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Anm, scossone ai vertici: Poniz presidente dopo Grasso. I nuovi equilibri tra le correnti

di Giovanni Negri


Caso Csm, governo pensa a riforma della giustizia

2' di lettura

Alla fine di una giornata tesa e convulsa l’Anm rinnova i suoi vertici. Dopo ore di trattative, alla guida dell'associazione magistrati viene eletto Luca Poniz, pubblico ministero milanese e storico esponente di Area, mentre la segreteria tocca a Giuliano Caputo, Pm napoletano di Unicost. In giunta entra a questo punto anche Autonomia e Indipendenza, la corrente fondata da Piercamillo Davigo, primo presidente ormai 3 anni fa di una gestione unitaria dell’Anm poi naufragata proprio sulla scia delle contestazioni dello stesso Davigo sul fronte dei criteri con i quali il Csm procede alle nomine.

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Grande esclusa, ma era prevedibile, Magistratura Indipendente. Il cui segretario, Antonello Racanelli, si era dimesso in mattinata. Ormai insostenibile la sua linea dura, contraria alle dimissioni dei consiglieri del Csm, solo autosospesisi, coinvolti nell’inchiesta di Perugia, già proverbiale come Toghe Sporche.

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Sempre in mattinata si era dimesso dalla presidenza Anm Pasquale Grasso, da pochi giorni uscito da MI, anch'egli in polemica con la posizione ufficiale dei vertici della corrente (messi peraltro sotto pressione di una base che non pare condividerne le scelte). Una presa di distanza quella di Grasso che non gli ha però evitato le critiche espresse dagli altri componenti del “parlamentino” delle toghe, spingendolo a lasciare la presidenza.
Ma la gravità della situazione esplosa per lo scandalo che ha investito il Csm e il modello di autogoverrno stesso della magistratura potrebbe imporre già nell'immediato scelte anche drastiche ai gruppi associativi. Area ha infatti dichiarato, come segnale di discontinuità con un indifendibile presente, di non volere presentare candidati propri alle elezioni supplettive già indette per sostituire i consiglieri dimessi.

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