -0,40% quando lo scorso settembre l’istituto centrale ha ridotto il tasso sui depositi di un decimo (da -0,40% a -0,50%) e lì si è mantenuto fino ai primi mesi di quest’anno e finché non si è diffusa l’epidemia Covid-19. A questo punto è scivolato ancora riflettendo attese per un nuovo taglio , per poi riportarsi al punto di partenza quando lo scorso 12 marzo l’Eurotower ha utilizzato altre armi e non quella dei tassi per combattere l’emergenza.

IL BALZO DELL'EURIBOR

L'andamento dei tassi e della liquidità nell'Eurozona. Dati in % (FONTE: Bloomberg, Unicredit Research)

IL BALZO DELL'EURIBOR

L’anomalia
Fin qui tutto regolare, o quasi. L’anomalia si è invece sviluppata proprio nelle ultime settimane, quando l’Euribor ha iniziato a risalire raggiungendo appunto quota -0,22% e, caso ancora più insolito, mentre l’eccesso di liquidità presente nell’Eurosistema è cresciuto fino a toccare la cifra astronomica di 2mila miliardi di euro. Altro elemento inusuale è che la pressione si è registrata soltanto sugli scambi interbancari non garantiti da collaterale (unsecured, come l’Euribor appunto), prova ne sia il tasso garantito Ois è rimasto stabile riflettendo una politica di tassi invariati della Bce: a crescere, anche in questo caso, è stato il differenziale Euribor-Ois da 10-15 punti base che era fino a 25 punti base.

Le cause
Quest’ultimo particolare ricorda molto la crisi che ha investito gli Usa e che ha provocato continue azioni da parte della Federal Reserve per dare liquidità al mercato, anche in coordinamento con le altre Banche centrali. E tratti in comune vi sono, anche se la scala del fenomeno è decisamente più ridotta: «Nell’attuale contesto di assoluta incertezza - osserva Luca Cazzulani, strategist sul reddito fisso di Unicredit Research - la preferenza degli investitori per la liquidità è cresciuta notevolmente e chi ne ha a disposizione è restio a prestarla, in particolare sui mercati non garantiti e proprio nel momento in cui le aziende e altri investitori si trovano ad affrontare esigenze di denaro cash più elevate».

La nuova metodologia
Esiste poi un’ulteriore complicazione, un fattore tecnico in questo caso. Nei mesi scorsi è stata avviata una riforma dei metodi di rilevazione e di calcolo del tasso Euribor, resasi necessaria anche per evitare i casi di comportamenti fraudolenti che si sono verificati nel passato e la cui fase di implementazione è tuttora in corso. In base alla nuova metodologia ibrida l'Euribor è calcolato utilizzando le transazioni realmente avvenute sui mercati monetari e, quando il numero di queste non è sufficiente alla determinazione attraverso altri metodi, che però non sono ancora stati testati in fasi di stress di mercato come quelli attuali.

ALTA VOLATILITÀ

Variazioni giornaliere nel differenziale tassi fra Euribor 3 mesi e Ois. (FONTE: Bloomberg, Unicredit Research)

ALTA VOLATILITÀ

«L’attività interbancaria non è stata particolarmente intensa negli ultimi anni e, nel mercato attuale, probabilmente lo è diventata ancora meno», ammette Cazzulani, facendo notare come sia la variazione del numero e del volume delle transazioni sottostanti, sia l'eventuale modifica del metodo di calcolo di giorno in giorno possa essere fonte di volatilità. E di volatilità in effetti ce n’è stata abbastanza, e molta di più rispetto al passato, da quando negli ultimi mesi si è iniziata a utilizzare la metodologia di calcolo ibrida dopo un periodo di transizione che è iniziato a luglio e si è concluso a novembre dello scorso anno: forse non tutta la responsabilità è quindi da addossare al coronavirus.

La (possibile) soluzione
«L'ampliamento dello spread Euribor-Ois in un contesto di liquidità in eccesso molto elevata è indice di una segmentazione tra mercati garantiti e non garantiti», sintetizza Cazzulani, ricordando anche che in un contesto simile la Bce ha adottato misure sulla liquidità decisamente energiche. L’Eurotower ha ampliato la portata di fondi a disposizione delle banche nell’ambito fino a un massimo di 3mila miliardi di euro nell'ambito delle Tltro III, le operazioni di rifinanziamento rese ora più economiche e accessibili che mai. Ha anche incluso i commercial paper di società non finanziarie (strumenti quotati simili alle nostre cambiali) nel proprio programma di acquisto di attività. «Questo - spiega Cazzulani - è un passaggio potenzialmente importante perché aiuta le aziende a trovare una domanda per i propri finanziamenti non garantiti, anche se resta da vedere quanto saranno efficaci le azioni della Bce su questo mercato».

Un miglioramento della propensione al rischio sarebbe la chiave per ridurre la pressione


Certo, anche le misure fiscali dei governi possono contribuire ad allentare le tensioni sull’Euribor: in particolare quelle garanzie sui prestiti che possono anche ridurre la domanda di finanziamenti non garantiti da parte delle imprese. Non c’è dubbio però, come sottolinea Cazzulani, che «un miglioramento della propensione al rischio sarebbe la chiave per ridurre la pressione»: la soluzione dipende insomma anche, se non soprattutto, dagli sviluppi della crisi innescata da Covid-19.

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