Economia Digitale

Anche Reddit e Twitch bloccano Trump. Ormai tutti i social “odiano” le campagne d’odio

La prima, piattaforma livestreaming di proprieta' di Amazon, ha annunciato di aver sospeso temporaneamente il canale del presidente americano Donald Trump per “condotta carica d'odio”

di L.Tre.

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(REUTERS)

La prima, piattaforma livestreaming di proprieta' di Amazon, ha annunciato di aver sospeso temporaneamente il canale del presidente americano Donald Trump per “condotta carica d'odio”


3' di lettura

Adesso ci sono quasi tutti. Twitch e Reddit bloccano Trump sui contenuti d'odio. La prima, piattaforma livestreaming di proprieta' di Amazon, ha annunciato di aver sospeso temporaneamente il canale del presidente americano Donald Trump per “condotta carica d'odio”. Il sito ha citato due violazioni delle regole. In un video rilanciato ora della campagna 2015 il tycoon accusa il Messico di mandare tramite il confine droga, criminali e stupratori. In un altro, legato al suo comizio a Tulsa, Trump se la prende con un “hombre” molto duro che entra a casa di una donna di notte. Reddit, sito di social news e intrattenimento, ha annunciato invece di aver messo al bando un forum di lunga data usato dai fan di Donald Trump nell'ambito dei suoi sforzi contro l'odio.

I social network neutri by default

Ormai diciamo che sono pochi davvero pochi i social network neutri by default. Twitter è stata la prima a bloccare temporaneamente il presidente americano suggerendo che

quello che diceva poteva non essere verificato e vero. Persino Facebook, storico alfiere della libertà di espressione su internet è da qualche annetto giunto a più miti consigli dopo essere tornata a insistere sulla lotta alle fake news lanciando una campagna informativa per aiutare gli utenti a imparare a riconoscere la disinformazione sui social, ha promesso che avvertirà gli utenti che stanno per condividere notizie vecchie. Trump è stato sicuramente l'alpha e l'omega della presa di coscienza della natura editoriale delle reti sociali.

Cosa è cambiato con la morte di George Loyd

La spinta più decisa è arrivata dopo la morte di George Loyd con la protesta ormai globale contro la violenza della polizia Usa e le condizione della comunità afro-americana. Non c’è stata una presa di coscienza dell’influenza dei social sulla politica. Ma sugli inserzionisti, su chi paga per i propri spot. Il boicottaggio contro le campagne d'odio sui social di importanti brand come Coca Cola e Starbucks è costata miliardi in Borsa per Facebook e Twitter. Settimana scorsa per dimostrare vicinanza alla comunità dei neri alcune multinazionali hanno dichiarato guerra alle campagne d'odio sui social tagliando “temporaneamente” i propri budget pubblicitari. I social che sono aziende private quotate in Borsa hanno recepito al volo il messaggio. Proprio ieri YouTube ha deciso di rimuovere dalla sua piattaforma i canali del suprematista bianco Richard Spencer e dell'ex leader del Ku Ku Klux Klan David Duke. Facebook ha annunciato la rimozione di centinaia di account di gruppi riconducibili al movimento anti sistema di estrema destra 'boogaloo', recentemente coinvolto in violenze e provocazioni durante le manifestazioni antirazziste negli Stati Uniti. Il provvedimento ha colpito 220 account, 400 gruppi e 100 pagine su Facebook, mentre da Instagram sono stati rimossi 95 account, 28 pagine e 106 gruppi i cui contenuti sono stati ritenuti pericolosi e violenti.

Cosa è cambiato con il boicottaggio degli inserzionisti.

Una tempesta perfetta, quindi. Per essere cinici, anche i big del digitale si prendono dalla coda. La neutralità di piattaforma invocata a più riprese è stata spazzata via dagli sponsor. Però l’operazione è strumentale. Chiedere ai social newtork la soluzione dell’odio presente nella nostra società è poco serio. Discutere il meccanismo di engagement quello invece si può e si deve. Sui social i messaggi che riscuotono più interazioni hanno più possibilità di arrivare sulla tua bacheca, diciamo. Questo meccanismo nel tempo è stato depotenziato dai principali player ma se siamo amici o sono un tuo follower e comincio a offendere e diffondere notizie false

riscuotendo attenzione proprio perché la sto sparando grossa, non esiste un automatismo di notifica che avverte i miei destinatori che potrei essere per un esempio un razzista o un bugiardo. Negli ultimi anni sono stati attivati gruppi anti-fake news, sistemi di fact-checking, tecniche di riconoscimento automatizzate e sistemi per segnalare contenuti inappropriati. Ma nessuno di queste misure può risolvere in modo definitivo le campagne d’odio che si diffondono in rete. Quello che invece si può fare è imparare a limitare i meccanismi di amplificazione di questi messaggi. Il che non vuole dire necessariamente censurare. Ogni Paese deve fare i conti con la propria normativa. In Italia per esempio esistono i reati e di diffamazione, c’è la legge ordinaria e i tribunali, i social network non sono zone franche. Le campagne d’odio vanno segnalate e fermate, le notizie false invece devono essere veramente false. Messa così è sembra semplice. Ma un confine va tracciato.

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