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Ansaldo Energia, lo sciopero blocca Genova. Autostrada chiusa

I sindacati chiedono che l’azionista Cdp annunci la ricapitalizzazione dell’azienda

di Raoul de Forcade

4' di lettura

Tanto tuonò che piovve. È andato in scena oggi, 12 ottobre, lo sciopero con corteo dei lavoratori di Ansaldo Energia, indetto per martedì 11 ottobre e poi sospeso, per la convocazione, quello stesso giorno, dei rappresentanti sindacali presso il prefetto di Genova; un incontro terminato con un nulla di fatto, che non è servito a fermare la protesta.

E gli animi si sono riscaldati al punto che il corteo dei lavoratori, partito in mattinata, dalla fabbrica della Valpolcevera, ha imboccato anche la rampa di accesso all’autostrada in prossimità del casello di Genova Ovest e bloccato il traffico in entrata e in uscita, nonché un accesso alla strada Sopraelevata (dove i vigili urbani hanno autorizzato gli automobilisti intrappolati a fare retromarcia e a percorre la carreggiata contromano). Si sono formati, quindi, ingorghi in gran parte del Ponente e del centro città, che, di fatto, è rimasta divisa in due.

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Chiusi casello e autostrada

In conseguenza di queste azioni, che hanno comportato la chiusura dell’entrata di Genova Ovest, poco prima delle 10,30, ha comunicato Aspi, sull’autostrada A7 Serravalle-Genova è stato chiuso il tratto tra l’allacciamento con la A10 Genova-Savona e Genova Ovest verso Genova. La misura ha creato immediatamente tre chilometri di coda in A10, in direzione Genova, a partire da Genova Pegli, e due chilometri di coda in A7, verso Genova. Solo intorno alle 16,50 il tratto autostradale è stato riaperto.

«Dopo oltre 2 mesi dalla comunicazione alla Rsu della situazione economica dell’azienda (perdite per 442 milioni, con applicazione dell’articolo 2446 del codice civile, cioè la riduzione del capitale sociale, ndr) - afferma il segretario della Camera del Lavoro di Genova, Igor Magni - siamo ancora in attesa di conoscere il futuro di lavoratrici e lavoratori di Ansaldo Energia. Parliamo di un’azienda che dovrebbe essere strategica per il nostro Paese, ma in realtà manca oggi di prospettive certe e Genova non può continuare a vedere quello che resta del proprio tessuto industriale abbandonato a scelte sbagliate e a mancata progettualità».

I sindacati chiedono la partecipazione della città

Secondo la Cgil, «questa deve essere la lotta di tutta la città come lo è stata quella per il cantiere navale di Sestri Ponente, anche in quel caso avevamo ragione noi, ma servono decisioni immediate e oggi l’intervento annunciato dal prefetto, da parte di Cassa depositi e prestiti, era già previsto da una precedente ricapitalizzazione e serve a garantire il pagamento degli stipendi altrimenti a rischio, ma non va oltre».

Il riferimento, spiega, a sua volta, Christian Venzano, segretario generale della Fim-Cisl Liguria, è ai 50 milioni per gli stipendi dei lavoratori messi sul tavolo nell’incontro in prefettura: «quelli erano - sottolinea il sindacalista - l’ultima tranche della ricapitalizzazione iniziata nel 2019. Cdp, invece, come ha riportato il prefetto nell’incontro, ha spiegato che di questi 50 milioni ne erogherà solo 36, perché Cdp ha accertato che, al 30 settembre, la liquidità minima necessaria all’azienda è proprio di 36 milioni di euro».

La richiesta: «Cdp ricapitalizzi»

Dunque, chiosa Venzano, «da parte di Cassa depositi e prestiti sarà dato all’azienda un importo addirittura inferiore di quanto dovuto. Questo è inaccettabile ed è un segnale contrario a quello che vogliamo: Cdp deve ricapitalizzare e investire per mettere in sicurezza e rilanciare l’azienda».

«Siamo di fronte ad una situazione paradossale - aggiunge Andrea Capogreco, Rsu Fim-Cisl - in cui Ansaldo Energia, dove l’azionista di maggioranza è il Governo, attraverso Cdp, con l’88%, si trova in grandissima difficoltà a causa del mancato impegno formale a ricapitalizzare e per la decisione dello stesso Governo, che ha bloccato diverse commesse per la conversione di centrali da carbone a gas il cui via libera permetterebbe all’azienda di recuperare buona parte dello scarico delle ore annunciato per il 2023 (circa 200mila ore di lavoro, già a partire dal mese di marzo, ndr)».

No a spacchettamenti

Una vicenda, prosegue, «che lascia senza parole perché non si riesce a capire per quale motivo il Governo e Cdp non abbiano ancora riconosciuto la strategicità di questa azienda, speriamo che adesso arrivi un segnale chiaro da Cdp e poi dal nuovo Governo per investire realmente nell'azienda senza fare strani scherzi e che non pensino a eventuali spacchettamenti che sarebbero inaccettabili».

Meno netta la posizione di Antonio Apa, coordinatore della Uilm liguria (la cui segreteria non ha partecipato al corteo perché, spiega il sidacalista, «impegnata al congresso della Uil nazionale»). «A mio giudizio - sottolinea - non è vero che dalla riunione con il prefetto è emerso il nulla, anche perché su uno dei punti controversi, quello della ricapitalizzazione il prefetto ha confermato il pieno coinvolgimento di Cdp, che sarà effettivo non appena si insedierà il nuovo Governo».

La replica di Cdp

La risposta di Cdp è arrivata a metà pomeriggio ma non è piaciuta ai sindacati. In una nota, Cdp ha spiegato di essere «in costante contatto con i vertici societari che stanno finalizzando un piano industriale volto a preservare e valorizzare le competenze dell’azienda».

L’azionista, poi, «riconosce il valore delle competenze tecnico-ingegneristiche di Ansaldo Energia» e afferma di monitorare «attentamente l’evolversi della situazione attuale determinata dalle conseguenze sul portafoglio ordini derivanti dalle vicende belliche internazionali».

«Sono soltanto parole vuote», ha replicato Luca Maestripieri, segretario della Cisl Liguria, di fronte alla nota stilata dall’azionista di Ansaldo Energia; e i lavoratori hanno commentato: «È il nulla. Venderemo cara la pelle». E infatti la protesta continua. l’appuntamento per domani, 13 ottobre, è alle 5,30 del mattino davanti all’azienda per un picchetto e poi è previsto un nuovo corteo.

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