processo economia

Andare oltre i «mostri sacri» per capire i cambiamenti

di Samuel Bowles

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John Maynard Keynes (Afp)


5' di lettura

Non ditelo agli studenti! Le cose che insegniamo nei corsi introduttivi di economia hanno ben poco a che fare con il modo in cui noi stessi facciamo economia. I grandi pensatori della metà del Novecento – John Maynard Keynes, Friedrich Hayek e John Nash – avviarono un processo che ha finito per trasformare la nostra concezione dell’economia, in tre modi. Ma solo uno trova spazio nei corsi introduttivi.

Una decina di anni appena dopo la pubblicazione della “Teoria generale” di Keynes, la domanda aggregata diventò un concetto fondamentale di un nuovo libro di testo scritto da Paul Samuelson, un’introduzione all’economia destinata a prendere il posto dei “Principi di economia” di Alfred Marshall (1890) come principale manuale in lingua inglese. Samuelson divenne rapidamente lo standard di ciò che ogni economista dovrebbe sapere, inaugurando quello che Thomas Kuhn ha definito un nuovo paradigma, intendendo con questo una serie di concetti alla base della visione del mondo di un gruppo di studiosi incarnata nei manuali introduttivi largamente accettati nel settore, come le opere di Marshall e Samuelson e prima di loro i “Principi di economia politica” di John Stuart Mill (1848).

L’idea principale di Hayek – che il mercato è un sistema di elaborazione delle informazioni frammentarie e incomplete disperse tra una miriade di individui – divenne il fondamento di nuove teorie del processo competitivo e dei contratti incompleti nei mercati del lavoro e del credito.

Partendo dalle idee di John von Neumann e Oskar Morgenstern, Nash fu il pioniere della teoria dei giochi, che modellizza le interazioni strategiche fra attori economici o politici.

Il suo lavoro ha offerto una nuova lente interpretativa per lo studio di situazioni economiche in cui le persone, invece di interagire con un insieme fisso di prezzi (come un price taker), tengono conto delle probabili reazioni degli altri alle loro azioni.

I contributi di Keynes, Hayek e Nash – la domanda aggregata, il ruolo economico centrale della limitatezza delle informazioni e le interazioni strategiche modellizzate dalla teoria dei giochi – sono stati arricchiti da molti altri studiosi e sono diventati le fondamenta del pensiero economico. Prima della fine del secolo, tutte e tre queste innovazioni erano diventate il contenuto standard degli studi, a livello di dottorato, in economia.

Ma le cose sono radicalmente diverse nei corsi di laurea di primo grado. Il paradigma samuelsoniano è in sostanza Marshall più Keynes, e questo rimane il contenuto di base dei libri di testo oggi predominanti. Le informazioni asimmetriche e locali e le interazioni strategiche sociali modellizzate dalla teoria dei giochi vengono generalmente introdotte (ammesso che lo siano) alla fine del corso introduttivo. (Von Neumann aveva detto di Samuelson, senza dubbio esagerando, che «non gli basterebbero neanche trent’anni per capire la teoria dei giochi».)

Comprensibilmente, gli studenti vedono questi approcci come semplici affinamenti del modello standard, non come una messa in discussione di due dei suoi precetti fondanti, ossia il price taking come parametro di riferimento del comportamento competitivo e i contratti completi (e quindi l’equilibrio tra domanda e offerta in un mercato concorrenziale) resi possibili da informazioni complete.

Il nuovo testo introduttivo del progetto CORE, “L’Economia”, frutto di una collaborazione internazionale fra ricercatori e professori di economia, cerca di affrontare questi problemi. Questo testo elettronico interattivo, disponibile gratuitamente online e anche in edizione cartacea (pubblicato dalla Oxford University Press), cerca di fare per la teoria economica delle informazioni e per le interazioni sociali strategiche quello che Samuelson fece per il concetto di domanda aggregata.

Il progetto CORE ha incorporato questi concetti nelle fondamenta di un nuovo paradigma economico insegnato agli studenti dei corsi introduttivi di economia. Viene già usato come introduzione standard all’economia in molti atenei prestigiosi, come lo University College London, SciencesPo a Parigi e la Toulouse School of Economics. Negli ultimi tre anni, l’Università di Siena, dove ho il piacere di insegnare da molti decenni, ha utilizzato una traduzione italiana della versione Beta del corso CORE negli insegnamenti del primo anno e ora sta lavorando a un testo elettronico online e un’edizione cartacea in italiano.

Nel recepire le idee fondamentali associate alle innovazioni di Hayek e Nash, non abbiamo adottato il pensiero di questi due economisti nella sua interezza. Le problematiche legate ai fallimenti del mercato e all’instabilità economica sono motivi sufficienti per rigettare l’insistenza di Hayek sul fatto che lo Stato dovrebbe limitare la sua sfera d’azione alla garanzia dei diritti di proprietà e altre regole fondamentali che consentono ai mercati di funzionare. La modellizzazione, ispirata a Nash, delle interazioni fra individui capaci di calcolare le conseguenze estremamente complesse delle proprie azioni, ma allo stesso tempo incapaci di collaborare fra loro per trovare soluzioni ai loro problemi, è stata messa in discussione dai moderni esperimenti comportamentali e dalle ricerche sulle capacità cognitive degli esseri umani. Forniamo anche modelli ed evidenze che mettono in discussione l’ottimismo di Keynes sulla capacità delle politiche di gestione della domanda da parte del governo di eliminare sostanzialmente la disoccupazione involontaria sul lungo periodo.

Il paradigma emergente insegnato dal progetto CORE fornisce una visione molto diversa dell’economia rispetto al paradigma samuelsoniano, per esempio per quanto riguarda la visione della concorrenza. Nel suo saggio “Il significato della concorrenza”, Hayek sottolineava che ipotizzare uno stato di equilibrio fra operatori price taking in pratica precludeva un’analisi seria della concorrenza, che definiva, sulla scia di Samuel Johnson, come «l’azione mediante la quale ci si sforza di ottenere ciò che un altro si sforza di ottenere nello stesso tempo». Hayek continuava dicendo: «Ora, quanti degli espedienti che vengono comunemente adottati a questo fine nella vita quotidiana sarebbero ancora possibili per un venditore che si trovasse ad operare in un mercato in cui dovesse vigere la cosiddetta “concorrenza perfetta”? La risposta, io credo, è proprio nessuno. Fare della pubblicità, tagliare i prezzi, migliorare (o “differenziare”) la qualità dei beni e dei servizi prodotti sono tutte operazioni escluse per definizione: la “concorrenza perfetta” implica, in effetti, l’assenza di tutte le attività concorrenziali».

Per studiare il processo competitivo sostituiamo il price taker passivo dell’equilibrio di concorrenza perfetta con quello che Makowski e Ostroy hanno definito il «concorrente perfetto». Questo concorrente attivo sfrutta le informazioni disponibili (ma incomplete) per impossessarsi di tutte le rendite possibili quando un’economia non è in equilibrio, guidando, in determinate condizioni, il processo dinamico verso un equilibrio di efficienza paretiana, anche quando ci sono impedimenti alla concorrenza. Il nuovo paradigma fornisce una storia più convincente sul modo in cui un’economia può raggiungere un equilibrio competitivo.

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