quotazione sospesa

Ant Group, per l’Ipo possibile uno stop di sei mesi

Lo shock per il no alla maxi quotazione. Per Jack Ma salasso da 3 miliardi di dollari

di Alberto Annicchiarico

(Afp)

2' di lettura

Sei mesi. Tanto potrebbe dover attendere Jack Ma per potere ritentare lo sbarco in Borsa con il suo colosso del fintech cinese Ant Group. Certezze non ce ne sono, l’indiscrezione anonima è apparsa sul portale di news QQ.com. Per ora di sicuro c’è soltanto lo shock dell’intero mondo finanziario. Dai piccoli ai grandi investitori ai consulenti legali (che restano a bocca asciutta perché l’Ipo più grande della storia - 34,5 miliardi di raccolta e tremila miliardi di dollari di domanda - non è andata in porto) tutti sono ancora increduli per un’operazione bloccata da Pechino a poche ore dal debutto sui listini di Shanghai e Hong Kong. «Avventata», l’ha definita il principale regolatore finanziario. E con buona probabilità, nulla sarà come prima.

Ridimensionamento al prossimo tentativo?

La sfida lanciata all’establishment dall’ex insegnante di inglese cofondatore dell’e-commerce Alibaba (attraverso cui detiene il 33% di Ant Group), il miliardario Ma - che martedì ha visto ridursi la sua fortuna di circa 3 miliardi di dollari (causa lo scivolone delle azioni Alibaba) - ha prodotto una repentina stretta regolatoria. In base alla bozza di regole appena pubblicata, gli istituti di credito online in Cina dovrebbero accumulare più del proprio capitale per effettuare prestiti, il che dovrebbe danneggiare il modello di business del microlending di Ant. Basti pensare che nella prima metà dell’anno proprio i prestiti online hanno rappresentato il 40% dei ricavi. In più le controllate Huabei e Jiebei, non sarebbero più autorizzate a vendere prodotti di gestione patrimoniale. Inevitabile pensare che al prossimo tentativo la dimensione della Ipo possa essere ridimensionata. E che, secondo Andrew Batson, di Gavekal Research, per tornare sul mercato la formica di Ma debba apportare cambiamenti sostanziali alla sua organizzazione e al modello di business.

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Bisognerà vedere fino a che punto lo Stato ai suoi massimi livelli vorrà avere ragione di un imprenditore che si è spinto a dominare il mercato dei prestiti online (alzando un po’ troppo le commissioni) denunciando il rischio di freni all’innovazione e l’«assenza di un ecosistema finanziario».

La versione ufficiale dei regolatori è che le banche che utilizzano sempre più micro-lender o piattaforme tecnologiche di terze parti, come Ant, espongono a un aumento del rischio di default e a un deterioramento della qualità dei prestiti. Lapidario Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Esteri: «(La sospensione) è una decisione presa per salvaguardare meglio la stabilità del mercato dei capitali e proteggere i diritti e gli interessi degli investitori».

Per approfondire

Ant, la formica cinese diventata l'elefante del credito

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