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Ant Group: 3mila miliardi di domanda per l’Ipo (quanto il Pil della Gran Bretagna)

Il ramo finanziario di Alibaba ha concluso il doppio collocamento record a Hong Kong e Shanghai. Il 5 novembre l’avvio delle quotazioni

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

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La formica celeste, simbolo di Ant Group (Reuters)

Il ramo finanziario di Alibaba ha concluso il doppio collocamento record a Hong Kong e Shanghai. Il 5 novembre l’avvio delle quotazioni


4' di lettura

NEW YORK - La madre di tutte le Ipo. In Cina si è concluso il doppio collocamento di Ant Group alla Borsa di Hong Kong (da lunedì a venerdì) e a Shanghai (giovedì). Ant Group, un tempo conosciuta come Ant Financial e Alipay, al dispetto del nome Ant, formica, è la piattaforma di pagamenti digitali più grande al mondo e una fintech che concede credito, servizi assicurativi e servizi bancari a oltre 1 miliardo di utenti attivi. Costola finanziaria del colosso dell'e-commerce cinese Alibaba, che continuerà a controllare la società anche dopo la quotazione con un pacchetto di circa il 33% di azioni.

Più di Saudi Aramco

Ant Group prevede una raccolta record di 34,5 miliardi di dollari nelle due quotazioni a Hong Kong e Shanghai. Più del gigante del petrolio saudita Saudi Aramco, che a dicembre con la sua quotazione aveva raccolto 29,4 miliardi. Considerando il “dual pricing” fissato lunedì la valutazione della società potrebbe superare i 313,37 miliardi di dollari. Più di big banks Usa come Goldman Sachs e Wells Fargo.

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Il valore potrebbe essere ancora superiore una volta avviate le contrattazioni considerando le enormi richieste arrivate: la domanda di azioni Ant Group da parte dei grandi investitori istituzionali retail (anche quelli americani ed europei) ha toccato un valore di 3mila miliardi di dollari. Somma che più o meno equivale al Pil della Gran Bretagna. Il 5 novembre il via degli scambi a Hong Kong. Non ancora comunicata la data di inizio delle contrattazioni a Shanghai.

La formica-gigante dei pagamenti elettronici

Ant, una semplice app, un quadratino sul telefonino dei cinesi ogni tre mesi gestisce qualcosa come 2.400 miliardi di dollari di pagamenti via smartphone. Molto più di Paypal e Amazon messe assieme. Non esiste nessuna società al mondo come Ant Group. In Occidente pochi la conoscono. Una app che domina, più di tante banche, il mercato monetario più grande al mondo, quello cinese. Misterioso per tanti aspetti, ma sterminato e con ritmi di crescita inusuali.

Quello che sfugge in Occidente è la diffusione in Cina dei pagamenti via mobile, senza eguali in Europa e negli Stati Uniti.I giovani cinesi a Shanghai, Pechino o Shenzen non usano più monete o banconote per i piccoli acquisti. Neanche per comprare un caffè o acquistare pane e latte nel supermercato sotto casa. Con il loro smartphone scannerizzano il codice a barre QR e attivano il processo di pagamento utilizzando Alipay, la app di pagamenti di Ant, o tuttalpiù WeChat Pay, servizio di mobile payment del concorrente Tencent. Ant Group è la costola finanziaria di Alibaba, il gigante dell'e-commerce di Jack Ma.

Una app per tutti gli acquisti

La fintech cinese come si diceva ha il nome di una formica, Ant, ma è più simile a un elefante per come è diventata: 1 miliardo e 80 milioni di persone hanno affidato le loro vite finanziarie a questa applicazione, diventata il loro sportello per tutte le più disparate esigenze di denaro. Ant non è solo una app per i pagamenti degli acquisti online e nei negozi dei cinesi sotto l'ala del marchio Alipay (ramo societario valutato 60 miliardi di dollari): nel 2019 consumatori che hanno utilizzato Alipay per i loro acquisti hanno generato pagamenti per 8.700 miliardi di dollari, secondo Barclays.

Fintech a tutto tondo

I pagamenti peer to peer rappresentano la fetta più grande della torta dei ricavi della società cinese, pari a circa il 54% sul totale. Ma Ant è molto di più: Ant emette polizze assicurative. Ant presta denaro per il credito al consumo o per le piccole e medie imprese cinesi attraverso la internet bank MyBank. Ant, ancora, attraverso il servizio Sesame Credit, fornisce valutazioni sulla solvibilità dei clienti che comprano e vendono sulla piattaforma di e-commerce Alibaba. Ant infine controlla Y'ue Bao, il money market fund lanciato nel 2013, appena sei anni fa, diventato il più grande del mondo, con asset gestiti per 233 miliardi di dollari (e una “bassa qualità del credito” secondo Fitch). Su Y'ue Bao si investe a breve termine, da 24 ore al massimo a un anno, anche con piccole somme di denaro. Il servizio è gestito da Tianhong Asset Management, ed è distribuito da Ant Financial. In questi anni ha offerto rendimenti annuali da un minimo del 4% fino al 7%.

Lo strumento giusto per la nuova classe media cinese

La nuova classe media cinese ha voglia di consumi. Fa la coda per avere l'ultimo iPhone, vuole viaggiare nelle capitali europee, compra mobili di design, auto elettriche di ultima generazione, abiti griffati. E si indebita senza troppi problemi. Il volume del credito al consumo in Cina negli ultimi tre anni è aumentato di oltre 35 volte. Gran parte delle società cinesi attive su Internet ha delle divisioni dedicate al credito al consumo e al micro-credito: Ant Financial ha oltre il 60% del mercato cinese del credito al consumo.

Ant Group è una delle maggiori beneficiarie dell'era cinese della “deregulation” che ha caratterizzato la crescita impetuosa delle startup tecnologiche. Jack Ma nel 2010 ha deciso lo spin off da Alibaba del suo ramo finanziario, lasciando fuori gli investitori esteri della prima ora della sua società, come Yahoo! e Softbank. La parabola ascendente della formica Ant ha modificato il modo con cui 1,4 miliardi di cinesi spendono, chiedono prestiti e risparmiano. Il governo cinese negli ultimi tempi è corso ai ripari per cercare di controllare i rischi sistemici, e prevenire che la crescita record del debito al consumo e del debito societario possano far naufragare l'economia della seconda potenza mondiale. «Ant è diventata troppo grande per fallire», ha detto Dong Ximiao docente alla Renmin University di Pechino. Come le banche americane ai tempi della crisi subprime: “too big to fail”. Ora con la quotazione i suoi valori saliranno alle stelle.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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