moda e ambiente

Anna Zegna: «l’Oasi ha anticipato di decenni il Fashion Pact del G7»

Fin dagli anni Trenta l’azienda, tra i firmatari del patto per la difesa dell’ambiente, si è impegnata nella costruzione di opere sociali, come la Panoramica Zegna, oggi l’Oasi.

di Giulia Crivelli

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Fin dagli anni Trenta l’azienda, tra i firmatari del patto per la difesa dell’ambiente, si è impegnata nella costruzione di opere sociali, come la Panoramica Zegna, oggi l’Oasi.


2' di lettura

Scrittori e poeti cercano da sempre di raccontare il carattere degli italiani; lo stesso fanno gli storici, proponendo analisi e spiegazioni. Ma restano misteriose le ragioni che ci impediscono – singolarmente e come Paese – di promuovere il nostro patrimonio culturale e ciò che di meglio c’è nelle persone e nelle aziende . O almeno di farlo con la stessa efficacia di altri Paesi, a partire dalla Francia. Il presidente Emmanuel Macron ha appena ospitato il G7 delle sorprese, dal tête-à-tête a pranzo con Donald Trump all’atterraggio in elicottero del ministro degli Esteri iraniano, passando per l’annuncio del Fashion Pact (si veda Il Sole 24 Ore del 24 agosto), documento firmato da 32 protagonisti della moda e del lusso globale che ne sancisce l’impegno per l’ambiente con tre priorità: global warming, biodiversità e protezione degli oceani.

Il gruppo Ermenegildo Zegna è tra i firmatari, ma a guardar bene l’azienda biellese il Fashion Pact l’ha anticipato da decenni. L’Oasi Zegna, primo esempio italiano di mecenatismo ambientale e forse il più bello al mondo, è nata nel 1993: è un’area di circa 100 chilometri quadrati sulle colline biellesi che da 26 anni dà il suo contributo a contrastare il global warming, a proteggere la biodiversità e a promuovere la cura e la cultura dell’ambiente . Anima dell’Oasi e della Fondazione Zegna – che segue molti altri progetti di sostenibilità sociale e ambientale – è Anna Zegna, sorella di Gildo, amministratore delegato del gruppo da 1,15 miliardi di euro.

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«Mio nonno Ermenegildo, fondatore, nel 1910, del gruppo, pensava che nel bello la sua gente sarebbe vissuta meglio e avrebbe anche prodotto bellezza e qualità – racconta –. Iniziò negli anni 30 a costruire opere di carattere sociale per il benessere dei dipendenti e dei cittadini di Trivero e iniziò a pensare a una strada panoramica, la prima costruita senza fini militari o scopi industriali: inizialmente era un sentiero che conduceva agli alpeggi , negli anni diventò la Panoramica Zegna». Molti i progetti sviluppati con il Fai, altro modello italiano di tutela del patrimonio studiato all’estero: «Il 9 settembre l’Oasi partecipa alla Giornata del panorama, un’occasione unica per celebrare la bellezza del nostro territorio. Porre l’accento sul panorama è un modo per sensibilizzare all’osservazione, alla contemplazione, all’ascolto». Pochi giorni prima dell’annuncio del Fashion Pact, i 181 più influenti ceo americani – riuniti nella Business Roundtable – avevano presentato una nuova Carta etica, in cui attenzione all’ambiente e alle persone assumono pari dignità rispetto a utili e dividendi.

È seguito, giustamente, un plauso generalizzato. Eppure, di nuovo, dimentichiamo come la responsabilità sociale – anche a scapito della remunerazione di azionisti e proprietari – sia parte del dna delle aziende italiane. Per tornare a Zegna, nel 2018 oltre il 5% degli utili è stato destinato a sostenere progetti culturali, di aiuto alle comunità locali e di difesa dell’ambiente. Lo stesso vale – restando nella moda – per il gruppo Tod’s, che, a differenza di Zegna, è quotato e presenta agli azionisti, tutti gli anni, i piani di redistribuzione di parte degli utili per progetti sociali.

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