formula 1

Anche a Monaco vince Hamilton. Vettel secondo grazie a una penalità di Verstappen, ma lo scavalca in classifica

di Alex D'Agosta


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Reuters

3' di lettura

Mercedes, Ferrari e ancora Mercedes, anche se doveva esserci una Red Bull sul podio. Ma almeno rialza un po' il morale a Maranello. Hamilton, Vettel e Bottas, in quest'ordine tuttavia solo perché c'è stata una penalità per Verstappen: cinque secondi di unsafe release che lo ha portato a un contatto in uscita dai box con Bottas. Un vero peccato, perché più che altro è colpa del team, non del pilota che ha ben poca visibilità e molta tensione in quegli attimi.
Niente pioggia, attesa dopo le cinque, cioè il tempo massimo per finire, con qualche goccina che s'è vista per la verità già prima ma mai consolidata seriamente come rovescio preoccupante da bagnare la pista e far cambiare coperture. Medie e hard per tutti non hanno quindi cambiato granché i giochi nei top team, salvo la scelta del francese Red Bull, comunque quinto, che ha finito con le soft. Non ha fatto troppo caldo, delle medie ce n'era abbastanza per finire tranquilli in buona parte dei casi.

Come da tradizione, questa gara di Monaco, se non si verificano grossi incidenti e senza interruzioni, va in scena come corsa quasi del tutto in fila indiana. Hamilton perfetto, porta a casa una vittoria così scontata da non poter neanche essere raccontata senza banalità. Mai a rischio, salvo solo un guizzo alla fine di Verstappen, che ha provato a sorpassarlo negli ultimissimi giri, urtandolo, alla chicane dopo la galleria: Hamilton taglia ma mantiene la posizione, i telai resistono e proseguono. Un segno di grande aggressività dell'olandese che poteva dare una smossa a una noia anche oggi inevitabile. Non avrebbe cambiato il risultato finale ma alla fine dei 78 giri almeno sarebbe stato immortalato davanti, anche se pagando i 5 secondi di sanzione sarebbe comunque retrocesso: chissà però se al quarto o al terzo.

L'altro momento intenso della gara è stato quello con la la safety car seguita al contatto di Hulkemberg con Leclerc. Eravamo alle prime battute. Il ferrarista aveva da poco iniziato a far sognare tutti. Un sorpasso su Grosjean alla Rascasse al giro 7 non si vedeva forse dagli anni 90 così ben fatto. Una tornata dopo, il patatrac. Si toccano, la posteriore destra si fora, il monegasco si ritira. Tristezza, perché poteva essere l'unica nota di colore della giornata.
Il cielo plumbeo e la morte nel cuore del pubblico non hanno quindi animato questo Gran Premio del Principato numero 66 che, fosse solo per il numero potenzialmente sfortunato, è almeno finito senza feriti. Noioso quindi anche l'ordine di arrivo. Se non fosse per la mancanza di Leclerc, anche in questa gara i primi sei sotto il traguardo sarebbero stati gli stessi in classifica mondiale. Noiosi anche i rumors del paddock. Dopo la morte di Lauda, questa settimana non c'era tanto spazio per notizie obiettivamente positive o negative di sorta: il volume della perdita è talmente grande che ha lasciato un segno, che ha visto un tributo in ogni angolo della pista, in ogni momento di celebrazione. Il “silenzio” Niki se lo è meritato e la festa per Mercedes, visto che è l'ultimo team di cui ha fatto parte, alla fine ci sta senza troppi patemi d'animo, anche se i suoi mondiali li ha vinto con Ferrari e McLaren.

Qualche malumore però c'era già nelle prove a proposito di Kubica: andando avanti così la sua esperienza di ritorno in Formula 1 potrebbe volgere al termine prima del previsto, per colpe ormai obiettivamente da ambo i lati. Ma oggi è riuscito a far peggio di Robert un altro dei più simpatici del circus, i cui risultati però continuano a non confermare le attese: Giovinazzi termina a due giri, anche a causa di un contatto con Kubica, sempre alla Rascasse, che gli è costato dieci secondi di penalità.
Sarebbe stato bello parlare di altro. Di Ferrari, di un recupero di Leclerc, delle stranezze statistiche di Verstappen: se avesse vinto, avrebbe potuto aumentare a sei il suo palmares di vittorie, con un record anomalo perché nel librone di questo sport risulta già ora come numero più alto di successi senza mai aver ottenuto una pole position.

Invece Monaco 2019 va in archivio con l'ennesima vittoria di Lewis, del team e, per poco, quasi arrivava un'altra doppietta. Una “catena” spezzata solo marginalmente, insomma, perché Lewis comunque allunga molto in classifica generale e Vettel, magra consolazione, si riprende la terza posizione assoluta, visto che il gap su Verstappen prima di questo week-end era di solo 2 punti.

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