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«Annabelle 3», il ritorno della bambola più inquietante dell'horror contemporaneo

Nel weekend in sala spazio al terzo capitolo della saga dedicata a uno dei personaggi più terrificanti dell'universo di «The Conjuring»

di Andrea Chimento


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    2' di lettura

    Il cinema horror è protagonista del weekend in sala con «Annabelle 3», terzo capitolo della saga dedicata all'inquietante bambola appartenente all'universo di «The Conjuring», franchise inaugurato da James Wan con «L'evocazione» nel 2013.
    In questo nuovo episodio, la bambola malefica torna “a casa” (il titolo originale del film è proprio «Annabelle Comes Home»): i coniugi Warren, infatti, determinati a impedire ad Annabelle di continuare a seminare il caos, la riportano nella stanza dei manufatti della loro casa, rinchiusa “al sicuro” in una teca di vetro consacrata, dove non potrà più nuocere a nessuno. La coppia di demonologi e indagatori del paranormale, però, non ha tenuto conto che la babysitter della figlia potrebbe non rispettare il divieto di non entrare in quella stanza.

    «Annabelle 3», il ritorno della bambola più inquietante dell’horror contemporaneo

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    La prima curiosità relativa ad «Annabelle 3» è che dietro la macchina da presa c'è un esordiente, Gary Dauberman, che aveva sceneggiato i due capitoli precedenti e partecipato al copione di «It» di Andy Muschietti.

    Forse proprio grazie alla sua esperienza in fase di scrittura, questa suo esordio da regista risulta interessante dal punto di vista narrativo, con alcune sorprese ben assestate e un soggetto di partenza capace di appassionare.
    Decisamente più prevedibili sono invece gli spaventi, a causa di molte sequenze telefonate e di una regia che non ha sempre il giusto ritmo. Dauberman non ha il passo del già citato James Wan, ma questo terzo capitolo risulta comunque piuttosto riuscito, decisamente superiore al primo film della saga e sostanzialmente allo stesso livello del secondo.
    I fan del franchise di «The Conjuring» potranno essere soddisfatti, ma chi non fosse un fan del genere riscontrerà diverse ingenuità e anche una recitazione complessivamente poco credibile.
    Tra le novità in sala, si segnala anche «Il segreto di una famiglia» di Pablo Trapero, film argentino presentato fuori concorso all'ultima Mostra di Venezia.

    Al centro c'è Eugenia, donna che torna nella tenuta di famiglia dopo anni di assenza per far visita al padre in punto di morte. Qui stringe di nuovo un rapporto intimo con la sorella, la madre e alcuni amici di vecchia data, ma dietro quell'apparente tranquillità si celano tensioni e antichi rancori.
    Dopo «Il clan» del 2015 (che l'aveva portato a vincere il premio per la miglior regia sempre alla Mostra di Venezia), Trapero torna a firmare un dramma familiare, incentrato questa volta su storie di vita che si incrociano, tra passato e presente.
    Inizialmente coinvolgente, il film si sgonfia molto presto, cadendo nelle trappole della retorica e finendo per risultare forzato e ricattatorio, soprattutto con l'approssimarsi della conclusione.
    Molte dinamiche, purtroppo, sanno di già visto e manca del tutto quel tocco appassionato che aveva reso interessanti e coinvolgenti diversi lungometraggi precedenti di Trapero.

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