MEPHISTO WALTZ

Angelos et daemonos


2' di lettura

 Dopo quella confusion de confusiones creata dalla task force dell’Ade, che ha portato l’orbe terracqueo all’impazzamento, prendiamoci un attimo di tregua (sebben luciferina) per un bel giro d’orizzonte. Caspita: un’autentica beffa le immagini correnti del Cavaliere di Arcore, sempre più somigliante a Mao Tse Tung, e non serve aggiungergli il neo sul volto. A ben vedere, pure il suo amico zar di Russia ha preso sembianze analoghe. Le stesse che sfodera Greta con quell’aria un cicinìn down-ish, come malignamente si dice a Londra. Senza bisogno di scomodare Cesare Lombroso (1835-1909) padre dell’antropologia criminologica contemporanea, mito della fisiognomica. Il quale però si beccò la critica di “essere uomo di genio senza talento”, in aggiunta alla sberla di Tolstoj, che per il facies poco rassicurante l’aveva definito “di aspetto cretinoso o degenerato”. E l’altro di rimando lo bollò: “vecchietto, ingenuo e limitato”. Sconsigliabile ai deboli di cuore il Museo di antropologia criminale di Torino, a lui intitolato, con 684 crani e 183 cervelli di lestofanti, un centinaio di migliaia di foto di prostitute e briganti, con piante carnivore e il suo scheletro, assieme alla faccia in formalina, ora non esposta, peccato. Per noi satanelli una festa, come andare alle giostre. Lasciamo invece ai nostri fratelli non ribelli, quelli di lassù, il piacere di bearsi allungando occhi e orecchie verso la Terra onde non perdersi, finalmente, due capolavori alla Scala: Quartett di Luca Francesconi, opera contemporanea che col procedere entra in testa come un classico, e uno straordinario Giulio Cesare di Händel (1724) reso più presente che mai da Carsen. Con una Cleopatra che non fa rimpiangere la Bartoli. Che tristezza però trovarsi “comme d’habitude”  nella sala vuota, al concerto di Simon Rattle, inedito pianista per la moglie Kozenà. Meglio volare giù a Parma, al Festival Verdi di Anna Maria Meo, acchiappando una Luisa Miller a San Francesco in Prato, da brivido, e al Teatro Regio un Nabucco che passerà alla storia per la regia superba di Ricci & Forte. Frizzi e lagne, dal loggione. Ma a Parma l’ascolto è carnale, per tradizione, e anche un po’ da circenses.

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