libri

Andrea Camilleri: tutti i “giochi” dello scrittore

Nella «Piccola enciclopedia di giochi per l’infanzia» si scoprono i riti ludici che l’autore praticava da bambino, come quando lanciava un ciottolo in mare...

di Salvatore Silvano Nigro

(Getty Images)

4' di lettura

Camilleri si presenta, massiccio, sulla soglia del libro. Sta ritto davanti a un quadro di Pieter Bruegel il Vecchio nel Kunsthistorisches Museum di Vienna. Il dipinto esposto è del 1560 ed è intitolato Giochi di fanciulli. Camilleri conta gli ottantaquattro giochi infantili raffigurati: tutto un inventario festoso di corse, salti e schiamazzi all’aria aperta. E si lascia cogliere dalla nostalgia, mentre dà ascolto al saviniano «bambino prolungato» che ogni adulto porta dentro di sé. Si ricolloca negli anni 1927-’35, nell’angolo di Sicilia che in letteratura prenderà il nome di Vigàta, e richiama alla memoria una manciata di quei magici «riti ludici», di quei giochi poveri che ha praticato quand’era bambino. Lascia così che scorrano nel ricordo le suggestive designazioni dialettali dei trastulli bambineschi d’una volta, quasi fossero fantasmi linguistici, formule arcane: cavaseddru, cippu, cumerdiuni, giammarita, manulesta, tòrtula, aggibbari, cuncirtinu. Camilleri interroga le parole, e intreccia le definizioni con sintetici racconti.

Che cos’è, per esempio, la giammarita? I dizionari del dialetto siciliano non aiutano. Parlano di «tegole» e di «mattoni». Camilleri è quindi costretto a fare da sé, come per lo stesso gioco aveva fatto Alessandro Manzoni che s’era trovato a dovere scegliere tra un «ciottolino» (nel Fermo e Lucia) e una «piastrella» (nei Promessi Sposi del ’27), fino a scegliere un toscanismo che entrerà nella lingua italiana come neologismo e starà a indicare il gioco del «rimbalzello»: «Bisogna saper che il [ragazzino] Menico era bravissimo a fare a rimbalzello; e si sa che tutti, grandi e piccoli, facciam volentieri le cose alle quali abbiamo abilità: non dico quelle sole». Con questo mezzo sorriso fra le labbra, Manzoni chiese all’illustratore Gonin una vignetta che «spiegasse» il gioco.

Loading...

Camilleri, messi da parte tegole e mattoni, con un altro mezzo sorriso di compiacimento annota: «La giammarita, dalle mie parti era (non so se ancora è) ciottolo levigato dal mare o dal fiume, di forma circolare, schiacciata. Impugnata tra pollice e indice ricurvi, veniva scagliata con forza sul mare quand’esso era di calma piatta, in modo che la giammarita più volte rimbalzasse sulla superficie senza sprofondare in acqua». Su un lago manzoniano o su un mare camilleriano, siamo di fronte allo stesso gioco «elementare e primario» del rimbalzello che, come in Camilleri, può avere un ulteriore complemento in quanto gioco competitivo: «Vinceva chi riusciva a far fare più balzi alla propria giammarita. Ogni giocatore ne doveva avere una buona riserva, perché naturalmente ogni lancio costava la perdita della giammarita adoperata».

Un bottone

Il gioco dell’Aggibbari (nel quale si lanciava una sfida per indovinare quanti buchi avesse un bottone: «Lo sfidante, tirato fora dalla sacchetta un bottone, lo teneva tra il pollice e l’indice e curvato in modo da nascondere alla vista il numero dei buchi che c’erano nel bottone domandava: Ci aggibbi ccà? Come dire: ci stai al gioco? Lo sfidato, era un rituale, doveva rispondere: Ci aggibbo») si ridisegna in racconto. E si apre a una scena da film muto: «Aggibbari aveva questo di buono, che poteva essere giocato senza parole. Lo sfidante con la mano chiusa a cacòcciola mimava la domanda sul numero dei fori, lo sfidato dava la risposta con le dita di una mano. Due miei compagni di classe usavano giocare quando uno dei due si trovava impegnato alla lavagna. Il gioco, in questo caso, era seguito da tutti con gran divertimento. Solo il maestro non s’accorgeva di niente».

Il Cuncirtinu era un piccolo concerto effettuato con strumenti improvvisati: pietre, rami, recipienti di creta, foglie da far vibrare tra le labbra, fischietti ricavati da ossi di albicocca, zufoli. Camilleri lo addobba con il ricordo di un episodio della sua carriera di regista teatrale: «Quando decenni e decenni dopo misi in scena, al Teatro di Tindari, la versione siciliana fatta da Pirandello del Ciclope di Euripide, volli che i Satiri suonassero gli strumenti del cuncirtinu della mia infanzia. Stavolta, a orchestrare e dirigere, c’era un vero musicista. Ne venne fuori un effetto singolare».

Stefano Salis chiude il libretto di Camilleri con un elegante racconto critico. E porta all’attenzione del lettore U iocu d’a musca: l’ultimo della raccolta, strategicamente. Il gioco veniva praticato da maggio a settembre, quando le spiagge venivano asciugate dal sole: «Ci si distendeva, sei o dieci ragazzi, in cerchio a pancia sotto sulla spiaggia e ognuno metteva al centro, all’altezza della propria testa, una monetina da venti centesimi. Sulla propria monetina ogni giocatore abbondantemente sputava. Poi si restava immobili, magari per ore, in attesa che una mosca andasse a posarsi su un ventino. Il proprietario del ventino prescelto dalla mosca vinceva i soldi puntati da tutti gli altri ... severamente proibita, durante il gioco, la lettura: il fruscio delle pagine voltate avrebbe potuto indurre la mosca alla fuga o a un cambiamento di rotta. Parimenti proibito parlare». Alla secca minuzia della descrizione fa seguito la partitura emotiva di una considerazione: «Sono fermamente persuaso che nel corso di questo gioco, durato anni, si sono decisi i nostri destini individuali: troppo tempo impegnavamo nella pura meditazione su noi stessi e il mondo. E così qualcuno divenne gangster, un altro ammiraglio, un terzo uomo politico. Per parte mia, a forza di raccontarmi storie vere e inventate in attesa della mosca, diventai regista e scrittore».

Piccola enciclopedia di giochi per l’infanzia, Andrea Camilleri, Henry Beyle Edizioni, Milano, pagg. 86, € 56 (edizione numerata), € 26 (edizione economica), con nota di Stefano Salis

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti