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Angelo Moratti: «Ritorneremo a investire in startup entro fine 2020»

Milano Investment Partners, con il primo fondo che ha raccolto 100 milioni, ha investito in 10 società innovative del comparto lifestyle finora.

di Monica D'Ascenzo

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Milano Investment Partners, con il primo fondo che ha raccolto 100 milioni, ha investito in 10 società innovative del comparto lifestyle finora.


5' di lettura

I venture capital devono saper anticipare i trend del mercato e per capirlo a volte basta guardarsi alle spalle. Questo il metodo di lavoro di Angelo Moratti, presidente esecutivo del family office Angel Capital Management e di Milano Investment Partners Sgr attive negli investimenti in scaleup. «Quando arriva una crisi epocale di queste dimensioni la prima cosa da fare è andare a vedere le lezioni che vengono dalle crisi mondiali passate. Nel ‘29 nacque Disney, negli anni ‘70 nel mezzo della crisi petrolifera è nata Microsoft e poi dalla crisi dei primi anni 2000 si sono affermate Google, Apple, Amazon. Tre società che hanno vinto le battaglie all’interno dei loro settori. Infine il 2008 ha generato 3 aziende, che hanno creato forte disruption nei settori di riferimento: Uber, Airbnb, Tesla. Cosa genererà questa crisi?». E soprattutto in queli settori e in che direzione? Di certo in Italia non nascerà la prossima Tik Tok, spiega Moratti, perché «non possiamo competere con altri hub interazionali su questo terreno. I settori che, a nostro avviso, si svilupperanno sono la logistica con il delivery, il video conferencing, l’online education, l’online gaming, il fintech, oltre ai grandi pilastri dell’intelligenza artificiale e ecommerce. L’Italia, però, deve puntare sulle sue eccellenze: fashion, food, design e travel».

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Guardando oltre il mondo delle startup, secondo Moratti, ci sono ancora troppi segnali, comunque, che invitano alla cautela. «Buffett nel 2008 ha salvato General Electric ed è entrato nel capitale di Goldman Sachs. Ad oggi, invece, lo stesso Buffett non ha ancora investito. Non solo, ha venduto tutte le quote di partecipazione nelle linee aeree. E ha ridotto la sua quota in Goldman Sachs. E' ancora in un mood di wait and see, perché c'è una possibilità che la crisi non sia ancora finita se si guardano i dati americani» sottolinea, proseguendo poi: «Lo stock market ai livelli di oggi è sopravvalutato se si guardano le stime dei multipli degli Ebitda nei prossimi anni, come se il mercato scontasse già la ripresa. Per riassorbire quei 40 milioni di disoccupati degli Usa ci serviranno alcuni anni, ma il mercato non lo sta considerando. C'è troppa liquidità messa in gioco e il mercato non riesce a riallinearsi».

Sul comparto delle startup, ancora una volta, secondo Moratti è necessario guardare alle best practise estere per lo sviluppo dellàecosistema italiano. «Il modello inglese ha fatto un buon lavoro. C'è stato un processo di defiscalizzazione sugli invstimenti in startup dieci anni fa e ha creato il meccanismo importante che ha poi fatto decollare l'ecosistema. Da lì è nato l'Aim che è diventato immediatamente un mercato internazionale per startup e scaleup» sottolinea il presidente di Mip, aggiungendo: «L'aiuto da parte del governo è importante ma deve essere il primo passo. In realtà ci sono altri player che devono fare il loro come le università ad esempio. Le fondazioni dovrebbero iniziare a investire nei venture capital. Sono stati fatti passi avanti importanti, ma l'Italia resta indietro rispetto a Germania, Inghilterra e Francia. Ci vuol tempo per creare un sistema maturo perché le normative ci sono».

Mip, specializzata in venture growth, punta con il primo fondo da 100 milioni, investito in 10 operaioni per metà della dotazione, proprio su questi comparti come dimostrano gli investimenti in Miscusi, Colvin, Velasca, Manebì, Horizn Studios e Exoticca. «Investiamo e ci alleiamo a imprenditori giovani che hanno la capacità di innovare anche business tradizionali nel comparto life style. Queste capacità sono state preziose in questo periodo di emergenza per riconvertire o ampliare nel periodo di lockdown i business model» spiega Moratti, che aggiunge: «Quando investi in una società devi essere sicuro che sia solida e possa reggere qualsiasi contraccolpo. Se l’imprenditore riesce ad innovare durante la crisi, ne può uscire migliore di prima. Servono, però capacità creativa e cassa per poter superare i momenti peggiori».

E proprio su questo è impegnato il team di Mip, guidato da Paolo Gualdani, in questa post emergenza: «Ci stiamo concentrando sull’analisi della situazione di cassa delle società in portafoglio. Se ci sono società con poca cassa a monte di una crisi, c’è stato un errore di valutazione del fondo e bisogna correre ai ripari. Se si guarda all’ecosistema italiano, all’incirca il 30% delle startup dovranno essere ricapitalizzate dopo questa emergenza e questo metterà le realtà a dura prova. Nel prossimo anno, infatti, i fondi saranno impegnati in operazioni di follow on e per i nuovi investimenti guarderanno a business con elevata capacità di profittabilità» osserva Moratti, che prosegue: «Abbiamo investito metà del fondo ricevuto in 10 operazioni. Poi con l'epidemia, il mondo si è ibernato per 6 mesi, quindi la macchina che si deve mettere in moto per la raccolta del nuovo fondo partirà più tardi rispetto al previsto. Abbiamo ancora metà del patrimonio da investire, 50 milioni di euro, i cui parte andranno in follow on e parte in nuovi investimenti».

Il mercato, comunque, si fermerà, nonostante in questi ultimi mesi abbia registrato un deciso rallentamento. «In parte mi aspetto un rallentamento degli investimenti esteri in Italia, ma perché nei prossimi 3-4 mesi avverrà la stessa cosa a livello mondiale. Sulla piazza di Milano, però, sono abbastanza positivo perché nel sistema c’è liquidità grazie anche alle azioni delle banche centrali. Dall’inizio del 2021 si tornerà ai livelli pre emergenza, ma con un’attenzione particolare alla qualità dell’ecosistema imprenditoriale» sottolinea Moratti, che prosegue: «Siamo molto aggressivi nell’analizzare opportunità di investimento, quindi in questo momento ci siamo mossi e stiamo guardando decine di imprese con modelli di business interessanti che hanno bisogno di un sostegno finanziario. Sulla piazza italiana ci sono fior di imprenditori straordinari che hanno saputo reagire bene alla crisi e contiamo di concludere investimenti nei prossimi sei mesi. Siamo ottimisti sul segmento life style di venture capital dove operiamo». C’è da dire che cambieranno anche le scelte delle imprese e di conseguenza dei fondi dopo l’emergenza: «Questa crisi ha accelerato la transizione verso un fare impresa più sostenibile. Le imprese dovranno, infatti, rispondere alle esigenze della generation z, che rappresenterà i consumatori del futuro. Non puoi pensare di avviare un'azienda nel consumer tech che non abbia preso in considerazione queste tematiche: non è una scelta ma è un dovere. Il concetto di sosstenibilità non è più legato solo all'ambiente ma anche alla persona che deve essere messa al centro» sottolinea il presidente di Mip.

Cosa manca all’ecosistema italiano epr fare un salto di qualità? «In Italia serve l’integrazione fra grandi aziende e mondo del venture capital. Le grandi imprese dovrebbero destinare parte della loro liquidità in investimenti diretti in startup che siano sinergiche con il loro core business». E il modello a cui pensa è quello di Intel e di Google Venture. Certo Milano non è la Silicon Valley, ma secondo Moratti potrà dire la sua nell’ambito degli hub europei.

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