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Angela Missoni: «Collezioni tagliate, ma nuove aperture già nel 2020»

La casa di moda, partecipata al 41,2% dal fondo di Fsi, progetta per l’anno in corso 4 nuove aperture di negozi in Cina e una a Mosca.

di Monica D'Ascenzo

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(WireImage)

La casa di moda, partecipata al 41,2% dal fondo di Fsi, progetta per l’anno in corso 4 nuove aperture di negozi in Cina e una a Mosca.


3' di lettura

Missoni ha riaperto le attività proprio ieri e prepara la prossima collezione disegnata in remoto tra conference call, videochiamate e file che viaggiavano da una parte all’altra dell’Italia. Per «mettere gli spilli», come dice Angela Missoni, però bisogna riaprire i laboratori. Si torna, quindi, al lavoro con nuove sfide per le precollezioni donna e uomo che andavano presentate a maggio e invece slitteranno a giugno e luglio. Ma Missoni non gioca in difesa e, anche se con piani slittati in avanti, lavora a 4 nuove aperture in Cina entro il 2020 e una a breve a Mosca.

«Abbiamo imparato un nuovo metodo di lavoro che in parte si porterà avanti anche nel futuro. Ci stiamo allenando tutti ad adattarci a un nuovo sistema. Anche le modelliste sono andate a casa con il loro computer per poter continuare a lavorare durante i mesi scorsi. Ora che abbiamo riaperto i capi vanno realizzati, per cui ci vuole la manodopera e deve essere sul luogo» spiega Angela Missoni, direttrice creativa e presidente di Missoni durante la diretta Instagram ’Postcovid - Il mondo che verrà’ in onda alle 12.30 tutti i giorni sull’account del Sole 24 Ore.

«Abbiamo ridotto del 25% le collezioni da presentare e andranno in vendita dopo la metà di giugno» sottolinea Missoni, che spiega come: «Si venderà via web, come abbiamo iniziato già a fare dopo le sfilate di Milano. In una settimana ci siamo organizzati nella vendita online, cosa a cui non eravamo pronti, e siamo riusciti a portare a casa l'85-90% del budget. Ma nelle settimane successive, con l’aggravarsi dell’emergenza, sono arrivate le disdette. Anche l'ecommerce, in questi mesi, ha sofferto a causa della chiusure dei magazzini come nel caso di Net a Porter. Le vendite sono state ferme, perché evidentemente le persone non hanno avuto voglia di acquistare. E poi c'è da chiedersi se e come torneranno a comprare e come, perché nessuno vuole il mondo e la vita di prima».

La sfilata Missoni per l’autunno-inverno 20-21

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Un futuro, quello della moda, tutto da ridisegnare. «Il 64% del nostro fatturato veniva realizzato all'estero, a cui va sommata la parte di fatturato che veniva realizzata con il turismo in Italia. Ora le vendite derivate dal turismo verranno a mancare, speriamo siano almeno in parte compensate dal mercato domestico» sottolinea Missoni, che precisa anche:  «Abbiamo cercato di assicurare la cassa all'azienda per sopravvivere a questo periodo e nel frattempo ri-immaginarsi una nuova strategia per il futuro».

Un futuro per il quale Missoni ha un partner importante, il fondo FSI Mid-Market Growth Equity, entrato nel capitale nel giugno del 2018 con una quota del 41,2% a seguito di un aumento di capitale da 70 milioni di euro. «Continuo a pensare in che situazione saremmo oggi se non avessimo fatto questa operazione. Avere un partner di questo calibro è un grande sostegno e sai che se ci fosse bisogno ci sono anche finanziariamente a sostenere l'azienda. E' assolutamente una spalla basilare per le nostre strategie future». Strategie che prevedono una crescita nella rete retail a livello internazionale con un’apertura a breve a Mosca e 4 aperture in Cina, dove il brand non è ancora presente. Tanto più che la reazione dei cinesi, appena usciti dalla quarantena, è stata quella di mettersi in coda fuori dai negozi delle grandi griffe europee.

Certo le stime per il sitema moda italiano nel 2020 non sono affatto incoraggianti: le stime della Federazione Moda Italia indicano una flessione del fatturato del 50%. «Secondo me non ce la caviamo se non con un -30% dicevo all'inizio. Ora potremmo essere al 35%. È quello che stiamo mettendo a budget a seconda delle aperture che riusciremo a fare. Per il sistema moda Italia spero si tratti di una perdita del 35-40%. Però potrebbe essere anche il 50%, purtroppo».

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