La pronuncia della Cassazione

Anche le macchinette foto-tessera devono pagare l’imposta sulla pubblicità

Corte di cassazione: la dicitura «foto per documenti» presenti sulle macchinette pubbliche foto-tessera devono versare la tassa sulla pubblicità

di Ivan Cimmarusti

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2' di lettura

Le iscrizioni e i cartelli presenti sulle macchinette foto-tessera sono una pubblicità anche quando riguardano esclusivamente la dicitura «foto per documenti». Per questo devono essere assoggettate all’imposta sulla pubblicità. È il principio espresso dalla sezione fiscale della Corte di Cassazione (presidente Giacomo Stalla, consigliere-relatore Eleonora Reggiani) con l’ordinanza 16875/21.

Il procedimento

Il giudizio di legittimità è stato instaurato dopo che la Ctr Lombardia ha confermato l’accoglimento del ricorso proposto da una società contro l’avviso di accertamento relativo all’imposta sulla pubblicità e le affissioni pubbliche, riferita al 2013. La Commissione tributaria regionale lombarda, in particolare, ha ritenuto che la cabina fotografica «costituisse una sorta di succursale dell’impresa e comunque un luogo in cui si svolge l’attività della stessa».

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Il ricorso

Contro la decisione è stato presentato ricorso dalla società affidataria del servizio di accertamento e riscossione per conto dell’ente impositore. In particolare ha ritenuto che la Ctr avesse «erroneamente equiparato l’apparecchio automatico alla sede dell’impresa, trattandosi invece di un semplice bene strumentale dell'azienda», aggiungendo che le iscrizioni e i cartelli apposti «non contenevano neppure l’indicazione della denominazione della società e non potevano essere considerati insegne, svolgendo solo la funzione di pubblicizzare i prodotti e i servizi offerti».

La pubblicità

La Cassazione ha dato ragione al ricorrente. Ha spiegato, infatti, che i presupposti applicativi dell’imposta sulla pubblicità sono disciplinati dall’articolo 5 del Dlgs 507 del 1993. L’articolo 17, invece, specifica i casi di esenzione dell’imposta, che «non è dovuta per le insegne di esercizio di attività commerciali e di produzione di beni o servizi che contraddistinguono la sede ove si svolge l’attività cui si riferiscono». Secondo la Corte, «appare subito evidente che le scritte i cartelli sopra riportati non possono essere ricondotti» ai casi di esenzione previsti dall’articolo 17 del Dlg 507/93. Aggiunge che l’indicazione dei servizi offerti mediante le scritte e i cartelli apposti sulle apparecchiature automatiche di fotografia hanno «l’inequivoca funzione di rendere noti al pubblico l’attività e, soprattutto, i servizi e i prodotti che tali apparecchiature sono in grado di offrire».
Per questo, conclude, svolgono «una indiscutibile attività pubblicitari, proprio nel senso dell’articolo 5 del Dlgs 507 del 1993».

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