Serie tv

«Anna».Il mondo non è salvato dai ragazzi

Ammaniti cura una produzione importante di una realtà distonica, dove sopravvivono solo i bambini mentre gli adulti sono sterminati da un virus letale.

di Gianluigi Rossini

 Giulia Dragotto è Anna

2' di lettura

Ammaniti ha scritto il romanzo Anna nel 2015, basandolo su un classico “cosa succederebbe se”, e, nello specifico, “se al mondo restassero solo i bambini”. Da ex biologo, per eliminare gli adulti ha pensato a un virus contagiosissimo e mortale, che nei preadolescenti resta dormiente fino alla pubertà. I grandi muoiono tutti, i bambini sopravvivono a tempo determinato. Come riporta un’avvertenza che precede ogni episodio, Anna, serie tv (su Sky e NOW dal 23 aprile), aveva iniziato le riprese sei mesi prima dell’attuale pandemia. Insomma, interpretarla in chiave Covid è una tentazione forte, ma sarebbe un errore.

Sicilia post-apocalittica

Il romanzo è adattato con molta libertà: restano l’ambientazione, una Sicilia post-apocalittica semidistrutta, la protagonista Anna (Giulia Dragotto), che deve ritrovare il fratellino Astor (Alessandro Pecorella), rapito dalla banda dei blu. Ma nel complesso le vicende sono rimaneggiate dall’inizio al finale.

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Ammaniti ha scritto la sceneggiatura (con Francesca Manieri), ha seguito la scelta delle location e il casting, è regista: ha agito in sostanza da showrunner e i risultati si vedono, almeno in termini di coerenza stilistica dell’insieme.

Dopo due episodi iniziali un po’ fiacchi, oberati dalla necessità di presentare i personaggi, spiegare il virus e mettere in moto il racconto, Anna trova i suoi momenti migliori nella parte centrale, ad esempio, nelle sequenze ambientate a Villa Valguarnera (Bagheria), set spettacolare per la surreale sede operativa dei blu, dove la cattivissima Angelica esercita il suo dominio di terrore, una regina di cuori da Alice nel paese delle meraviglie con un’ossessione per i reality show.

Limiti: ricerca del lirismo e del pathos a tutti i costi

Anna è uno sforzo produttivo notevole, e le va riconosciuto il coraggio da andare fino in fondo nel raccontare un mondo selvaggio e spietato. Restano però alcuni dei vizi – possiamo ormai definirli Ammanitismi? – che appesantivano anche il precedente Il miracolo: in particolare la ricerca del lirismo e del pathos a tutti i costi, nella sceneggiatura e nella regia e nelle musiche.

Dove ci sarebbe un intero mondo da esplorare, troppo spesso ci si perde in montaggi poetici con riprese in controluce e un bordone ambient di sottofondo.

Anna, Niccolò Ammaniti,Sky Atlantic

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