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Antares Vision, la matricola dell’Aim sogna una Silicon Valley italiana con l’aiuto di Barilla

di Matteo Meneghello


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4' di lettura

«Quella? È la nostra music room: l’amministratore delegato suona con altri colleghi in un gruppo progressive, e a fine giornata ci sono le prove. La stanza è a disposizione di tutti i dipendenti». È anche da dettagli come questi che Antares Vision (sviluppa sistemi di ispezione e tracciabilità per l’industria farmaceutica) appare come un’azienda diversa. L’area industriale di Travagliato, alle porte di Brescia, non è la Silicon Valley, ma l’amministratore delegato Emidio Zorzella sogna di fare della sua creatura un catalizzatore, creando qui un distretto hi tech per l’intera filiera. Per ora Antares Vision, pochi mesi prima del suo approdo all’Aim lo scorso aprile, ha catalizzato l’interesse di investitori industriali (Guido Barilla ed altri, che con il veicolo Sargas hanno rilevato il 15% del capitale, interessati a replicare il modello di successo del pharma nelle rispettive filiere di riferimento) ed è di certo un modello di alterità nel panorama manifatturiero italiano: lo è nel business, ma soprattutto nella maturità con cui è riuscita fino a oggi a sfruttare tutte le occasioni di finanziamento e di crescita, vitali per un gruppo di ricercatori-imprenditori lontani dal tradizionale modello capitalistico-famigliare italiano. Un percorso che entro due anni dovrebbe sfociare, nelle intezioni dei vertici, nell’approdo al listino principale.

«Siamo partiti con un capitale sociale di diecimila euro, interamente versato» ricorda Zorzella. Poi siamo cresciuti, ma abbiamo sempre pensato che l’indipendenza fosse un plus, e per questo non abbiamo mai ceduto alle lusinghe di grossi player, a differenza di alcuni nostri competitor che sono stati acquisiti e integrati, perdendo risorse-chiave. Questo ha avvantaggiato una realtà come la nostra, che ha il vantaggio di una maggiore focalizzazione».

L’azienda è stata fondata nel 2007, ma la presa di coscienza è del 2011, quando le soluzioni targate Antares Vision conquistano la maggioranza del parco macchine installato in Turchia, paese pilota per le nuove normative adottate per sicurezza e tracciabilità del settore farmaceutico. «Nel 2012 abbiamo deciso di aprire il capitale - spiega l’ad -, abbiamo selezionato con cura i nostri interlocutori, e ci siamo affidati al Fondo italiano di investimento, una realtà istituzionale con una visione a lungo periodo. Quel supporto ci ha permesso di investire in questa sede e di gettare le basi per il radicamento internazionale con la costruzione delle altre sedi di Antares Vision nel mondo». Nel 2017 l’altra svolta: i soci riacquistano le quote versando 40 milioni di euro («ci è voluta forza» spiega Zorzella). L’altro passaggio finanziario di rilievo è dell’anno successivo, con l’ingresso nel capitale (con una quota del 15%) di Sargas, un veicolo ad hoc costruito da Guido Barilla insieme ad altri soci. «Nel team - spiega Zorzella - ci sono manager dell’alimentare, del beverage, della cosmesi e del lusso, italiani ed internazionali». Si tratta delle filiere verso le quali è prevedibile approderà il business di Antares Vision, il cui fatturato oggi è ancora legato per il 90% al pharma. «Barilla - spiega Zorzella - ha condiviso la nostra visione, e la fiducia di questi investitori ci dice che quella che stiamo percorrendo è la strada giusta».

Antares Vision (oggi fattura 119 milioni per un ebitda di 33,5 milioni) è passata in pochi anni dall’autofinanziamento al percorso Elite di Borsa italiana, fino all’approdo nell’Aim. «È stato un percorso ben strutturato - spiega l’ad -, la spac di Mediobanca è un veicolo istituzionale che ci ha permesso di irrobustirci sul business e di incontrare investitori italiani e internazionali. Siamo stati trattati come un Ipo vera». Il prossimo passo è la quotazione sul mercato principale: «entro 24 mesi, credo, andremo sul listino principale» assicura Zorzella, che non chiude la porta neppure alla possibilità di quotarsi, in futuro, anche su altre piazze fuori dall’Italia.

Per i dividendi invece bisogna aspettare ancora. «In questa prima fase abbiamo raccolto denaro - spiega l’amministratore delegato -, ora siamo concentrati sugli investimenti. Il tema della remunerazione non è ancora stato affrontato, ma immagino che in futuro lo sarà, è una normale evoluzione». Sul piano degli investimenti, l’azienda auspica di essere un punto di riferimento per altri player, magari di taglia ridotta. «Il nostro mercato è frammentato - spiega -, giovane, ma per molti player c’è il rischio di non riuscire a superare le barriere all’ingresso. Vogliamo essere un punto di riferimento in grado di dare opportunità a questi team, imprenditori e startupper. Per noi invece queste eventuale partecipazioni possono costituire un’opportunità per accelerare l’ingresso in altri mercati, bypassando il nostro percorso naturale di crescita che da qualche anno ci ha permesso di integrare a valle la nostra offerta di sistemi di ispezione, fornendo servizi di assistenza ed elaborazione dati». E pazienza se, soprattutto nel mondo della gestione dei dati, gran parte del know how e delle competenze è radicato in altre aree del mondo. «Abbiamo aperto un centro ricerca a Galway, in Irlanda - spiega l’ad - perchè lì ci sono tutti, da Google ad Amazon. Non escludiamo la possibilità di radicarci in futuro anche nella Silicon valley, ma il vero sogno sarebbe replicare quel modello qui, creando un polo tecnologico italiano in grado di aggregare e servire un’ampia area di clienti».

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