RIASSETTI

Anche i motori nel perimetro di Iveco. Cnh vale 5 miliardi in più con spin off

Il mercato promuove la separazione tra camion e macchine agricole. La settimana prossima a New York il possibile annuncio del progetto

di Laura Galvagni

3' di lettura

Il mercato promuove l’ipotesi di spin off di Iveco da Cnh Industrial. A pochi minuti dalla chiusura il titolo della conglomerata guadagnava il 4,7% a 9,3 euro. Una performance legata al fatto che gli investitori cominciano già a scontare gli effetti sulla valutazione di Cnh di una possibile separazione dai mezzi pesanti. Secondo alcune stime, come quella redatta da Banca Akros, se la compagnia viene valutata sul risultato operativo, l’addio a Iveco potrebbe impattare fino al 50% sul prezzo delle azioni spingendole di fatto a ridosso dei 13 euro. In altre parole, a conti fatti, si tratterebbe di circa 5 miliardi di valore che emergerebbe dall’operazione.

Cruciale, in ogni caso, sottolineano gli esperti è come concretamente verrà realizzato lo scorporo. L’idea è che in sostanza si replichi, dal punto di vista tecnico, l’operazione fatta da Fca con Ferrari. In quel caso, prima di procedere con l’attribuzione dei titoli della Rossa ai soci Fiat, una piccola quota del Cavallino è stata quotata sul mercato. Al gruppo italo americano d’altra parte faceva comodo raccogliere un po’ di cassa per andare a incidere sul debito.

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Diversamente Cnh Industrial non sembra avere quest’esigenza considerato che già da diversi anni lavora per azzerare la propria esposizione. Ecco perchè si potrebbe immaginare una normale attribuzione di titoli Iveco ai soci Cnh, rappresentati innanzitutto da Exor che detiene il 26,89% del capitale. Anche se, fanno notare gli analisti, per il buon esito della manovra fondamentale sarà il perimetro dello spin off. Nel dettaglio, il mercato sembra concorde nel ritenere che la sola Iveco potrebbe avere una sostenibilità limitata sul mercato. Al contrario la creazione di un’entità che coinvolga Iveco e Powertrain, ossia la società che produce motori per mezzi pesanti, agricoli e commerciali, avrebbe già un profilo ben diverso.

«Riteniamo – hanno scritto gli analisti di Equita - che si tratti di uno scenario credibile dato che la questione è dibattuta da tempo. Abbiamo ipotizzato che Iveco possa essere separata insieme al Powertrain al fine di avere una un’entità con capacità di autofinanziamento (ebitda sui 1,3 miliardi di dollari)». Il tutto per creare un soggetto che complessivamente potrebbe valere fino a 7 miliardi, di cui 4 miliardi circa riferibili a Iveco e 3 miliardi al powertrain. In questo modo, precisano peraltro gli esperti, si verrebbe a creare una realtà che avrebbe anche senso industriale e andrebbe in ogni caso a preservare sinergie fondamentali. La parte motori, che produce circa 600 mila unità all’anno ne vende circa 150 mila alla sola Iveco e altrettanti a Cnh.

Di fatto, in questo modo separi due asset class diverse (come era per certi aspetti anche per Fca e Ferrari), tanto che Cnh sconta nella quotazioni la presenza di Iveco nel portafoglio al punto da trattare in Borsa a multipli che sono la metà rispetto a quelli di competitor che operano solo nel mercato delle macchine agricole, al contempo però proteggi le sinergie e generi valore.

Per capire, in ogni caso, quale sarà lo schema definitivo bisognerà attendere ancora qualche giorno. La scorsa primavera Hubertus Muhlhauser, che è stato nominato al timone della società nel 2018, aveva sottolineato: «Durante la seconda metà di quest’anno terremo un Capital Markets Day e illustreremo come si svilupperà il portafoglio di Cnh Industrial nei prossimi 10-15 anni». Il Capital Market Day è previsto per la prossima settimana a New York, martedì.

Sullo sfondo c’è anche l’ipotesi di una possibile aggregazione per Iveco che, in ogni caso, per gli analisti di Equita «sarebbe positivo». Le eventuali nozze «permetterebbero di ottenere sinergie altrimenti impensabili per un player che è ancora troppo concentrato in Europa (80% dei volumi 2018) e che ha sofferto la crisi dell’America latina (9%)».

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