LUOGHI SOLITARI

Andar per certose in Italia

Visitare questi luoghi solitari è un’esperienza insolita e rigenerante: ecco alcuni indirizzi da riscoprire

di Enza Moscaritolo


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(© Fabio Muzzi)

5' di lettura

Lontane dai circuiti turistici più affollati, spesso inserite in un contesto naturalistico di grande suggestione. Sono le certose, una meta da riscoprire. Visitarle può essere un’esperienza insolita e al tempo stesso rigenerante, un modo per conoscere autentici tesori nascosti, e piccoli gioielli artistici. Le certose venivano fondate in luoghi solitari e distanti dai centri abitati, per favorire una vita appartata e conciliare le esigenze di spiritualità di preghiera dei monaci certosini. Il nome deriva dalla Grande Chartreuse, un monastero vicino Grenoble dove San Bruno fondò l’ordine monastico nel 1084. Entrare in queste strutture suscita un senso di stupore ancora oggi: quei corridoi e quei chiostri, progettati per essere “deserto”, un luogo da cui escludere i rumori del mondo, sono stati attraversati da monaci e lavoratori che operavano con impegno costante e con quella pazienza definita non a caso “certosina”. Ecco tre esempi emblematici e spunto per conoscere le caratteristiche artistiche e della vita monastica quotidiana.

Alloggi con orto e pozzo privato
In via Roma, a Calci, vicino Pisa, troviamo la Certosa Monumentale. Fu fondata nel 1366, ma venne rimaneggiata nei secoli successivi. All’interno si trovano il Museo nazionale della Certosa Monumentale di Calci, istituito nel 1972, dopo che gli ultimi due monaci certosini se ne erano definitivamente andati via nel 1969, e il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, collocato nell’ala occidentale dal 1979, che era stato concesso all’ateneo in uso gratuito e perpetuo. Nella Certosa Monumentale (il complesso monastico si visita accompagnati dal personale del Polo Museale della Toscana e per gruppi superiori a 15 persone è necessaria la prenotazione, la visita dura circa un’ora) si incontrano ambienti con splendidi decori, la chiesa affrescata, le numerose cappelle per le celebrazioni individuali dei certosini. Solo uno degli alloggi dei certosini è attualmente aperto al pubblico: della grandezza di circa 100 metri quadrati, erano semplici e austeri, dotati di cortile interno, con un orto e un pozzo privato. Meritano una visita anche il grande refettorio, la foresteria per le visite del Granduca di Toscana e la farmacia della Certosa, al piano terra e che conserva le bilance usate dagli spezieri per preparare i rimedi e medicamenti prodotti e donati alla popolazione.

All’interno della Certosa è presente anche il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa negli ambienti adibiti un tempo a cantine e magazzini, mentre il bookshop è collocato nell’antico frantoio, tra la macina, le vasche di raccolta e il torchio. Il museo conserva collezioni di grande pregio, esposte su oltre 4mila metri quadrati di sale, su tre piani: dalla galleria dei Cetacei fino alle sale degli acquari di acqua dolce, il più grande d’Italia. Di recente hanno riaperto al pubblico i presepi storici animati Meucci, datati tra il 1948 e il 1962, visitabili fino al 26 gennaio 2020.

Restando in Toscana, l’altra tappa obbligata è la Certosa di Firenze, sebbene non bisogna dimenticare la Certosa della Farneta, nell’omonima frazione nei pressi di Lucca dove tutt’oggi sono presenti monaci certosini, rendendo la struttura inaccessibile al pubblico e la Certosa di Maggiano, nel senese, la più antica della regione, oggi adibita ad albergo e centro congressi.

Nelle celle studiate da Le Corbusier
La Certosa di Firenze, al Galluzzo, svetta sulla sommità del Monte Acuto, uscendo dalla città per andare a Sud, direzione Siena, lungo la Cassia. Edificata a partire dal 1341, oggi è guidata dalla comunità di San Leolino, formata da sacerdoti e laici, che ha aperto il complesso monastico a iniziative e proposte culturali (tra cui un’interessante rassegna dell’Orchestra Sinfonica Florentia in programma fino ad aprile 2020), guidando i visitatori alla scoperta di quest’oasi di pace: il tour dura circa un’ora e occorre prenotare le visite per gruppi numerosi (chiuso il lunedì e la domenica mattina).

Tanti artisti hanno lasciato un segno del loro passaggio, tra cui Jacopo Pontormo che vi soggiornò per rifugiarsi dalla peste che colpì Firenze, affrescando il Chiostro Grande, con dipinti dedicati alla Passione di Cristo, oggi conservati nella pinacoteca di Palazzo Acciaiuoli, proprio all’ingresso della Certosa. Tra gli edifici che compongono la struttura (la Chiesa, la sala capitolare, la sagrestia, il refettorio, i chiostri interni), furono le celle per i monaci e la loro struttura a colpire un giovane architetto agli inizi del Novecento. Le Corbusier, infatti, visitò la certosa di Firenze nel 1907 e dagli schizzi che realizzò se ne ricava uno studio meticoloso, con una particolare attenzione per lo spazio organizzato.

Viaggio nel barocco di Napoli
Scendendo a Sud, a Napoli, sulla sommità del Vomero, la Certosa di San Martino, in Largo San Martino, domina il golfo sottostante, regalando al visitatore un panorama da cartolina. Tra 100 sale, due chiese, il cortile monumentale (da cui si può ammirare lo sperone della sagoma stellare di Castel Sant’Elmo e la facciata della Chiesa), dove si tengono anche rappresentazioni teatrali e cinematografiche, quattro cappelle, tre chiostri e giardini pensili, questa struttura, diventata monumento nazionale con l’Unità d’Italia, conduce il visitatore in un viaggio attraverso il barocco. Sono sempre aperti e visitabili i chiostri, i giardini panoramici (chiudono alle 16:00, un’ora prima del tramonto), il presepe, il refettorio e l’androne delle carrozze: tra queste, la più antica, in legno dorato, serviva per il trasporto degli Eletti della città e fece la sua ultima uscita nel 1861. Fino al 29 marzo 2020 il Museo e la Certosa di san Martino sono aperti tutti i giorni (tranne il mercoledì), mentre i sotterranei gotici sono momentaneamente chiusi al pubblico. La sezione dedicata al presepe napoletano è la più ricca presente in Italia. Figure di animali di notevole realismo, nature morte vegetali e riproduzioni in miniatura degli oggetti reali restituiscono un’atmosfera di grande suggestione.

L’ITALIA DEI MONASTERI

Chiesa di San Martino a Napoli (Marka)

In Italia un’ampia parte del patrimonio storico e artistico è costituito da chiese ed edifici sacri. Tra questi certose, conventi, abbazie e monasteri ne rappresentano una fetta consistente, da Nord a Sud del Paese, conservando un fascino quasi intatto dal Medioevo sino ai giorni nostri e rappresentando un rifugio dove praticare ritiri spirituali o, più semplicemente, ritrovare se stessi nella pace e nella contemplazione. Le tipologie differiscono a seconda dell’ordine che vi abitava: l’abbazia era così definita perché “apparteneva all’abate”, mentre il monastero (presente anche in altri culti religiosi) era destinato a monaci o monache. Da “La Certosa di Parma” di Stendhal al monastero benedettino del Piemonte dove era ambientato il romanzo “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco - giusto per citare due esempi - queste costruzioni, spesso austere e al tempo stesso imponenti, hanno da sempre stuzzicato l’immaginazione di visitatori, scrittori e cineasti.

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