LUSSO

Anno a due facce per il Gruppo Prada: i ricavi -8% nel secondo semestre, ma l’esercizio chiude a -24%

Le vendite retail hanno recuperato più in fretta del canale wholesale - L’area più penalizzata è stata l’Europa, mentre in Asia-Pacifico e Medio Oriente si registrano forti rimbalzi - I dividendi saranno distribuiti attingendo alle riserve

di Giulia Crivelli

3' di lettura

Nessuno è passato indenne attraverso la pandemia, in particolare nel settore della moda e del lusso. In media, le aziende hanno chiuso il 2020 con perdite di fatturato oltre il 20%, ma le medie nascondono realtà diverse e, soprattutto, i dati differiscono per quanto riguarda la seconda metà dell’anno e in particolare per l’ultimo trimestre. Come dimostra il caso del Gruppo Prada, quotato a Hong Kong e di cui fanno parte, oltre al marchio principale, Miu Miu, Church’s, Car Shoe e Marchesi 1824. Ieri il cda ha approvato i risultati dell’esercizio 2020 e fatto alcune previsioni per i prossimi mesi (nelle foto in alto, due momenti della sfilata digitale inserita nel calendario della fashion week che si è da poco conclusa a Milano).

Un anno “diviso a metà”

Gli effetti della pandemia hanno penalizzato soprattutto i risultati della prima parte dell'anno; a partire dal mese di maggio le vendite retail hanno mostrato un trend in progressivo miglioramento in tutti i mercati, fino al pieno recupero nei mesi di ottobre e dicembre rispetto al 2019. «La reazione del gruppo al contesto di emergenza è stata immediata, decisa e trasversale – si legge nel comunicato diffuso al termina del cda –. Ogni funzione aziendale ha ripensato le proprie attività e adattato l'organizzazione del lavoro, privilegiando la sicurezza dei dipendenti e la centralità del cliente».

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I numeri chiave

Ma veniamo ai dati e, appunto, alla forte differenza tra prima e seconda parte del 2020: i ricavi sono calati a cambi costanti del 24% a 2,423 miliardi, ma nel secondo semestre la perdita è stata dell’8%. Meglio le vendite del canale retail: -18% a cambi costanti per l’intero anno, -6% nel secondo semestre; peggio il canale wholesale: -49% a cambi costanti, -20% nel 2° semestre. L’ebit è positivo a 20 milioni (216 milioni nel secondo semestre, mentre il risultato netto 2020 è di -54 milioni (positivo per 126 milioni nel 2° semestre. Gli investimenti sono arrivati a 122 milioni e il capitale circolante netto è sceso, rispetto al 2019, del 5% a 667 milioni. La posizione finanziaria netta è di -311 milioni, in miglioramento rispetto a -406 milioni del dicembre 2019.

Le differenze tra mercati e aree geografiche

Diversi gli andamenti nel mondo: le vendite retail in Europa sono calate del 35% a 561 milioni. Sul trend hanno pesato l'assenza di turisti e i prolungati lockdown, con circa il 30% dei negozi chiusi nel corso dell'anno. Molto positiva invece la risposta della clientela locale in crescita in tutti i paesi, tra cui si evidenzia la Russia con un +46% sull'anno. L'Asia Pacific, si legge ancora nel comunicato si attesta a 914 milioni, superando dell'1% i livelli del 2019. La forte crescita registrata nella seconda parte dell'anno (+19%) è ascrivibile principalmente a Cina Continentale (+52%), Taiwan (+61%) e Corea (+22%).Le vendite nel mercato americano sono scese del 17% a 291 milioni, con un sostenuto recupero nel secondo semestre (+4%). Si evidenzia il Brasile che ha avuto un trend in crescita nell'anno.Il Giappone ha registrato vendite in calo del 28% a 272 milioni, penalizzato dall'assenza di turisti e dalle prolungate chiusure alle Hawaii, Guam e Saipan; i consumi locali si sono mostrati in ripresa nella seconda parte dell'anno. Nel Medio Oriente c’è stato un calo delle vendite rispetto al 2019 del 12% a 78 milioni, ma si registra una forte crescita nel secondo semestre (+26%).

Il balzo dell’e-commerce

Ai recuperi ha dato un significativo contributo il canale e-commerce che, in forte accelerazione per tutto l'anno, ha più che triplicato i livelli del 2019, «sostenuto da un'efficiente piattaforma logistica e da una customer experience sempre più immersiva».

Tornano i dividendi grazie alle riserve , cauto ottimismo dell’ad Bertelli
Il Consiglio di amministrazione - tenuto conto della mancata distribuzione dei dividendi dell'anno precedente, del trend positivo delle vendite confermato anche nei primi mesi del 2021 e non da ultimo della ben bilanciata posizione finanziaria netta - ha proposto all'Assemblea degli azionisti di distribuire un dividendo limitato a 3,5 centesimi di euro per azione, per un totale di milioni, attingendo dalle riserve distribuibili di Prada spa che ammontano a 1,6 miliardi. «Siamo riusciti a raggiungere buoni livelli di redditività e a generare un importante flusso di cassa, migliorando così la nostra posizione finanziaria – ha commentato Patrizio Bertelli, ad del gruppo Prada –. Questi risultati ci infondono fiducia per affrontare lo sviluppo che ci attende non appena terminerà la fase più critica della pandemia.»

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