intervista

Anna Ascani: «Scuola-lavoro da rafforzare nei tecnici e professionali»

Per Anna Ascani vice ministra dell’Istruzione in quota Pd il “decreto precari” che arriva il 10 ottobre sul tavolo del consiglio dei ministri «è solo un primo passo – spiega –. Famiglie e studenti hanno iniziato le lezioni trovandosi di fronte un quadro inaccettabile, con un supplente praticamente in ciascuna classe»

di Claudio Tucci


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Anna Ascani, viceministra Pd all’Istruzione (Imagoeconomica)

2' di lettura

«Il taglio a ore e fondi ai percorsi di scuola lavoro deciso dal precedente governo è stato un errore. Le scuole stanno rimodulando le attività con molta fatica; le aziende sono disorientate; gli studenti ne escono penalizzati. È vero nella maggioranza ci sono posizioni diverse. Ma io penso che almeno negli istituti tecnici e professionali sia necessario un ripensamento; e dobbiamo supportare di più e meglio, anche attraverso una formazione mirata, presidi e docenti. In un Paese con una elevata disoccupazione giovanile e con un tessuto produttivo che cambia rapidamente sotto la spinta del 4.0, i ragazzi non possono terminare la scuola senza aver mai messo il naso fuori dalle proprie aule».

Per Anna Ascani, 31 anni, vice ministra dell’Istruzione in quota Pd, e un passato prossimo da membro della commissione Cultura della Camera, il “decreto precari” che arriva oggi sul tavolo del consiglio dei ministri «è solo un primo passo – spiega –. Famiglie e studenti, quest’anno, hanno iniziato le lezioni trovandosi di fronte un quadro inaccettabile, con un supplente praticamente in ciascuna classe. A settembre 2020 assumeremo 24mila precari, e apriremo le porte ad altri 24/25mila nuovi docenti con una selezione ordinaria. Confermiamo anche il vincolo di permanenza in cattedra di cinque anni, compreso l’anno di prova, per tutti i neo-ingressi per garantire la continuità didattica».

Vice ministra, anche stavolta, però, il primo provvedimento sulla scuola riguarda i precari...
Non sono d’accordo. Riguarda i ragazzi perché diamo una spallata alla supplentite, e facciamo ripartire i concorsi ordinari e meritocratici che daranno la possibilità a molti giovani laureati, in possesso dei requisiti richiesti dalle norme, di poter insegnare. Ricordo che l’età media in cattedra in Italia supera i 50 anni, un record a livello internazionale.

Certo. Ma c’è pure la didattica. E un mismatch molto forte...
Ecco questa, per me, e per il Pd, sarà la priorità. Ricreare un link stabile e duraturo tra scuole, territori e tessuto imprenditoriale. Penso agli istituti tecnici superiori, un’esperienza di eccellenza, che vogliamo far decollare, magari assieme a Mise e ministero del Lavoro. Io sono umbra, e nel mio territorio i diplomati Its vanno letteralmente a ruba da parte delle aziende locali. Dobbiamo superare i freni ideologici: nessuno vuole una scuola-azienda, e mi creda, neppure le imprese. Ma non possiamo pensare che istruzione e lavoro continuino a viaggiare su binari paralleli.

Ne ha parlato con il ministro Fioramonti?
Certo. Nei prossimi giorni inizieremo a dettagliare le priorità, anche in vista della manovra. Gliene indico tre, mie e del Pd. Valorizzazione degli insegnanti e più formazione. Un sistema di valutazione serio che sostenga e aiuti le scuole. Diritto allo studio, a partire dal costo dei libri scolastici che pesa sulle famiglie e va ridotto.

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