diplomazia al lavoro

Angela Merkel torna a parlare con Putin: dalla Siria all’Ucraina, riparte il dialogo

di Antonella Scott


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Angela Merkel e Vladimir Putin a Sochi

4' di lettura

Dopo due anni, Angela Merkel è ritornata in Russia. A Sochi ha incontrato Vladimir Putin, e a fianco del presidente russo ha ripercorso i legami che uniscono i due rispettivi Paesi, mettendo l’accento sull’economia, e i fronti in cui è necessario rilanciare la collaborazione con Mosca, dalla Siria all’Ucraina. Su cui, al di là del desiderio comune di trovare soluzioni, le divergenze restano profonde. Nei mesi passati la leader tedesca aveva ripetuto che sarebbe tornata da Putin solo in seguito a una de-escalation consistente nel Donbass. Cosa le ha fatto cambiare idea?

«Vale sempre la pena proseguire il dialogo, altrimenti si cade nel silenzio e ci si comprende sempre meno», ha detto il cancelliere tedesco. Tra una sessione di colloqui e l’altra, nella residenza Bocharov Ruchei sul mar Nero, Putin e Merkel hanno condotto una conferenza stampa rispondendo alle domande di giornalisti russi e tedeschi. A proposito della crisi ucraina, Angela Merkel ha detto di augurarsi «che si possa arrivare al ritiro delle sanzioni contro la Russia, in seguito alla realizzazione degli accordi di Minsk». Che non hanno bisogno di una riedizione, ma semplicemente di essere rispettati. Su questo i due leader sono sulla stessa linea, anche se Putin non ha cercato di smussare gli angoli mentre ha ripetuto la propria opinione sulle responsabilità delle autorità ucraine, risultato «di un golpe anti-costituzionale», nella creazione del fossato che sta allontanando sempre di più le due regioni separatiste di Donetsk e Luhansk dal resto dell’Ucraina, dopo l’imposizione di un blocco commerciale deciso da Kiev.

Sul fronte siriano, Putin ha invocato un’indagine credibile e indipendente sull’attacco chimico del 4 aprile contro il villaggio di Khan Sheikhoun, nella provincia di Idlib, attribuito da Europa e Stati Uniti al regime di Bashar Assad. E in seguito al quale, pochi giorni dopo, Donald Trump ha ordinato un raid missilistico sulla base siriana di al-Shayrat.

Al centro dell’attenzione anche i diritti umani: in seguito alle testimonianze sulle detenzioni e le torture subite, Angela Merkel ha detto di aver chiesto a Putin di usare la propria influenza per proteggere i diritti dei gay in Cecenia, e gli ha ricordato la messa al bando dei Testimoni di Geova in Russia. Ma anche in questo caso, ai giornalisti che gli parlavano della repressione delle proteste in Russia o delle accuse di interferenze da parte del Cremlino nel processo elettorale americano, Putin ha risposto rilanciando la sfida: in Russia, ha detto, nelle manifestazioni non autorizzate le forze dell’ordine si comportano in modo molto più liberale di quanto avvenga nei Paesi europei. Mentre le accuse di interferenze nell’elezione di Trump sono soltanto voci: «Non non interferiamo mai nella vita politica interna degli altri Paesi, e ci auguriamo che altrettanto facciano gli altri Paesi nei confronti della nostra».  

Pochi oggi a Sochi si aspettavano passi avanti consistenti: lo status della Crimea e la mancanza di progressi tangibili nel Donbass impediscono alle diplomazie di sgombrare davvero il campo e ripartire. Ma la ripresa del dialogo diretto tra Putin e il suo principale interlocutore fino a due anni fa - l’ultima visita-lampo della Merkel a Mosca fu il 10 maggio 2015, boicottando la parata del 9 maggio per il 70° anniversario della vittoria sul nazismo - è una tappa importante. Come ha commentato radio Deutsche Welle, è un «segnale forte»: «Il periodo del gelo diplomatico sta forse per finire».

Secondo il politologo tedesco Alexander Rahr, citato dall’agenzia Ria Novosti, «la signora Merkel è preoccupata dal fatto che russi e americani possano prendere decisioni su Ucraina e Siria sulla testa degli europei. E quindi lei vuole un gioco comune, vuole essere presa sul serio». «Ci sono due temi che pesano sulla relazione bilaterale - ha spiegato il portavoce della Cancelleria tedesca, Steffen Seibert -. Prima di tutto l’annessione della Crimea, contraria al diritto internazionale, e poi la destabilizzazione dell’Ucraina orientale per mano di separatisti pro-russi. È un contesto difficile, che non si può ignorare. Ma è nostra intenzione assicurarci di integrare la Russia in accordi costruttivi».

Ufficialmente Angela Merkel era a Sochi anche per preparare il G20 di Amburgo, il vertice che riunirà le venti maggiori economie mondiali in luglio. In quell’occasione Putin e Trump potrebbero vedersi per la prima volta. Ma secondo il quotidiano russo Kommersant, che ha citato fonti diplomatiche americane e russe, l’occasione potrebbe presentarsi anche prima, a fine maggio dopo il G7 di Taormina. Qualcosa di più potrebbe trapelare in seguito alla telefonata tra i due presidenti annunciata per questa sera. La terza dal giorno dell’inaugurazione di Trump, ma la prima dopo il raid missilistico americano sulla base siriana di al-Shayrat. Accanto ad Angela Merkel, Putin ha lasciato trapelare la possibilità di iniziative congiunte russo-americane sul fronte siriano: «Senza la partecipazione degli Stati Uniti - ha detto il presidente russo - è impossibile risolvere il problema siriano in modo efficace».

Martedì il portavoce del presidente russo, Dmitrij Peskov, ha anche confermato l’arrivo a Sochi del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che incontrerà Putin il 17 maggio.

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