assenti all’inaugurazione dell’anno giudiziario

Anm, Davigo: «No al governo che vuole scegliersi i giudici»

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Piercamillo Davigo (LaPresse )


2' di lettura

«Il governo pensa di poter scegliere chi deve fare il giudice, questo non è consentito. I governi non possono scegliere i giudici». Lo dice il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo. Oggi all’inaugurazione dell’Anno giudiziario 2017 in Cassazione mancavano solo loro, i rappresentanti dell'Associazione nazionale magistrali. Quest'anno, tra gli interventi di rito seguiti all'intervento del primo presidente della Suprema Corte, non c'era quello dell'Anm.

«Un vulnus senza precedenti»
Una “prima volta”, nella storia dell'associazione delle toghe, che è servita a denunciare gli effetti pericolosi per l'indipendenza delle toghe del decreto legge 168/2016 sull'efficientamento della giustizia: misure sull'età pensionabile delle toghe considerate arbitrarie e pericolose, che danno modo in pratica all’Esecutivo «di scegliere i magistrati da trattener in servizio o da collocare a riposo», andando contro la Costituzione. Insomma, «un vulnus senza precedenti nella storia della Repubblica per quanto riguarda l’indipendenza e l’autonomia della magistratura».

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Accuse pesanti dopo tentativi di dialogo
Accuse pesanti, quelle lanciate a metà giornata in conferenza stampa dal presidente Anm Piercamillo Davigo, che arrivano dopo vari tentativi di dialogo con l'ex premier Renzi e il Guardasigilli Andrea Orlando, culminati in un incontro a ottobre in cui l'esecutivo aveva assunto «precisi impegni politici», superati a distanza di poche ore dall’approvazione con voto di fiducia del decreto sotto accusa. Quindi «nessuno degli impegni è stato mantenuto», neanche dal decreto Milleproproghe in questi giorni all’attenzione del Senato. E da Palazzo Chigi non è arrivato nessun passo indietro che venisse incontro alle richieste dell'associazione.

Le problematiche evidenziate
Oltre alla proroga del trattenimento in servizio sino a 72 anni dei soli incarichi di vertice della magistratura a preoccupare sono anche altri aspetti del decreto (poi convertito nell’ottobre scorso nella legge 197/2016), più volte censurati negli ultimi mesi. Ad esempio la distorsione creata dall’innalzamento da 3 a 4 anni del termine per poter chiedere il trasferimento da parte dei magistrati di prima nomina. (V.N.)

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