A tu per tu

Anna Tavano: «La finanza ora è meno creativa e innovativa, ma più sostenibile»

La co-head of global banking continental Europe di Hsbc ha una formazione insolita: cameriera a Londra, trader per Citi e dirigente per le regioni Calabria e Lombardia

di Monica D'Ascenzo

Tra privato e pubblico. Nel curriculum della manager, oltre ai 20 anni passati in finanza fra Citi e Hsbc, c'è un'esperienza di cinque anni nel pubblico: prima in Regione Calabria come direttrice generale per la gestione dei fondi nazionali ed europei e poi in Regione Lombardia come direttrice generale Infrastrutture e trasporti.

6' di lettura

«La finanza oggi è molto cambiata rispetto a 25 anni fa. È un business più regolamentato che in passato. Un paio di decenni fa lo era meno e c'era più creatività, nel bene e nel male. Bisogna ammettere che ci sono state delle esagerazioni, l'industria a un certo punto non si è saputa autoregolare. Oggi si potrebbe dire che sia meno divertente perché è tutto più standardizzato, hai molti limiti in più rispetto al passato, però è anche più sostenibile. Allora si faceva grande affidamento sulla correttezza ed onestà di ognuno, ma a un certo punto qualcosa non ha funzionato più».

In questi ultimi 25 anni Anna Tavano, oggi capo del global banking dell’Europa Continentale di Hsbc, ha vissuto la finanza sempre in prima fila, fin dai primi passi in Citi negli anni ’90 a Londra. Anni in cui la rosa di chi lavorava nell’industria era più ristretta e i protagonisti «sentivano di fare la differenza sui mercati». Anni di adrenalina per le operazioni chiuse, di notti e week-end passati in ufficio, di viaggi fra le capitali europee e di operazioni tutte da inventare. Un periodo di formazione intenso, seguito a una laurea in economia alla Sapienza di Roma, ma con tesi in Bocconi.

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L’economia scorreva nelle vene di Anna Tavano fin dalla nascita. Figlia di una famiglia di imprenditori, da bambina alla fatidica domanda «cosa vuoi fare da grande?» rispondeva: «Il medico delle aziende». «Per me voleva dire prendere un’impresa in difficoltà e aiutare a guarirla. Probabilmente derivava dal fatto che in casa sentivo parlare di commercialisti, business, bilanci. Nel tempo si è tradotto con: “Io da grande voglio fare la consulente”».

Una formazione influenzata da due figure opposte: «Mio padre mi ha insegnato il valore dell’onestà e un forte senso del dovere. Diceva sempre che non bisogna mai prendere impegni che non si possono mantenere perché la parola data va onorata. Fin da bambina, mi responsabilizzava molto e aveva grande fiducia in me. Mia madre era il contrario, era dolce, accudente e dedicata alla famiglia. Mi ascoltava e mi consigliava, era davvero la mia migliore amica, anche se c’erano delle regole non scritte. L’ho persa quando avevo 28 anni».

Gli insegnamenti del padre erano quotidiani, dalle piccole cose alle scelte più rilevanti. Come nel caso delle moto, grande passione di Tavano: «A 16 anni prendevo la moto di mio fratello, una Aprilia 125 da enduro con avviamento a pedale, non proprio semplice per una corporatura all’epoca gracilina. Non toccavo per terra e ricordo che mio padre mi disse: prima prendi la patente e poi se riesci ad accenderla puoi usarla. Con fatica la portai su una salita e la accesi a spinta in discesa. Così, mio padre mantenne la promessa e ottenni il permesso a utilizzarla. Si fidava di me, pur temendo per la mia incolumità». D’altra parte il padre non ha mai fatto differenze di genere «per lui contavano soltanto impegno e capacità. Mi diceva che avrei potuto fare qualunque cosa se mi fossi impegnata a fondo».

Un insegnamento che la manager ha messo in pratica nella sua carriera, non tirandosi indietro di fronte a sfide crescenti, a partire dal post laurea. «Avevo studiato francese, ma presto capii che era l’inglese la lingua da conoscere per il lavoro che avrei voluto fare. Così decisi di andare a Londra. Doveva essere un soggiorno di 6 mesi, invece ci rimasi per 8 anni. All’inizio, oltre a frequentare le lezioni di inglese, lavoravo come cameriera per far pratica il più possibile la lingua. Un giorno, un’amica dell’università, il cui marito lavorava in Citibank mi disse che in quella banca stavano cercando. Chiaramente il mio inglese era ancora molto elementare, ma io desideravo quel posto e per giorni ho preparato il colloquio con delle mie amiche, imparando a memoria una serie infinita di risposte a domande di ogni genere». Il colloquio andò bene e Tavano si ritrovò seduta nella divisione fixed income di uno dei più grandi gruppi bancari statunitensi e tutto partendo da Catanzaro.

Come accade spesso in strutture molto grandi, Tavano ebbe l’occasione di mettersi alla prova in diversi ambiti. «Nei miei anni a Londra stavo sul trading floor di una delle più grandi banche al mondo e vedevo le operazioni finanziarie più complesse, alcune molto innovative per quei tempi. Adoravo creare delle relazioni di fiducia con i miei clienti. Mi piaceva tutto di quello che facevo, originare strutturare e distribuire le operazioni. In quegli anni ho imparato l’importanza della disciplina nella esecuzione di operazioni complesse, in cui ogni membro del team deve portare a termine il proprio compito e supportare gli altri con l’obiettivo di raggiungere il risultato prefissato. Ho inoltre sviluppato forti competenze analitiche: creavo modelli complessi, che simulavano ogni possibile scenario».

Anni di lavoro “matto e disperatissimo”, in cui c’era davvero poco spazio per altro. «Ho metabolizzato da subito orari di lavoro molto lunghi: entravamo in ufficio di mattina alle 8 e uscivamo alle 2-3 del mattino, compreso sabato e domenica, per mesi, anzi anni. Il fallimento non era ammesso. La priorità non discutibile era chiudere al meglio le operazioni nell’interesse del cliente. In qualche modo mi sentivo educata a questo, non mi costava grande sacrificio. Con il senno di poi lo devo all’educazione che mi ha dato la mia famiglia».

Sono stati anni di crescita professionale rapida: «Se capivano che avevi le capacità ti davano sempre più responsabilità, era un po’ come buttarti in acque profonde: o nuoti o affoghi. Con il tempo sono diventata responsabile Sud Europa della mia area di competenza. Ho dovuto imparare rapidamente a gestire persone carriere e aspettative di ognuno. Non proprio la cosa più semplice per una votata ai numeri e ai risultati tangibili». La gestione del proprio team ha assunto via via un’importanza crescente, anche perché l’industria della finanza negli ultimi 25 anni è cambiata anche in questo: «La gestione del capitale umano è sempre più importante, noi “junior” una volta dovevamo garantire disponibilità assoluta senza orari o limiti, nessuna vita privata o sociale era possibile. Oggi c’è maggior rispetto per i colleghi giovani e lo trovo giusto, loro sono il futuro delle grandi organizzazioni non solo nel mondo della finanza». Un’altra sfida che ha portato Anna Tavano a sviluppare un tipo di leadership che contemperasse due aspetti apparentemente opposti, ma in realtà complementari, del suo carattere e della sua formazione: «Penso di essere molto esigente, prima di tutto con me stessa, sono determinata, ma sono anche sensibile e rispettosa delle esigenze dei colleghi. Almeno credo, bisognerebbe chiedere ai membri della mia squadra, alcuni dei quali mi seguono da anni. Loro sono consapevoli di quanto io mi spenda per le soddisfazioni di ognuno, prometto e mantengo sempre» spiega la manager, che aggiunge: «Il mondo della finanza rimane sempre molto maschile, noi donne fatichiamo molto per questo la diversità di genere è un tema che mi sta a cuore. Dedico molto tempo al mentoring, soprattutto verso le giovani colleghe, mi rivedo in loro 25 anni fa. Le supporto nei momenti di difficoltà come posso e senza riserve. Noi donne dobbiamo imparare a fare rete, a partire da noi stesse. Dobbiamo imparare a chiedere senza imbarazzo: sostegno reciproco, questa è la chiave. E prima ancora di poter chiedere dobbiamo dare appena possiamo».

La vita professionale delle donne è caratterizzata spesso da discontinuità, scelte o subite. Anna Tavano a un certo punto decise di scendere dal treno in corsa della finanza per dedicare a se stessa e alla propria famiglia del tempo. «Nel 2010 volevo prendere un periodo sabbatico, per dedicarmi a mia figlia quando incontrai per caso il neo eletto presidente della mia Regione che mi disse: “Sto mettendo insieme una squadra di giovani professionisti che si sono affermati all’estero per cambiare le cose nella nostra terra e lasciare il segno. Vorrei ci fossi anche tu tra questi. Devi impegnarti, devi fare qualcosa per la tua terra è giusto che chi ha ricevuto tanto dalla vita dia il suo contributo”» ricorda Tavano, che prosegue: «Quelle parole mi hanno fatto scattare un nuovo senso di responsabilità. Contro il parere fermo di mio marito, decisi che era il momento giusto per me per impegnarmi nella società, per dare il mio contributo, era arrivato il momento di restituire quello che avevo ricevuto, un po’ quello che gli anglosassoni chiamano give back. Mi ero messa in testa, ancora una volta, di voler cambiare il mondo, con la passione di sempre. Sono andata per la prima volta nella mia vita a lavorare nel settore pubblico, con l’ingenuità di chi ci crede, ma in certe posizioni corri dei rischi inimmaginabili. Dopo due anni e mezzo mi spostai in Regione Lombardia con una altro ruolo di grande responsabilità e man mano mi convincevo che certi meccanismi, o soluzioni non si addicevano alla mia formazione. Per questo dopo quattro anni decisi di lasciare il settore pubblico e tornare nel mio mondo, la finanza. Avevo dato il mio contributo. Il tempo del give back era finito».

Anna Tavano torna così alla finanza in Citi e poi si sposta nel 2018 in Hsbc, dove a ottobre 2021 è stata nominataco-head of global banking per l’Europa continentale, ed era già capo del global banking in italia . Per il futuro non ha un obiettivo di carriera da perseguire, ma si augura di «fare bene quello che mi piace e mi appassiona. Al massimo delle mie capacita, con dedizione assoluta. Vorrei lasciare un buon segno, contribuendo nel mondo della finanza sia al tema della diversità di genere sia a quello della sostenibilità».

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