intervista a radio 24

Andrea Agnelli: “Si può giocare a porte chiuse, non bloccare il campionato”

Il presidente della Juventus intervistato a Radio24. “Spero si possa tornare a giocare con il pubblico ma ovviamente appoggeremo qualunque decisione presa nella tutela della salute pubblica”

di Carlo Genta


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3' di lettura


Fondamentali le regole di ingaggio di una intervista che la gente juventina – e non solo – aspettava da molto tempo, dato che Andrea Agnelli non si concede a penne e microfoni con grande frequenza. E usiamo un eufemismo sbiadito. “Accetto la convocazione a Radio24. Chiedetemi tutto quello che volete”. Fatto, nel debutto radiofonico del presidente della Juventus. E i temi erano molti e moltiplicati dallo strano momento disegnato dalla cronaca.

“Aspettiamo che ci dicano se e come si giocherà Juventus-Inter. Nel momento in cui sto parlando (lunedì 24 febbraio ore 14, ndr) il provvedimento che impedisce di giocare nel nostro stadio decade sabato, quindi il giorno prima della partita. Poi appoggeremo qualunque decisione presa nella tutela della salute pubblica”.

Il discorso porta lontano, troppo. Ma il dibattito è incendiato dall'alternativa ipotetica: interruzione del sistema sport o porte degli impianti chiuse. “L'interruzione è impossibile – dice Agnelli - : il calendario non lascia spazi, dato che si è stabilito di iniziare tardi la stagione e di non giocare nella sosta natalizia”.

Tutto questo accade all'inizio della settimana santa juventina, quella della ripresa dell'ossessione Champions (“non può essere un imperativo, ma deve essere l'obiettivo, o se preferite il sogno”), ma anche quella che conduce al ritorno, ancora ipotetico, di Conte allo Stadium da avversario (“noi volevamo Sarri e abbiamo preso Sarri. Il rapporto con lui è cordiale e disteso”).

L'Inter è ora vicinissima, insieme alla Lazio. Una battuta, quasi una pacca sulla spalla, a ciascuna delle due avversarie. Sull'Inter: “Mi affascina l'idea di un testa a testa finale con Steven Zang”. Sulla Lazio: “Voglio bene a Simone e Filippo Inzaghi: ci conosciamo fin da bambini. La Lazio ha la forza della spensieratezza. Bisogna vedere se riescono a portarla fino ad aprile e a non accontentarsi della qualificazione Champions in caso di risultati negativi. L'Inter questa spensieratezza non ce l'ha: con Conte c'è un obbligo di risultato”.

Appunto. Allenatori. Intorno a questa parola danzano in cerchio gli interrogativi di tutti gli juventini del Pianeta. Andrea Agnelli non si sottrae alla spiegazione della rivoluzione culturale sarriana. “Il giudizio al primo semestre di Sarri è un “ottimo”: siamo su tutti gli obiettivi con l'unico scivolone della Supercoppa. E' stato preso per un progetto e il progetto richiede tempo, facciamo tre anni. E' chiaro che tutto si valuterà alla fine con i risultati in mano. Perché il voler vincere non è un concetto “allegriano”, ma juventino. Con Allegri ci siamo visti la scorsa settimana per un caffè: stima e amicizia sono intatte, ma le valutazioni professionali ci hanno portati altrove. Se abbiamo pensato a Guardiola? Sarebbe un'eresia dire che non si pensi a lui ad alto livello. Ma è felice dove si trova”.Pure Ronaldo, risulta al momento.

CR7 è molto più di un giocatore di pallone. “Il primo giocatore della nostra storia per cui c'è stata una valutazione congiunta tra area sportiva e ricavi – spiega Agnelli - . Ci aggiungeva qualcosa sul campo e spostava la riconoscibilità del modello Juventus a brand globale. I due aspetti combaciavano e si è fatto”.

Ma è chiaro, e glielo si legge pure negli occhi, come la Juventus abbia un disperato bisogno di concorrenza. “Se anche le milanesi, la Roma e il Napoli avessero un supercampione sarebbe meglio per tutti noi e il problema è l'immagine del calcio italiano all'estero: il delta che divide noi dai principali club europei è lo stesso di dieci anni fa, 2-300 milioni all'interno di una crescita omogenea. Ma noi continuiamo a scontare il riconoscimento della lega domestica. La Juventus prende circa 90 milioni per i diritti televisivi: crescita zero negli ultimi otto anni”.

Eppure… i margini di crescita esistono e si possono vedere perfno attraverso le lenti cupe di un pessimismo molto italico. Andrea Agnelli li vede. “La Spagna ha saturato ed è al limite delle potenzialità, la Francia vive su un solo club, la Bundesliga ha problemi di distribuzione. Noi possiamo avere tutte le settimane cose come Roma-Napoli, Milan-Inter, Lazio-Juventus: possiamo avere un valore enorme agli occhi dell'Europa. Per evitare che i bambini di oggi non perdano interesse negli anni, bisogna capire cosa li attrae: le grandi partite”.

Restano un paio di rintocchi di campanile nelle corde del presidente della Juventus. “Il derby col Torino? Se vinciamo è normale, se perdiamo ne parlano per sei mesi”. Poi le scie polemiche sull'onda del Var (“Sempre stato favorevole e sempre lo sarò”). “Dopo Juventus-Fiorentina, Commisso mi ha fatto un favore: ha spiegato a Sarri cosa significa lavorare nella Juventus. Lo ringrazio”

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