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«Anche quest’anno investiremo, ma la politica acceleri sulle opere ferme»

di Ilaria Vesentini

Confindustria Emilia Romagna. La presidente Annalisa Sassi

2' di lettura

L’analisi appena presentata da Confindustria Emilia Romagna sulla forza innovativa dell’industria regionale conferma una tenacia, e anche un ottimismo, del sistema produttivo che supera le più ragionevoli attese: il 93,7% delle imprese della via Emilia ha in programma investimenti anche quest’anno (nonostante l’emergenza bollette, shortage, guerra, inflazione e il timore di una recessione alle porte) dopo un incremento del 35,4% delle spese in sviluppo anche nel 2021.

Insomma, sembra che gli imprenditori di questo territorio non abbiamo bisogno della mano pubblica. «Non è così - risponde Annalisa Sassi, presidente di Confindustria Emilia Romagna -. Credo che la lettura corretta sia che qui, più che in altre regioni, l’impresa è vissuta come soggetto protagonista dello sviluppo locale, portatore di valori sani, di una cultura positiva del fare e soprattutto produttore di lavoro “di qualità” che valorizza la capacità e le competenze delle persone. Questo fa sì che ci sia una interazione costante con istituzioni e sindacati e le strategie di sviluppo siano condivise. L’industria non è una controparte, è un partner». Un modello di coesione e democrazia che non è mai riuscito a scalare la dimensione regionale e arrivare a Roma. «Più che di modelli questo Paese ha bisogno di un cambio culturale. Ci piacerebbe riuscire a lavorare con il prossimo Governo per rimettere l’impresa al centro della crescita e dello sviluppo delle comunità e delle persone. Ricordo – aggiunge Sassi - che la prima voce di investimento delle nostre imprese è sulla formazione e la prima vera politica industriale da fare per creare occupazione e ricchezza è proprio su scuole e università».

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Nelle valli manifatturiere da Piacenza a Rimini si rischia però anche, più che altrove, che le fabbriche chiudano per il costo insostenibile di gas ed energia e si apra un dramma sociale. «Quello che i politici non sembrano capire – rimarca - è che il fattore tempo è cruciale. A livello regionale stiamo spingendo sugli investimenti in tutte le fonti rinnovabili e plaudiamo alla decisione di viale Aldo Moro di ospitare a Ravenna uno dei due nuovi rigassificatori. Bisogna però che il prossimo Governo acceleri sul gas release a prezzi calmierati per le imprese energivore e sulla fornitura di energia da fonti green a costi intorno ai 120 €/Mwh».

Sotto l’emergenza energia restano però sempre aperti, sui tavoli di via Barberia a Bologna, anche quelli delle infrastrutture bloccate. «Per una regione crocevia del Paese a vocazione industriale il ritardo decennale accumulato su opere strategiche rappresenta un vulnus competitivo enorme». L’elenco è sempre quello, ricorda Sassi: Passante di Bologna, Cispadana, Campogalliano-Sassuolo, Corridoio Tirreno-Brennero, E 45/E 55, Porto di Ravenna, Mediana Est/Ovest Piacenza, terza e quarta corsia su A1 e A13. «Chiediamo al prossimo Governo di accelerare le procedure di competenza nazionale per le opere già decise e di sostenere il disegno strategico complessivo dei Corridoi europei».

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