TURISMO ALL’ARIA APERTA

Andar per boschi: ecco dove fare scorta dei colori e del calore del foliage

In autunno ogni foglia va osservata come se fosse un fiore. Le oasi della natura da scoprire per un effetto rigenerante per corpo e mente

di Mariateresa Montaruli

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Giuliano  Mauri Cattedrale Vegetale (Arte Sella- foto di Giacomo Bianchi)

In autunno ogni foglia va osservata come se fosse un fiore. Le oasi della natura da scoprire per un effetto rigenerante per corpo e mente


4' di lettura

In dialogo spirituale con l’energia dell’autunno, la natura consegna, a compensazione di ciò che muore, i colori che scaldano: l’arancio dei cachi, il marrone rossiccio delle castagne, il violaceo della melagrana. Nel pre-inverno, la gioia non è persa del tutto. Basta mantenere lo sguardo innocente, osservando ogni foglia come se fosse un fiore. Nel paniere delle cose da fare per fare scorta di calore c’è l’andar per boschi: per faggete, castagneti, foreste miste di aceri di monte, frassini, tigli, larici e ciliegi selvatici, le specie che in ottobre, prima di perdere le foglie, cedono a una graduale tavolozza di colori giallo, oro, rosso, arancio e bordeaux. Nel nostro territorio, le foreste sono aumentate in superficie (11 milioni di ettari, con un incremento del 28% nel 2015 rispetto al 1985 secondo i dati parziali dell’Inventario Nazionale delle Foreste), ma il fall foliage non è mappato come fa invece per gli Stati Uniti la “prediction map” del Great Smoky Mountains National Park del Tennessee. Si va quindi alla ricerca di boschi densi e popolati della stessa specie, per camminare e pedalare slow, oppure di estese colline vitate come nel Chianti o nelle Langhe.

Oasi Zegna

La faggeta del Bosco del Sorriso

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Pochi larici solitari in un bosco di conifere sempreverdi non fanno show. Le faggete della Val Sessera sì. All’ombra del Monte Rosa, una strada con molta storia, la Panoramica Zegna progettata negli anni 1930 dall’imprenditore Ermenegildo Zegna come anello di congiunzione tra il mondo alpino e quello laniero, taglia per 20 chilometri un costone di betulle, faggete, alpeggi e rifugi di pastori, a 1000-1500 metri di quota. Bella da pedalare, la Panoramica arriva alla Locanda di Bocchetto Sessera, porta d’ingresso alla Val Sessera. Parte da qui il Bosco del Sorriso, da scoprire a piedi (passeggiate accompagnate il 18, 24 e 25 ottobre), in quell’Oasi Zegna che l’imprenditore creò annettendo montagne e valli allo storico Lanificio di Trivero. Come un tempio che vira al giallo-oro, la faggeta del Bosco del Sorriso è stata studiata dall’eco-designer Marco Nieri che ha identificato gli alberi che emettono spirali elettromagnetiche benefiche per l’organismo. Camminarci è rigenerante.

L’installazione Tree-Room progettata da Stefano Boeri Interiors

Cattedrale vegetale e Tree room

C’è un effetto sorpresa anche la Val di Sella, piccola valle alpina sulla destra del Brenta, tra i 390 e i 1000 metri di altitudine. Ci si arriva dalla Valsugana, la prima in Italia ad aver ottenuto la certificazione di sostenibilità ambientale del Global Sustainable Tourism Council, piacevolmente attraversata da una pista ciclabile di 80 chilometri che raccorda il Lago di Caldonazzo con Bassano del Grappa. In Val di Sella, intorno a Malga Costa, è sorto il bosco-museo Arte Sella, con 50 opere di art in nature. Durante l’autunno, in questo spicchio di montagna contemporanea, la natura, da ispiratrice, diventa coautrice. Il foliage si fa spettacolo in particolare nella Cattedrale vegetale dell’artista lombardo Giuliano Mauri, una chiesa gotica a tre navate dove 80 colonne di rami intrecciati abbracciano altrettanti carpini bianchi. Domenica 18 ottobre è stata inaugurata l’installazione Tree-room, camera con alberi, disegnata da Stefano Boeri Interiors: un grande cerchio di larice che circonda due faggi e un acero campestre, simbolo delle foreste spazzate dalla tempesta Vaia del 2018. Sembra una stanza per la meditazione a cielo aperto, nel foliage.

In mbt tra le doreste casentinesi (foto di Mariateresa Montarulli)

Mulattiere tra faggi e abeti bianchi

Mille le sfumature di giallo anche nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, tra Romagna e Toscana. Il parco più boscato d’Italia protegge crinali appenninici alti poco più di 1500 metri, 600 mulattiere e antichissimi boschi di faggi e abeti bianchi usati per l’Opera del Duomo di Firenze. Nel 1520, fu qui stampato il primo libro dell’aretino, l’Eremiticae Vitae Regula, che insegnava ai monaci dell’Eremo di Camaldoli ad aver cura del bosco, l’unica frontiera che difendeva preghiera e solitudine. Nel parco, si può pedalare nel foliage, per 15 arditi chilometri, tra il Passo dei Mandrioli e il Monastero di Camaldoli. Oppure camminare per 4 chilometri dai Prati della Burraia, in direzione del Monte Falco. Raggiunto l’apice del crinale, si apre uno spettacolo di grande impatto: da un lato i morbidi rilievi del versante toscano, con boschi alternati a paesini e pascoli; dall’altro il più impervio territorio romagnolo segnato da pareti fortemente erose.

Passeggiare tra faggete secolari

In Abruzzo è la Maiella, la “Montagna Madre” del Parco Nazionale, a offrire, nella porzione nordorientale, lo spettacolo più intenso. Nel parco, un paesaggio di faggi e ginestre conduce alla faglia di roccia in cui è scavato l’Eremo di San Bartolomeo da cui lo sguardo si perde nel fogliame cangiante. Tra Pescasseroli e il borgo medievale di Scanno, è la faggeta di Coppo del Morto, insieme a quella della Val Cervara, di Moricentro, di Coppo del Principe e Cacciagrande entrata, come la Riserva di Sasso Fratino delle Foreste Casentinesi, nel sito Unesco “Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa” ad attrarre i cercatori di foglie. Nell’aquilano, inoltre, durante le giornate del Fai nel weekend del 24-25 ottobre, sono in programma passeggiate nella Faggeta secolare di Lecce nei Marsi, verso le Selve Moricentro.

Dal Furlo alla Foresta Umbra

Nelle Marche, da Urbino parte un itinerario ciclabile ad anello, di circa 40 chilometri, che raggiunge la Gola del Furlo scavata dal fiume Candigliano. Nel bosco di sponda, aggrappato al canyon, abitano lo scotano, l’orniello, i pioppi e i lecci che riflettono nell’acqua i colori dell’autunno. Più a sud è la Foresta Umbra del Parco Nazionale del Gargano, vistosamente segnata da valloni, doline e grotte a essere attraversata da una quindicina di sentieri dotati di segnavia, ricavati da vecchie mulattiere percorribili a piedi e in mtb. La mitezza del clima conserva più a lungo le foglie sui lecci, i faggi e i cerri. Portando l’autunno più in là.

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