nodo da sciogliere

Anche Malacalza frena sui trentini, il salvataggio resta ancora in bilico

Con il 27,5% del capitale di Carige, la famiglia genovese sarà decisiva in assemblea

di Alessandro Graziani

2' di lettura

La famiglia Malacalza ha seri dubbi sul coinvolgimento di Cassa Centrale Banca nel salvataggio di Carige. L’indiscrezione, non confermata dalle fonti ufficiali, emerge dal tavolo del negoziato con il Fitd (Fondo interbancario di tutela dei depositi) e le Autorità che ormai resta aperto praticamente in modalità no-stop fino a giovedì, quando il piano dovrà essere presentato alla Vigilanza Bce. L’ipotesi che la holding delle Bcc trentine entri con il 10% del capitale in Carige non sarebbe ritenuta di valenza industriale dai Malacalza, che tuttora continuano a far presente al tavolo delle trattative di sentirsi ingiustamente estromessi dal cda della banca dopo il commissariamento deciso a gennaio da Bce.

Da segnalare che una piccola azionista, vicina ai Malacalza, nei giorni scorsi ha reso noto di aver presentato ricorso al Tribunale Ue contro la decisione di inizio gennaio di Bce di commissariare la banca ligure. E anche che Cassa Centrale Banca si avvale della consulenza di Pwc, con cui ha collaborato fino a poco tempo fa Ennio La Monica, ultimo direttore generale di Carige dell’era Berneschi. Un mondo diverso rispetto a quello dei Malacalza, subentrati alla guida della banca ligure proprio dopo la fine dell’era Berneschi. I propositi di rilancio della banca, tuttavia, non sono andati a buon fine neanche nella breve era dei Malacalza, che hanno responsabilità dirette nelle vicende della banca degli ultimi tre anni avendo nominato la maggioranza degli ultimi due consigli di amministrazione.

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Il ruolo dei Malacalza, che posseggono il 27,5% del capitale di Carige, resta in ogni caso decisivo perchè qualunque operazione «in bonis» ottenga l’approvazione dell’assemblea straordinaria dei soci.

Le Autorità, che monitorano il tentativo di salvataggio in corso da parte dei vertici del Fondo Interbancario, starebbero cercando di avere una garanzia certa sul voto a favore del piano da parte dei Malacalza nella eventuale assemblea straordinaria dei soci da convocare a settembre. Ma a poche ore dalla scadenza del termine del 25 luglio per la presentazione del piano a Bce (salvo proroghe, non facili da concedere senza che la Vigilanza perda credibilità), tutti i tasselli del mosaico del salvataggio Carige non sono andati al loro posto. E i Malacalza restano il vero arbitro della partita.

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