big tech sotto tiro

Ant Group, lo scontro con Pechino è costato 150 miliardi

Secondo le stime degli analisti il valore della società di credito al consumo e pagamenti online si è praticamente dimezzato in due mesi. Allo studio la trasformazione in una holding soggetta alle restrizioni delle banche ordinarie

di Al.An.

(Afp)

2' di lettura

Due mesi di scontro frontale con le autorità di vigilanza e la Banca popolare cinese, l’istituto centrale di Pechino, sarebbero costati il 50% della valutazione di Ant Group, la fintech controllata dal gigante dell’e-commerce Alibaba, creato dal miliardario Jack Ma. Il valore di Ant, da settimane nel mirino delle autorità e spinta a un repentino cambio di governance oltre che a un ritorno al business originario di provider di servizi di pagamento, potrebbe scendere - secondo le stime di Francis Chan, analista di Bloomberg Intelligence a Hong Kong - al di sotto di 153 miliardi, dove si trovava due anni fa dopo un round di raccolta fondi. Ai primi di novembre, quando le autorità di Pechino, sotto la guida dei massimi livelli politici, avevano improvvisamente sospeso (forse per sei mesi) la quotazione di Ant a Hong Kong e Shanghai, il mercato attribuiva alla fintech da 730 milioni di utenti al mese un valore di oltre 300 miliardi di dollari.

E adesso? Le ultime indiscrezioni dicono che la banca centrale non pretenderebbe più la fine di Ant quanto una profonda revisione delle attività legata a un tempistica stringente. Così la società di Hangzhou una volta nota come Alipay (la più grande piattaforma di pagamenti elettronici in Cina) sta progettando di trasformarsi in una holding che potrebbe essere regolata più come una banca soggetta a maggiori restrizioni di capitale, mettendo di conseguenza un freno la crescita delle sue unità più redditizie. Nella holding verrebbe spostata qualsiasi unità che necessiti di una licenza finanziaria. Non c’è ancora nulla di definito e deciso, hanno chiarito le fonti a Bloomberg. E Ant ha rifiutato di commentare.

Loading...

Le operazioni che Ant sta cercando di inserire nella holding includono servizi di gestione patrimoniale, prestiti alla clientela retail, assicurazioni, pagamenti e MYbank, un prestatore online di cui la società è maggiore azionista. Il fatto che le autorità si limitino a esigere un ridimensionamento del colosso dei pagamenti tech che ha sfidato il sistema bancario tradizionale e non vogliano arrivare al punto di portare Ant alla chiusura «significa che la Cina sta ancora cercando di incoraggiare il consumo interno e ha bisogno di piattaforme come Ant per sostenere il credito al consumo» purché l’indebitamento non sia eccessivo, ha commentato Wang Zhen, analista di UOB-Kay Hian Holdings.

Il mercato ha letto positivamente questi sviluppi. SoftBank è salita in Borsa del 4,5%, il massimo in più di due settimane. Alibaba è cresciuta del 5,7% a Hong Kong, il massimo dal 5 novembre, dopo il -8% della vigilia. La società giapponese è il maggiore azionista di Alibaba, che controlla Ant.

Per approfondire

Pechino, l'Antitrust assedia Alibaba & co.

Leggi il servizio

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti