danza

Anime fragili come vetri nello Zoo di Neumeier

Il dramma assume emozionanti luci nuove, grazie alla commovente Alina Cojocaru

di Silvia Poletti

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Il dramma assume emozionanti luci nuove, grazie alla commovente Alina Cojocaru


2' di lettura

AMBURGO. Seguendo il percorso tracciato dai titoli di John Neumeier, ad ottant'anni ancora incredibilmente creativo, alcuni punti fermi della sua poetica tornano costantemente, ma sempre rinnovati. La memoria e il sogno, il contrasto tra la realtà e il rimpianto sono pilastri delle sue drammaturgie coreografiche dove ogni elemento - luci, costumi, musica, vocabolari di danza- sono necessari e pertinenti.

Ogni volta la prospettiva è diversa, come le suggestioni, ora musicali ora letterarie, ma i temi sono sempre quelli, ammantati da un senso struggente di nostalgia.

Nello scegliere di creare Zoo di vetro andato in prima assoluta alla Staatsoper, Neumeier così non solo rende omaggio alla propria cultura d'origine con il dramma di Tennessee Williams ma rivolgendo un empatico sguardo ai due infelici fratelli Wingfield - il poeta Tom frustrato dalla prigionia affettiva cui riuscirà materialmente a scappare e la zoppa Laura, la cui unica fuga possibile invece resterà nel sogno cullato dai suoi vetri cangianti - evoca immagini di condizioni esistenziali fatte di irrequietezza e illusioni, condivisibili e comprensibili.

1939
In una cornice scenica che rimanda al periodo del dramma -1939- in un divenire di scene in dissolvenza che in un rutilante flusso di invenzioni teatrali tiene incollati alla poltrona per oltre due ore Neumeier ci fa entrare nelle anime dei Wingfield, tracciando dei ritratti psicologici possenti, che entrano nelle pieghe più oscure: il suo sguardo è filtrato da Tennesse, costantemente presente in scena a “ricordare” la propria vita trasfigurata dall' arte, vero Doppelgänger di Tom con il quale condivide il ciuffo nero e la rabbia verso la madre Amanda,indomita ex bella del sud.

Basterebbe il quartetto iniziale tra i tre personaggi e il loro autore, intorno al tavolo in cui il rito del ringraziamento diventa un gioco di mani, braccia, dinamiche e scatti sul e fuori dal tavolo con spinte sempre più violente e contrappunti sempre più repressivi, per percepire l'angoscioso senso di soffocamento che pervade il legame familiare in cui i silenzi gridano furiosi.

L'unica fuga allora è la rimembranza nostalgica: per Amanda, chiusa nel rimpianto per la bellezza sfiorita, e per Laura, persa nei cinema e nei baci di Via col Vento. E' solo lì che la ragazza finalmente può fluttuare ( e noi con lei), sostenuta da ideali cavalieri, lieve e impalpabile, eterea invece che ancorata a terra dalla zoppìa che la mortifica e che la paralizza. La danza è qui lirica e toccante, tanto quanto è ansiogena nei nodi fisici di finti abbracci in cui i personaggi si imprigionano, ma poi anche briosa invenzione coreografica nelle scene della fabbrica e della scuola di dattilografia dove i due fratelli soccombono, vere e proprie prove di costruzione e sincronismo alla Bubsy Berkeley.

Su musiche di Ives, Glass, Rorem, il dramma in danza assume così emozionanti luci nuove, grazie alla commovente Alina Cojocaru, in una magistrale compenetrazione nel personaggio di Laura, cui si accosta l'altrettanto potente Felix Paquet, Tom, e poi Patricia Friza, Amanda, Edvin Revazov, Tennessee, trionfalmente acclamati.

Hamburg Ballett, Altre date Staatsoper Hamburg, 12 dicembre 2019, 13 dicembre 2019, 26 gennaio 2020, 30 gennaio 2020, 31 gennaio 2020, 26 giugno 2020

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