IL VOTO NEL decimo MUNICIPO DI ROMA

Anche a Ostia sinistra vittima delle sue divisioni

di Riccardo Ferrazza

(ANSA)

2' di lettura

È finita come in Sicilia ma a parti invertite: primo il Movimento 5 Stelle, secondo il centrodestra con un candidato proposto da Fratelli d’Italia. La differenza è che a Ostia, il municipio di Roma sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2015 e tornato ieri al voto dopo oltre due anni di commissariamento, è previsto un secondo turno. Al di là del dato sulla scarsa affluenza (che di per sé dice molto sulla disaffezione dei cittadini verso la rappresentanza politica), le valutazioni definitive sono perciò rimandate di due settimane, ma dopo il primo turno a colpire è certamente l’avanzata, a destra del centrodestra, di Casa Pound. Il movimento dichiaratamente neo-fascista in quartieri difficili come quelli del litorale romano ha raccolto nuovi consensi con metodi vecchi: «Aiutiamo 250 famiglie con la raccolta alimentare», ha rivendicato con orgoglio ieri il candidato Luca Marsella.

Come qualcuno ipotizzava alla vigilia, proprio l’indicazione di CasaPound ai propri elettori su chi votare il 19 novembre tra Giuliana Di Pillo (M5S) e Monica Picca (Fdi, Lega e Fi) risulterà decisiva. Pesa, e molto, quel notevole 9,08% incassato da Marsella: una dote che, per esempio, permetterebbe al centrodestra di recuperare il divario con il movimento di Grillo, tre punti e mezzo. «Nei prossimi giorni daremo una posizione ufficiale» fa sapere Marsella. Fino a ieri il movimento di ultra-destra escludeva alleanze.

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Athos De Luca, il candidato del Pd che ha raccolto il 13,6% dei voti, lascia invece libertà di voto. I democratici si ripresentavano ai propri elettori dopo che il precedente presidente del municipio (Andrea Tassone) era stato coinvolto nell’inchiesta “Mondo di mezzo”: si dimise, fu arrestato e in seguito condannato. Non sorprende quindi il dimezzamento rispetto al risultato delle municipali del 2013, quando incassò il 26,5% dei voti. Molti voti sono andati anche al candidato più atipico di queste consultazioni: l’ex parroco “rosso” Franco De Donno al quale, con la sua lista “Laboratorio civico X”, è andato l’8,6%. Buon piazzamento (5,5%) anche per il giornalista Andrea Bozzi, candidato con una lista autonoma, su cui il Pd aveva pensato di puntare. Bozzi, però, rifiutò di correre con i simboli del partito. Se si sommano i consensi dei dem a quelli di De Donno e Bozzi si arriva al 27%: un numero che avrebbe aperto le porte del ballottaggio all’ipotetico candidato unico di un centrosinistra allargato.

Una combinazione che non avrebbe scalfito il primato del Movimento 5 Stelle
la cui candidata Di Pillo risulta la più votata con il 30,21% delle preferenze.
Un risultato che può essere letto in modo duplice: un calo rispetto al 44% raccolto l’anno scorso per le elezioni comunali che portarono Virginia Raggi al Campidoglio; un incremento rispetto al corrispettivo del voto municipale del 2013 (da 13.167 preferenze dell’allora candidato ai 19.136 di ieri). Tra due settimane si capirà se per M5S sarà un successo o un flop.

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