LA CRISI DEL CORONAVIRUS

Anfia, Unrae e Federauto concordano: servono misure shock per l'auto in Italia post Covid-19

Il lockdown e il conseguente crollo del mercato richedono misure eccezionali per non far affondare il compoarto nei prossimi mesi

di Alfonso Rizzo

default onloading pic
(Yuri Bizgaimer - stock.adobe.com)

Il lockdown e il conseguente crollo del mercato richedono misure eccezionali per non far affondare il compoarto nei prossimi mesi


3' di lettura

Cosa cambierà per l'auto al termine dell'attuale emergenza sanitaria? Oltre alle pesantissime perdite di vite umane, la crisi sanitaria porterà inevitabilmente a una crisi economica per l'intero Paese, anche e soprattutto per un settore come quello dell'Automotive che rappresenta il 10% del PIL italiano (nel 2019 ha generato un gettito fiscale di 75 miliardi di euro).

È un settore trainante dell'export e dà lavoro a circa 1,2 milioni di persone nell'intera filiera. Ne hanno parlato ieri nel corso di una diretta streaming su Internet organizzata da Ruote in Pista (il magazine TV di Publieditor) i tre presidenti delle principali associazioni di categoria nel nostro Paese: Paolo Scudieri di Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica), Michele Crisci di Unrae (Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri) e Adolfo De Stefani Cosentino di Federauto (Federazione italiana concessionari auto).

Le proposte di sostegno presentate dall'Unrae prevedono la modifica dell'attuale formulazione dell'ecobonus con l'aggiunta di una nuova fascia di veicoli virtuosi e il riallineamento fiscale agli standard europei per i veicoli aziendali nuovi. Proposte che incontrano il favore delle altre associazioni intervenute per favorire la tutela della stabilità occupazionale, la protezione e il rilancio dell'industria e dell'indotto. Il lock-down delle attività italiane ha infatti riguardato anche il comparto della distribuzione, già in gravi difficoltà da tempo. La prolungata chiusura dei concessionari sta mettendo in ginocchio l'intero sistema, rischiando di minare la sopravvivenza di molte aziende concessionarie.

Un problema da affrontare subito per via della crisi di liquidità che sta interessando i dealer, ma anche nel momento della ripartenza, come ha spiegato Cosentino: «Alla ripartenza sarà difficile recuperare le mancate vendite di marzo e aprile. Dal momento che non è solo l'auto ad essere in crisi, ma tutto il sistema produttivo italiano è in affanno, alla ripresa riteniamo che i primi acquisti degli italiani saranno concentrati sui beni di consumo e non su quelli durevoli. L'auto non sarà probabilmente il primo pensiero di acquisto, quindi la ripresa non sarà immediata. Nel momento della ripartenza potremmo trovarci con gran parte delle imprese della vendita chiuse per mancanza di liquidità dopo due-tre (forse 4?) mesi di sofferenza».

Crisci ha sottolineato come l'industria sta pensando ai propri dealer: «Molte aziende stanno intervenendo sul fattore liquidità nei confronti delle proprie reti vendita mettendoli in una situazione di ragionevole tranquillità, dilazionando i pagamenti, incrementando la marginalità e aumentando i bonus; tutti interventi che hanno un costo per i produttori, ma sono indispensabili per poter disporre di una rete di vendita alla ripartenza». Come ha ridadito Cosentino: «Alcune Case hanno stupito per la disponibilità e per la ricerca di strumenti per garantire la sopravvivenza dei concessionari in questo periodo di chiusura e quindi di mancate vendite, anche se purtroppo c'è da notare che altre hanno sottovalutato l'impatto del problema, avendo probabilmente già molte questioni “interne” aperte e non volendo o non potendo affrontarne ulteriori».

Secondo Scudieri, le azioni messe in campo dai produttori saranno molteplici: «Abbiamo rilevato prese di coscienza da parte dell'industria affinché la rete possa essere salvaguardata. Ci aspettiamo azioni finanziarie di supporto o di prodotto, cambiamenti nelle modalità di cessione delle auto con sistemi di volta in volta diversi a seconda della fascia di mercato. Molteplici azioni sono allo studio strettamente collegate alle “armi finanziarie” che saranno messe a disposizione dell'industria per far fronte all'emergenza». Secondo il presidente di Anfia, quando il mercato si riprenderà «sarà il momento di inventarsi qualcosa per allargare i propri mercati di riferimento oltre l'Italia a Paesi non ben rappresentati per esportare i prodotti».

Scudieri sostiene inoltre che sarà necessario per l'industria ottenere incentivi sulla fiscalità: «penso a una conversione delle rendite fiscali nel periodo d'imposta, a finanziamenti agevolati con rimborsi a 15 anni garantiti dello Stato, all'accelerazione del periodo per ottenere il rimborso sui crediti d'imposta e a strumenti per sostenere ricerca e innovazione. Non credo che l'Italia possa farcela da sola a uscire da questa “guerra”, pertanto sarà necessario un intervento dell'Europa nel suo insieme». Tutti e tre gli esponenti delle associazioni di categoria sono inoltre concordi nel ritenere che il post-crisi porterà a un cambiamento nella mobilità individuale, con una crescita sul lungo periodo dell'utilizzo dell'auto rispetto a mezzi pubblici, treni ed aerei «perché tutti ci sentiremo più tranquilli e sereni a viaggiare in auto in tutta sicurezza, intesa non solo a livello della nostra salute personale – con una riduzione delle possibilità di contagio dal virus –, ma anche come sicurezza intrinseca data dall'evoluzione tecnologica del prodotto».

Soprattutto in Italia, Paese della passione per antonomasia «il termine “auto” non è soltanto sinonimo di “automobile”, ma anche di “autonomia”. Abbiamo voglia di muoverci, incontrarci, stare insieme, di socialità: per questo l'auto si riprenderà perché dà autonomia e maggiore sicurezza a tutti noi» ha concluso Cosentino.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...