Studenti e ricercatori

Anelli (rettore della Cattolica): l’università deve educare al senso critico

di Redazione Scuola

2' di lettura

L'emergenza sanitaria ci ha messo di fronte a una «carenza di tipo culturale, di tipo
epistemologico», lo ha detto al Meeting di Rimini il rettore dell'Università Cattolica del Sacro cuore Franco Anelli. «Dopo aver delegato il potere agli scienziati in una specie di società platonica con il mantra “facciamo quello che dice la scienza” la gente ha cominciato a considerare gli scienziati degli stupidi e incapaci perché si diceva “si contraddicevano”. In realtà - ha osservato - quello è il metodo scientifico: fare delle ipotesi, verificarle o falsificarle. Ma una società non colta non capisce questo fenomeno, questa dinamica, non si fida della conosce altrui. Perché per fidarsi della conoscenza altrui bisogna essere a propria volta portatori di una qualche e diversa conoscenza».

Anelli ha ricordato la «funzione formativa ed educativa delle università» che «non sono produttori di conoscenza nuova, di base o applicata, ma sono portatori di conoscenza, generano persone nuove». E allora, osserva, oggi occorre, più che mai,«costruire una società con una cultura maggiormente diffusa ed educata» proprio perché tutti riconoscono di essere a cavallo di epoche di grandi cambiamenti.

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«La transizione ecologica e quella digitale sono, a mio avviso, la fine della società industriale come la conosciamo da un po' più di due secoli - ha spiegato il rettore - la “pain factory” di Adam Smith staper non esserci più perché quella società industriale che abbiamo costruito sui combustibili fossili nel tempo dovràportarci a qualcos'altro».

Inoltre, come si è potuto sperimentare durante l'emergenza Covid «la digitalizzazione non è soltanto un modo più rapido e più veloce e snello di fare certe cose, è qualcosa di profondamente diverso, ha a che fare col modo in cui la gente comunica, col modo con cui si prendono decisioni». Ma sta cambiando anche il «modo in cui si forma il consenso politico». Secondo Anelli «è evidente che il “clash of civilization” di cui si parla da ormai vent'anni sta segnando se non la frantumazione almeno l'arretramento del mondo socio-politico che abbiamo di fronte: molti cominciano a pensare che i dominatori del futuro non saranno più delle potenze in cui il potere organizzato e scelto e costruito secondo i processi che sono proprio per noi delle democrazie costituzionali, ma sarà nelle mani di soggetti che sono organizzati in un modo diversi».

Per Anelli, il tema non è solo quello di avere una società ricca di capitale umano, ma di costruire - per farlo non basta fare discorsi «alti» occorre anche pensare a come formare i giovani - una società «colta», fatta di persone che avvertono una sollecitazione alla responsabilità personale, e che soprattutto capiscano di dover pensare qualcosa di nuovo, di dover essere «creativi», per trovare le risposte a interrogativi ed esigenze nuove, per le quali il passato non offre facili chiavi di lettura. Si tratta di individuare nuovi percorsi e modalità ormative, operare scelte complesse tra università «selettive» e «inclusive», predisporre strumenti di formazione continua.

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